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Brescia – Entro il 2016 gli ospedali, come gli Spedali Civili di Brescia, che hanno una Breast Unit, ovvero un servizio che si occupa specificatamente di tumore alla mammella, dovranno essere accreditati. Negli ultimi anni alcuni studi hanno dimostrato che il modello organizzativo della Breast Unit può essere determinante per il percorso della malattia. Sia dal punto di vista medico che psicologico.

Ne abbiamo parlato con la dottoressa Edda Lucia Simoncini che dal 2010 è referente per l’Unita’ Dipartimentale del Dipartimento Oncologico Bresciano (DIPO) per il carcinoma della mammella, nonché autrice e coautrice di oltre 90 pubblicazioni nazionali ed internazionali in ambito oncologico e professore a contratto di Oncologia al Corso di Laurea in Ostetricia, dell’università di Brescia.

La breast unit è una novità in ambito sanitario, entro il 2016 tutti gli ospedali dovranno essere accreditati. Ci illustra cos’è una BU?
Una BU o Unità Multidisciplinare di Senologia, rappresenta una nuova modalità di approccio alla cura della patologia mammaria, sia benigna che maligna. E’ formata da tutti gli specialisti, dedicati in modo preminente od esclusivo, alla cura delle malattie della mammella.

Questi interagiscono tra loro attraverso regolari incontri multidisciplinari durante i quali si discute collegialmente dei singoli casi che afferiscono all’unità senologica. In tal modo si organizzano sia la fase diagnostica che quella terapeutica personalizzata per ogni singola paziente.

Lo scopo di tutto questo è quello di fornire alla donna, posta al centro della attività stessa, percorsi diagnostico assistenziali rapidi e coordinati che permettano di giungere in breve tempo alla corretta diagnosi della malattia e al suo trattamento sia medico che chirurgico, nonché alla riabilitazione. Vengono inoltre considerati tutti gli aspetti psicologici, ereditari ed estetici che possono presentarsi nella donna colpita da tumore al seno.

Deve poi essere sottolineato che l’obiettivo delle BU, come previsto dalle linee guida europee (EUSOMA), è quello di garantire a tutte le donne affette da tumore del seno l’accesso alle cure più efficaci che siano rispettose delle linee guida nazionali ed internazionali, ovvero una offerta sanitaria elevata che ottimizzi le risorse, a favore di una migliore qualità di vita e sopravvivenza.

Qual è la differenza che incontra una donna curata in una b.u. rispetto ad una curata in una “vecchia” struttura senologica?
Negli ospedali dove non è organizzata una BU, la donna deve interagire con medici operanti in diverse strutture che si occupano generalmente di varie patologie tra cui anche di malattia della mammella, e deve organizzare da sola le diverse visite necessarie.

Nell’unità multidisciplinare di senologia operano medici specialisti in campo senologico. Una donna che si rivolge e si affida ad una breast unit viene accompagnata nelle varie tappe del percorso di diagnosi e cura in maniera tale da incontrare via via i vari specialisti necessari per il trattamento.

Inoltre studi pubblicati nel 2012 hanno dimostrato che questo modello organizzativo è in grado di migliorare la sopravvivenza delle pazienti oncologiche e di garantire una miglior qualità erogata e percepita.

In questi ultimi anni abbiamo assistito ad un aumento di incidenza dei tumori della mammella. Quali sono le cause? (ambiente, alimentazione…)
Difficile definire con precisione le cause. Conosciamo i principali fattori di rischio del tumore alla mammella che sono:

età: il rischio diviene maggiore con l’aumento dell’età

storia personale di tumore al seno: un precedente tumore a una mammella aumenta il rischio di sviluppare un altro tumore.

predisposizione familiare: casi di tumore in famiglia

fattori ereditari: soprattutto le mutazioni di alcuni geni (errori di “trascrizione” del codice genetico), come i geni BRCA di tipo 1 (BRCA1) e di tipo 2 (BRCA2), che aumentano il rischio di tumore al seno e alle ovaie

esposizione alle radiazioni

obesità, soprattutto dopo la menopausa

menarca (prime mestruazioni) precoci, prima degli 11 anni e menopausa in tarda età, dopo i 55 anni

prima gravidanza dopo i 35 anni

terapia ormonale sostitutiva per trattare i disturbi della menopausa, durante l’assunzione. Il rischio ritorna a livelli della popolazione dopo la sospensione.

Verosimilmente abuso di alcol

Obesità

Ricordiamo però che vi sono abitudini personali che possono influenzare l’incidenza di tumore della mammella riducendola. Queste spono l’esercizio fisico regolare, il controllo del peso e l’astensione o comunque  l’assunzione moderata di alcol.

Uno stile di vita corretto potrebbe evitare la comparsa di circa un caso di cancro su tre. La prevenzione quindi dipende anche da noi stessi.

Per contro sono aumentate le % di sopravvivenza. Quanto hanno inciso le campagne di sensibilizzazione alla prevenzione e quanto invece l’evoluzione delle terapie applicate?
Sì, le percentuali di sopravvivenza e quindi di donne guarite dopo una diagnosi precoce di tumore della mammella, sono decisamente aumentate e mantengono questa tendenza.   I fattori che hanno portato a questo sono molteplici.

Sicuramente è fondamentale la diagnosi precoce effettuata con lo screening. Altrettanto significativi sono i progressi avvenuti per l’introduzione di nuovi farmaci sempre più specifici, per l’uso di tecniche radioterapiche sempre più aggiornate. Sono inoltre sempre più dettagliate le informazioni che ci fornisce il Patologo su ogni singolo tumore esaminato e questa è la base su cui ci si muove per definire terapie mirate.

In questi ultimi tempi si è parlato molto del caso di A. Jolie, che di fronte ad una probabilità del 60% di ammalarsi di tumore al seno è ricorso alla mastectomia profilattica. Cosa ne pensa? La suggerirebbe alle sue pazienti?
L’identificazione di una mutazione genetica ereditaria, quali BRCA 1 e BRCA2, portano ad un aumentato rischio di sviluppare tumore della mammella e dell’ovaio.

Ad ogni donna che riceva questo tipo di informazione deve essere data la possibilità di discutere le varie opzioni terapeutiche: dai controlli personalizzati fino alla chirurgia profilattica. Non esiste la scelta giusta, uguale per tutte le donne.

Il gruppo di specialisti che si occupano di questa problematica, genetista, oncologo, chirurgo senologo, ginecologo, psicologo, aiutano la donna a comprendere al meglio la problematica, così da poter effettuare la scelta migliore per lei.

Per concludere a quali esame strumentali è bene sottoporsi e con quale frequenza?
Oggi disponiamo di strumenti efficaci per la diagnosi precoce del tumore del seno, primo tra tutti la mammografia, affiancata da ecografia e risonanza magnetica.

La prevenzione è fondamentale perché individuare un tumore ancora molto piccolo aumenta notevolmente la possibilità di curarlo in modo definitivo, ma è importante scegliere lo strumento più adatto.

Tra i 20 e i 40 anni generalmente non sono previsti esami particolari, se non una visita annuale da un medico esperto.

Solo in situazioni particolari, per esempio in caso di familiarità o di scoperta di noduli, è possibile approfondire l’analisi con una ecografia. La mammografia non è raccomandata perché la struttura troppo densa del tessuto mammario in questa fascia di età renderebbe poco chiari i risultati. Qualora il radiologo senologo considerasse necessario un approfondimento potrà richiedere ad esempio una risonanza magnetica mammaria.

Tra i 40 e i 50 anni le donne con presenza di casi di tumore del seno in famiglia dovrebbero cominciare a sottoporsi a mammografia con cadenza annuale, generalmente associata a ecografia in quanto la struttura del seno è ancora densa

Tra i 50 e i 70 anni il rischio di sviluppare un tumore del seno è più elevato e di conseguenza le donne in questa fascia di età devono sottoporsi a controllo mammografico ogni 2 anni, secondo gli screening di popolazione organizzati dall’ASL.

Qualora vi fosse predisposizione familiare la mammografia potrà essere effettuata annualmente, su consiglio del radiologo senologo o del curante. Gli esperti consigliano una mammografia ogni due anni almeno fino ai 75 anni.

Nelle donne positive al test genetico per BRCA1 o 2 è indicata un’ecografia semestrale e una risonanza magnetica annuale, anche in giovane età.

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Alice Cherubini
Laureata in lingue e letterature straniere. Ha lavorato per anni come interprete e poi insegnante. Lavora in Cassa Padana da oltre vent'anni e attualmente è responsabile di filiale. Sposata con due figli che adora, ama la lettura e l'arte in tutte le sue forme.

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