In tre mesi, camminando, non ingozzandomi di pasta, pane, pizze, schifezze, calo 10 kg.

Riesco a provarmi la glicemia in un minuto; riesco a calcolare tempi e spazi. CAMBIO, malgré moi. Mi ribello ancora, ma sempre più debolmente: pigolo sempre più piano.

E succede una cosa strana. A VOLTE, STO MEGLIO. Riesco a camminare più a lungo, anche se mi scoccia sempre e maledettamente, il mettere un piede davanti all’altro, come se fosse una perdita di tempo.

Non mi altero più di tanto, ormai, quando sono invitata a cena e con un sorrisetto sghembo dico: “No, grazie” a quello che so può essermi nocivo.

Avete mai notato come i perfidi falsi amici, in queste occasioni, tendono ad invogliarti, insistono, vogliono farti cedere, buttandoti nel piatto squisitezze proibite? Riesco a guardare chi divora dolci (DIOOOOOOOOO…come mi mancano i dolci!!!) e a non soffrire eccessivamente.

A quattro giorni dal primo controllo, una strana ricaduta. Fatta l’obbligatoria vaccinazione anti influenzale, mentre sono per strada, la testa mi diventa un pallone vuoto, l’asfalto fa fiocchi annodati e rischio di spalmarmi sul terreno. Cosa accade? Semplicemente alti e bassi della glicemia e della pressione.

Ed arriva il grande giorno del controllo. Solo all’ultimo momento ritrovo la documentazione che avrei dovuto tesaurizzare. Accatastata sul divano, tra altri fogli: segni evidenti di incuria e rabbia, direbbe Freud.

Quattro giorni prima, mi ricordo di dover fare le analisi e, nonostante la collaborazione di amici preziosi, le analisi non sono pervenute…vado lo stesso.

La brutta, triste struttura del luogo del controllo è compensata dalla gentilezza del personale. Come sempre, l’umano sa rendere gradevole anche il disumano.

Medito sul fatto di non avere avuto notizia, alla partenza di questo strano viaggio, del dover tornare all’ASL, ogni anno, per rinnovare il bollo da diabetica, onde avere striscette ed aghi.

Questo significa che c’è speranza di guarigione? Che non è cronica come mi avevano assicurato? O è solo uno svarione burocratico? Mi chiedo quante cose ancora non so. Le scoprirò, certo, in prima persona. Strategie e percorsi.

Tra poco, entrerò nella stanza, stringendo il libretto maculato. Mille domande in testa ed una piccola certezza: ho fatto quello che mi era stato chiesto. Chi vivrà vedrà.