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Brescia – “La Turchia è diventata la più grande prigione dei giornalisti”: è la denuncia di Amnesty e Federazione Nazionale della Stampa, che la scorsa primavera, insieme, hanno organizzato una giornata di mobilitazione a Roma per ricordare la repressione del governo turco.

In Turchia, dal fallito golpe del 15 luglio 2016, 150 giornalisti sono stati arrestati, alcuni condannati all’ergastolo, molte testate indipendenti e oltre 160 aziende del settore sono state chiuse.

“Siamo davanti a un disegno politico attorno a cui ruotano interessi internazionali” ha detto più volte Murat Cinar, giornalista e blogger turco che dall’Italia, dove vive da molti anni,  segue con attenzione quanto accade nel suo paese.

Murat Cinar
Murat Cinar

Questo giornalista e videomaker freelance, co-autore del libro Ogni luogo è Taksim, è uno degli ospiti dell’incontro voluto dalla Cooperativa cattolico democratica di Brescia “Il bavaglio alla democrazia in Turchia”.

Con lui ci sarà Riccardo Noury, portavoce Amnesty International Italia. nella si terrà un incontro sul tema: Il bavaglio alla democrazia in Turchia.

Classe 1981, mamma turca e papà georgiano, nato e cresciuto a due passi dalla vecchia Pera, stretto tra la cultura armena e quella ebrea, Cinar è arrivato in Italia nel 2001, prima a Siena poi a Torino, con il desiderio di studiare giornalismo, ma finisce col frequentare il Dams, Cinema e Televisione.

Attualmente e saltuariamente scrive in Turchia per la rivista nazionale KaosGL, per il quotidiano nazionale Birgun e per vari portali di notizie indipendenti come Bianet, Sol e Sendika.

In Italia ha scritto per Il Manifesto ed E-il mensile ed è uno dei fondatori del freepress mensile Glob011 e collabora ancora oggi con BabelMed, Prospettive Altre e Pressenza.

 

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