L’ultimo piano di un’antica dimora, ormai ad altri usi adibita, pare che si presti a preludere alla dimensione dell’oltretomba. Alla sede della “Pro Loco” di Tremosine, frazione Pieve, la coincidente ubicazione del cosidetto “Must”, ospita il locale museo della Grande Guerra, non precludendo che, all’ultimo piano, di questa vetusta palazzina, si possa fare quest’altra curiosa scoperta, rispetto a tutta un’efficace dinamica visiva.

Dopo aver visitato le sezioni esplicative di come sia stata combattuta la Prima Guerra mondiale, fra le alture gardesane nell’immediato entroterra del bacino lacustre, un tempo terra di confine innanzi al blocco avversario, contrapposto alle linee italiane, le varie stanze, al termine ultimo delle scale da poter percorrere per completare la visione di quanto approntato sul posto, corrispondono ad un forte richiamo locale, per un progetto culturale, svelato mediante la riproduzione fotografica di una fitta schiera di personaggi della zona, nel frattempo trapassati, nella loro rispettiva e capillare definizione particolare.

Dismessi i panni militari, accantonati gli ambiti cartografici delle azioni belliche, pure esemplificate, fra l’altro, nell’allestimento della mostra, da copricapi e da elmetti di soldati, come pure da altra documentazione storica, connessa ai contesi scenari, il contesto umano è, qui, invece, rappresentato da una nutrita selva di persone, accomunata dagli abiti civili indossati, secondo il piglio caratteristico esercitato dai ritratti fotografici, prodotti in bianco e nero con i quali sono presentati, per il tramite di gigantografie, erette nei totem realizzati, rispettivamente evocativi di ciascuna di queste esistenze, realmente vissute in questo territorio, fra le file delle generazioni autoctone, apparse, lungo lo strascico allora ancora incombente dell’Ottocento, nel primo Novecento.

In questo modo, si incontrano vari antenati degli attuali abitanti di Tremosine, con tanto di nome e di cognome, specificati in calce alla notevole immagine fotografica che, di ciascuno di essi, reca il composito racconto visivo, esplicitato nella loro autentica espressione.

Rara possibilità, per una comunità, il potersi presentare attraverso la disponibilità di fotografie d’epoca, esclusivamente dedicate ai suoi esponenti del tempo andato, con la dovizia dei riferimenti identitari per il loro preciso riconoscimento, tanto che, in un’apposita sezione di questa articolata esposizione, sono pure allestiti alcuni altri ritratti fotografici, invece, senza nome dei quali se ne richiede, dando la possibilità, di un’effettiva collaborazione, del contribuire a fornirne l’identificazione.

Queste immagini impattanti, quasi a grandezza naturale, stante pure il fatto della loro singola ed ingente mole posta in verticale, richiamano alla memoria anche certi giorni lontani di quando, per raggiungere la frazione Pieve di Tremosine, si percorreva un ripido e tortuoso sentiero roccioso, sviluppato a strapiombo della parete di montagna pendente sul lago, lasciando anche immaginare, tra la sequenza, fitta ed intensa, di questi personaggi, altra peculiarità di ardui frangenti ora superati, nella fattispecie dell’avvenuta emigrazione in America, con particolare meta la città statunitense di North Adams, non per nulla istituzionalmente gemellata, nel frattempo, con il Comune di Tremosine.

Un legame, con questi concittadini, discendenti transoceanici dei gardesani bresciani di questo picco sul lago più grande d’Italia, avviene anche attraverso l’esposizione, in efficaci immagini fotografiche degli abitanti di allora, transitati nella dimensione dell’aldilà dalla quale sembra promanare l’eco di un significato maggiorato nella sagoma di ogni testimone storico individualizzato, per l’implicita persistenza di un tratto di storia catturato nella esemplificazione, faccia a faccia, che vi si incontra, in un contesto dedicato.

Come dettaglia il sussidio divulgativo, allestito per la presentazione di questa mostra: “Questi pannelli sono una piccola parte della mostra fotografica “il ‘900 a Tremosine volti e storie di vita. Spazio culturale affettivo della comunità per la comunità”.

Mostra da tempo visitabile, nel circuito espositivo dove è stata collocata, esprimendovi, ad effetto, un risalto specifico, nel circostanziarvi il frutto di un pregresso ritrovamento, costituito da numerosi vetrini fotografici, valorizzati, al fine del perseguimento del risultato raggiunto negli interessanti termini iconografici della raggiunta iniziativa menzionata, per la cura di Clara Pilotti, con la collaborazione di Laura Morandi ed il contestuale supporto, in tal senso, dimostrato dalle famiglie di questa amena località benacense, raccolta, a proprio modo, in una sorta di nido tra le rocce, sospeso fra il cielo e lo specchio del suo lago.