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Casalmaggiore, Cremona. Dopo la personale che il Museo Diotti gli dedicò nel 2007, Giorgio Tentolini, divenuto nel frattempo un artista pienamente affermato sia in Italia che all’estero, torna nella sua città con una nuova mostra, dall’11 maggio al 30 giugno, fatta di opere appositamente realizzate per quest’occasione e che propongono gli esiti più recenti della sua ricerca espressiva, documentati da un elegante catalogo realizzato per le Edizioni Mortara e curato da Valter Rosa.

Operando nel solco delle ricerche più sperimentali dell’arte contemporanea, ma con un rigore e una perizia tecnica d’altri tempi, Giorgio Tentolini (nato a Casalmaggiore nel 1978) muove da una formazione e un’esperienza professionale legata alle arti grafiche e alla fotografia digitale. Però la fotografia è per lui solo il punto di partenza per un approccio critico al problema delle immagini, nel quale visibilità, percezione, tempo e memoria sono le variabili in gioco. Nei suoi lavori l’immagine affiora tramite differenti scansioni e livelli di luminosità costruiti sapientemente attraverso la sovrapposizione di materiali di volta in volta diversi, dall’acetato al plexiglass, dalla carta alle reti – siano esse in pvc, di tulle, o metalliche.

E proprio di fredda rete metallica sono fatte la maggior parte delle opere esposte in mostra. In esse la stratificazione di una decina di fogli di rete a maglie esagonali – sfasati, ritagliati a mano e intrecciati – diventa la trama percettiva attraverso la quale l’occhio coglie i tratti distintivi del soggetto.

Luce e ombra sono  gli elementi strutturanti queste opere, così come lo sguardo mobile dell’osservatore che – avvicinandosi e allontanandosi – riesce a cogliere il meccanismo raffinato con cui Tentolini interiorizza e dà consistenza materica alle fugaci immagini digitali di partenza proponendoci, come visioni impalpabili, ora anonimi volti di manichini seriali (la serie Presenze), ora soggetti della statuaria classica (la serie Pagan Poetry), ora interni architettonici di edifici da affittare (la serie Immobili). In ogni caso opere in cui convivono contrasti che potrebbero sembrare inconciliabili fra etereo e tangibile, materiale e immateriale, nitidezza e indistinta rarefazione.

E il titolo della mostra, Typos, se allude alla costante di un modello, la cui matrice è nella statuaria classica, mira tuttavia a evidenziare già nella sua forma tipografica una stratificazione di senso, ovvero le traduzioni e trasmigrazioni che ci è dato cogliere anche nelle strategie espositive e comunicative commerciali (il manichino) e nelle forme del banale, cui Tentolini conferisce significatività.

Accanto alle opere in rete metallica, nell’essenziale e calibratissimo allestimento realizzato al Museo Diotti troviamo inoltre la serie in carta denominata Edge, i cui soggetti – ritagliati a partire dal bordo di fotografie rubate a passanti, sconosciuti o turisti – danno luogo a rilievi altimetrico-chiaroscurali incisi nella carta. In ogni caso, oggetti, persone, monumenti o luoghi anonimi vengono sempre indagati con uno sguardo capace di sorprendere e coinvolgere, ovvero di condurci a vedere più a fondo, oltre la trama del visibile.

Oltre che all’inaugurazione dell’11 maggio alle ore 17, l’artista sarà presente nuovamente al Museo il 18 maggio alle ore 16 per un’iniziativa inserita nel calendario della Giornata Internazionale dei Musei promossa da ICOM, il cui tema è quest’anno quello dei “musei come hub culturali” che rappresentano un punto focale per la comunità locale di riferimento e sono nel contempo parte integrante di una rete globale, trovando nuovi modi per valorizzare le proprie collezioni, la propria storia e la propria identità. In questo contesto Tentolini si confronterà con il pubblico dei ragazzi e delle famiglie, raccontando il suo lavoro e coinvolgendo i partecipanti in attività laboratoriali utili a comprendere le modalità e i significati del suo lavoro.

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Valerio Gardoni
Giornalista, fotoreporter, inviato, nato a Orzinuovi, Brescia, oggi vive in un cascinale in riva al fiume Oglio. Guida fluviale, istruttore e formatore di canoa, alpinista, viaggia a piedi, in bicicletta, in canoa o kayak. Ha partecipato a molte spedizioni internazionali discendendo fiumi nei cinque continenti. La fotografia è il “suo” mezzo per cogliere la misteriosa essenza della vita. Collabora con Operazione Mato Grosso, Mountain Wilderness, Emergency, AAZ Zanskar.

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