Cremona. Venerdì 13 gennaio, nell’anniversario della nascita di don Primo Mazzolari, una delegazione delle Acli e altre associazioni ricordano la figura di carismatica e profetica di sacerdote,  partigiano, paladino della pace.

A quasi 120 anni dalla nascita don primo Mazzolari fa parlare di se, le sue idee e la sua vita oltrepassano i secoli della storia moderna e rimangono uno stimolo alla ricerca della pace. Era nato nel lontano 1890 a Santa Maria del Boschetto, una frazione di Cremona, fu ordinato sacerdote a Verolanuova, per me è stato negli anni dell’adolescenza “solo” il nome della scuola che frequentavo malvolentieri sino a quando ho sfogliato uno dei suoi scritti: “Il Compagno Cristo” un’opera che ha suscitato polemiche per anni e fa storcere il naso ancora oggi a molti benpensanti, quasi un secolo dopo.d-primo-col-nipotino-sett-small

Venerdì 13 gennaio si troveranno alle 16,30 davanti alla chiesa parrocchiale del Boschetto per recarsi alla cascina dove è nato don Primo. Lì, don Antonio Agnelli, teologo ed altri rappresentati di associazioni rievocheranno il TU NON UCCIDERE per delegittimare tutte le guerre in corso che fanno il mondo a pezzi e non risolvono i problemi.

Alle ore 17,30 poi, presso la sede provinciale delle Acli di via Massaia seguirà l’incontro: “Il commercio delle armi, la denuncia di papa Francesco e le nostre responsabilità.” Interverranno la presidente Acli Carla Bellani e don Agnelli. Queste iniziative si pongono in continuità con la marcia della pace di Capodanno a Bologna a cui le Acli Cremona hanno partecipato e che aveva come tema “La nonviolenza  stile di una politica per la pace”.

Di lui Paolo VI° disse: – aveva il passo troppo lungo e noi si stentava a tenergli dietro. Così ha sofferto lui e abbiamo sofferto anche noi. Questo è il destino dei profeti –

Anni difficili vissuti a pieno delle proprie idee fanno di don Primo un esempio di fede e fedeltà alla pace, alla giustizia e al coraggio, quel coraggio dimostrato sempre anche quando in palio c’era la vita, anche quando una notte d’agosto del 1931 s’affaccia alla finestra della sua canonica al richiamo del suo nome e gli sparano tre colpi di pistola che lo mancano per poco. Era il tempo della violenza, della dittatura, delle camice nere che don Primo osteggia sin dall’inizio, sin dal 25’ quando si rifiuta di cantare il Te Deum per il fallito attentato al Duce, opposizione pacifica a oltranza che farà di lui un eroe per molti giovani partigiani.don primo mazzolari

Arrestato e poi rilasciato dopo l’otto settembre è costretto a entrare in clandestinità sino alla liberazione, per non finire per mani fasciste come don Minzoni. Dopo guerra nel 1949 fonda il quindicinale Adesso nel quale canalizza tutto il suo impegno, lancia la difesa dei diritti dei salariati agricoli della sua terra, ma guarda anche ai “lontani”, è un prete del popolo che obbietta sugli atteggiamenti accomodanti della stessa chiesa, è un prete scomodo e disturbatore della quiete ecclesiale, un partigiano per sempre.

Che fa di don Primo Mazzolari un prete di frontiera, un uomo scomodo anche per la stessa chiesa sono le sue idee, il suo essere vicino ai poveri con un pensiero politico nel vero senso del termine e la sua ostinazione alla pace: – Un cristiano deve fare la pace anche quando venissero meno “le ragioni di pace”. Al pari della fede, della speranza e della carità, la pace è vera beatitudine quando non c’è tornaconto né convenienza né interesse di pace, vale a dire quando incomincia a parere una follia davanti al buon senso della gente “ragionevole”-

Nel suo libro “Tu Non Uccidere,”, la forza interiore che riesuma il pensiero cristiano nella sua forma autentica, denuncia già nel 1955 la “dottrina della guerra giusta” che inizia a minare la pace mondiale con il benestare tacito e l’omertà di quella parte del mondo che per placare la sete di energia giustifica ogni mezzo, anche la guerra. Non è ancora finita.

 

Valerio Gardoni
Giornalista, fotoreporter, inviato, nato a Orzinuovi, Brescia, oggi vive in un cascinale in riva al fiume Oglio. Guida fluviale, istruttore e formatore di canoa, alpinista, viaggia a piedi, in bicicletta, in canoa o kayak. Ha partecipato a molte spedizioni internazionali discendendo fiumi nei cinque continenti. La fotografia è il “suo” mezzo per cogliere la misteriosa essenza della vita. Collabora con Operazione Mato Grosso, Mountain Wilderness, Emergency, AAZ Zanskar.