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Brescia – Alcuni aspetti della sua pittura colpiscono da subito per la pastosità dei colori, raggrumati in composizioni elevate fino all’empito espressionista di quelle coinvolgenti ispirazioni che, alla realtà osservata, hanno recato il paradigma cromatico di altrettante elaborazioni.

Di lui se ne sta occupando la Fondazione “Martino Dolci di Brescia durante quella stagione produttiva che il 2017 contraddistingue in una culturale dinamica propositiva, grazie alle attività praticate in seno a questa laboriosa istituzione, nell’ambito di una costante sollecitudine analitica volta, in questo caso, a perpetuare, del noto artista bresciano Ugo Aldrighi (1917 – 2013), una documentata e rinnovata memoria collettiva.

Proprio nella settimana nella quale l’artista avrebbe compiuto il secolo di vita, il qualificato consesso degli appassionati d’arte, peculiarmente ispirati all’esemplare testimonianza di tutta un’esistenza dedicata alla vocazione pittorica, raccolta sotto il nome riconducibile alla stilistica perseguita dal pittore Martino Dolci (1912-1994), ha dato l’annuncio ufficiale di una notevole operazione d’ampia ricognizione, ormai in atto su vari livelli d’attenzione, che, per reperire ulteriore materiale, risulta abbisognevole di una utile e di una corrisposta collaborazione.

Un ventennio di volumi monografici, rispettivamente corrispondenti ad un pari numero di esponenti locali del composito panorama artistico, conferma questa trasparente metodica di condivisione, coltivata nella pluralità possibile di una strategica compartecipazione.
L’opportunità, fra altre pertinenti concordanze e circostanze, per dare divulgazione a questa meritoria iniziativa, è stata promossa in una formula inclusiva, coordinata da Ermes Pasini, durante una apposita conferenza stampa, organizzata al civico 165 di via Raffaello a Brescia, sede della Fondazione “Martino Dolci”, presieduta dall’apprezzato pittore Eugenio Busi: “Lo scopo di quest’incontro è quello di poter rivolgere un accorato appello a quanti, collezionisti, artisti, appassionati, galleristi, riviste d’arte, ecc… intendono segnalare documenti e materiali a stampa, relativi all’attività di Ugo Aldrighi, utili alla realizzazione della nuova monografia. Le segnalazioni saranno da far pervenire tramite posta elettronica alla mail: fd.pasini@martinodolci.it o presso la nostra sede, previo appuntamento”, telefonando al numero 328.8373014, specificatamente indicato a riferimento.

Ugo Aldrighi – Torrente di Tavernole

L’ennesima monografia che la Fondazione “Martino Dolci” ha in cantiere di realizzare, ricalca le orme delle precedenti, pure annualmente effettuate secondo quelle accurate sollecitudini coerenti alla puntualità di una serie di intenti, fin dal principio finalizzati a raccogliere, nella fissità editoriale di un’apposita pubblicazione, le rintracciate testimonianze artistiche da poter correlare ad una mostra antologica riservata all’artista stesso preso in esame.

Questo aspetto, costitutivo di un progetto divulgativo, è valso pure per il famoso critico d’arte Luciano Spiazzi (1930 – 1988), “il più attento osservatore, veritiero e fine critico, del movimento artistico bresciano contemporaneo, di cui si è proposto come narratore e interprete, frequentando quotidianamente con passione e curiosa generosità tutti gli studi degli artisti, fino a divenire, in altre parole la penna artistica di Brescia”.

Oltre alla buona riuscita, sia del volume monografico, che di una mostra collettiva, a suo tempo contestualmente dedicata a recare, degli artisti recensiti da Luciano Spiazzi, una scelta visione di opere, ricca ed esemplificativa, a lui la Fondazione “Martino Dolci”, in collaborazione con la famiglia del medesimo critico d’arte, ha confezionato quel lavoro di digitalizzazione riservato alla stessa pubblicazione che è ora fruibile anche nella versione ebook, similmente congiunta, con la pregressa versione cartacea, ad una condivisa e ad una istruttiva tradizione.

Tradizione nella quale, oltre alle venti monografie, immesse nel circuito editoriale artistico a partire dal 1996, si colloca, insieme all’ebook dal titolo “Mezzo secolo d’arte bresciana nella penna di Luciano Spiazzi”, anche l’analogo prodotto digitale intitolato “Martino Dolci, un secolo”.

Quest’ultimo è da tempo reperibile in rete, mentre quello relativo allo stimato ruolo di “insegnante, critico d’arte e giornalista”, interpretato da Luciano Spiazzi, è distribuito in formato interattivo, sia in inglese che in italiano, su “iBookStore e Google Play Books”, rappresentando, pure, “un contributo offerto alle nuove generazioni a promozione della conoscenza dell’arte bresciana del ‘900″.

Su progetto grafico di Andrea Busi, l’appuntamento con Ugo Aldrighi è annunciato in una rosa di informazioni, nel contesto di un opuscolo divulgativo dove tale evento è circostanziato nel calendario della mostra prevista a palazzo Martinengo di Brescia, lungo l’antica via Musei, da sabato 18 novembre a domenica 10 dicembre, prefigurando, tanto per la somma dell’allestimento sperato dei dipinti, quanto a motivo della correlata sintesi espositiva di una cospicua ed interessante pubblicazione illustrativa, una efficace prospettiva di incontro con una realtà artistica incisiva, secondo l’interpretazione ad essa data da uno dei suoi esponenti bresciani che l’ha caratterizzata in ordine ad una personale impronta diffusa ed indimenticata.

In questa perdurante memoria, pure attestata dalle numerose opere eseguite, pare possa emergere anche un contributo descrittivo circa la figura artistica, al centro di questa sentita e reminiscente attenzione, secondo la quale, come si legge in uno scritto diramato dalla Fondazione “Martino Dolci”, gemellata con “OR.MA Fondo Sociale Famiglia Mari Basso” e con l’associazione “ValtrompiaCuore“: “La sua verve si afferma nella pittura en plein air, cogliendo dei vicoli dei vecchi quartieri cittadini, nei monumenti e, soprattutto, nell’agitarsi di uomini e donne, i fremiti più genuini di quella che è stata definita “una colata di calde linfe cromatiche”. Accenti popolani e naif, “con un filone espressionista qua e là ancora attizzato da lampi fauves”, come ebbe a scrivere il critico Elvira Cassa Salvi. Pittura accesa, robusta, quella di Aldrighi, che in alcuni casi rasenta la sorprendente durezza, ma riesce a costituire una nota originale e viva nel tempo della pittura della realtà bresciana, fatta di effervescenze, colori, forme originali.”

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Luca Quaresmini
Ha la passione dello scrivere che gli permette, nel rispetto dello svolgersi degli avvenimenti, di esprimere se stesso attraverso uno stile personale da cui ne emerge un corrispondente scibile interiore. Le sue costruzioni lessicali seguono percorsi che aprono orizzonti d’empito originale in sintonia con la profondità e la singolarità delle vicende narrate.

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