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Parma. I corpi sono come le tele degli artisti. Accolgono forme e colori. Poi si mostrano e parlano. Il loro è un linguaggio forte e antico, è la mostra fotografica “Tribes, the last breath on earth”, programmata da tempo e finalmente visitabile fino al 30 agosto, al Museo d’Arte Cinese ed Etnografico.

Il Museo dei missionari Saveriani da tempo è impegnato a salvare le culture nate prima della moderna tecnologia, cresciute nell’isolamento, mai contaminate e ora violentate e disperse. E il matrimonio con il fotografo Arturo Delle Donne era quindi inevitabile. “Io amo indagare la diversità culturale, una diversità che lentamente e silenziosamente scompare” – ha affermato l’artista –“. Così è nata questa mostra.

Attraverso i disegni sulla pelle, gli uomini hanno trasmesso per millenni preziose informazioni: l’appartenenza a una tribù, il rango sociale, la volontà di attaccare il nemico, l’imminenza di un “matrimonio” o di un’iniziazione, un sentimento profondo come il lutto o semplicemente la propria identità.

Il progresso, che, incauto, può soffocare grandi elementi di intere civiltà, sta cancellando dal pianeta, insieme a tante lingue e modi espressivi, questa nobile forma di linguaggio corporale. Già a inizio ‘900 il grande antropologo Bronislaw Malinowski parlava di etnografia di salvataggio ponendo l’accento sulla necessità di documentare tutte quelle usanze che, si intuiva, sarebbero andate disperse.

L’artista recupera potenti stilemi tribali da Papua Nuova Guinea, Amazzonia, Australia, Etiopia, Perù, Burkina Faso, Nuova Caledonia, riproducendoli con scrupolo e precisione sui volti di studenti, operai, giovani laureati, gente presa a prestito dalla quotidianità di massa occidentale. “In questo progetto – spiega – ho utilizzato un tipico stile fashion della fotografia per sottolineare l’analogia che c’è tra il vestirsi per il mondo occidentale ed il truccarsi per le popolazioni indigene”.

“Non è un caso – racconta Padre Alfredo Turco, direttore del Museo d’Arte Cinese ed Etnografico – che le immagini di Delle Donne, saranno esposte in uno spazio contiguo alla mostra ancora allestita ‘Mode nel mondo’, oltre che nel nostro spazio dedicato alla collezione permanente, a testimonianza della nostra centenaria missione volta a custodire e valorizzare le culture extraeuropee”.

“È significativo – suggerisce Chiara Allegri, vice direttrice del Museo e curatrice della mostra – che nel momento in cui i corpi delle tribù vengono ridotti al silenzio, nel nostro mondo l’Uomo vada riscoprendo il linguaggio del corpo come strumento per comunicare con gli altri. Quasi un macabro paradosso. Mentre i popoli che da secoli praticano la pittura corporale, l’inserimento del disco labiale, body piercing e body modification si stanno estinguendo, nella società occidentale queste antiche pratiche vengono scoperte e fatte proprie senza conoscerne le origini. Tatuaggi e piercing sono gli eredi di ‘parole antiche’. Le parole dipinte”.