Greenpeace lancia l’allarme per il piano di trivellazioni nell’Adriatico varato dal governo della Croazia e scrive una lettera al ministro degli Esteri Paolo Gentiloni e per competenza anche ai ministri Galletti e Guidi. L’associazione ambientalista famosa per le sue battaglie nei mari del mondo è da tempo che si batte per futuro sempre meno dipendente dai combustibili fossili.grennpeace 1

Dichiarano gli attivisti di Greenpeace “Multinazionali energetiche e governi ci raccontano che carbone, petrolio, gas e nucleare sono necessari e sicuri, ma la verità è una sola: provocano guerre, inquinamento, malattie e una moltitudine di costi per i cittadini. Basta, è giunto il momento di voltare le spalle alle fonti fossili! Come cittadini è nostro diritto e dovere chiedere per l’Italia e l’Europa un futuro pulito e sicuro.”

Questa volta le trivelle sono difronte a “casa nostra” con il pericolo di giocarci qualche disastro ambientale nel mare che dividiamo con i nostri dirimpettai croati. La Croazia non si accontenta di qualche piattaforma per l’estrazione, ma sta avviando un piano di sfruttamento intensivo delle sue risorse nazionali di idrocarburi proprio nel mare Adriatico, nei giacimenti di gas e petrolio presenti sotto i fondali croati. A quanto riferito il governo ha approntato un piano e le prime procedure per l’assegnazione dei diritti di ricerca in questa aree sono già state espletate, con l’assegnazione di dieci concessioni a cinque compagnie.greenpeace

Così Greenpeace ha pensato, per ora, di scrivere e sollecitare il Governo italiano e invita a firmare la petizione lanciata da tempo per la “Dichiarazione di indipendenza dalle fonti fossili”.

 Ecco il contenuto della lettera che Greenpeace ha inviato al Governo:

Abbiamo chiesto al Governo di intervenire sui piani della Croazia: è un nostro diritto! Le trivelle offshore in Adriatico non ci piacciono affatto, per questo abbiamo scritto al ministro degli Esteri Paolo Gentiloni e per competenza anche ai ministri Galletti e Guidi, sollecitando il Governo a chiedere alla Croazia di essere consultato e incluso nella Valutazione Ambientale Strategica in corso sui piani di sfruttamento di gas e petrolio nell’Adriatico.

In che modo? E’ presto detto: il nostro Paese potrebbe infatti avvalersi dei meccanismi
previsti dalla Convenzione di Espoo dell’UN/ECE sulla valutazione dell’impatto ambientale in un contesto transfrontaliero… in altre parole, esigere dalla Croazia un diritto di consultazione.

Il governo di Zagabria ha infatti deciso di avviare un piano di sfruttamento dei fondali, suddividendo ben il 90% della superficie marina adriatica croata in 29 “blocchi”.
Le prime procedure per l’assegnazione dei diritti di ricerca in questa area sono già state espletate – nonostante la Valutazione Ambientale Strategica (VAS) non si sia ancora conclusa – e sono già state assegnate 10 concessioni a cinque compagnie, tra cui l’ENI.

Il piano del governo di Zagabria, che vorrebbe trivellare praticamente la totalità del suo mare, è lacunoso dal punto di vista ambientale e potenzialmente disastroso per uno spazio chiuso come l’Adriatico.

Vogliamo davvero assistere alla creazione di un Texas a poche miglia dalle nostre coste?
Noi abbiamo tutt’altra idea di futuro per il nostro mare e per le nostre comunità costiere, e, soprattutto, abbiamo il diritto (e il dovere) di farci sentire.”

 

Valerio Gardoni
Giornalista, fotoreporter, inviato, nato a Orzinuovi, Brescia, oggi vive in un cascinale in riva al fiume Oglio. Guida fluviale, istruttore e formatore di canoa, alpinista, viaggia a piedi, in bicicletta, in canoa o kayak. Ha partecipato a molte spedizioni internazionali discendendo fiumi nei cinque continenti. La fotografia è il “suo” mezzo per cogliere la misteriosa essenza della vita. Collabora con Operazione Mato Grosso, Mountain Wilderness, Emergency, AAZ Zanskar.