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Brescia – Si conclude mercoledì una serie di incontri che, forse per la prima volta con tali riflessioni e approfondimenti, ha cercato di affrontare il nodo fra umano (oggi) e post umano (donani). Fra umani e tecnologia.

A tirare le fila di questo lungo percorso – voluto dall’Accademia Cattolica – che giunge a conclusione saranno un filosofo, un teologo e un neurobiologo.

“Inevitabile interrogarsi sul significano delle parole che formano il titolo proposto dall’Accademia Cattolica”, spiega il filosofo Emanuele Severino che parteciperà all’incontro di mercoledì.

“Ma si scorge”, aggiunge, “che al loro fondo sta il senso che una volta per tutte è stato ad esse conferito dall’antico pensiero greco? Anche la tecno-scienza del nostro tempo cresce su quel senso, sebbene essa, ormai, non intenda più essere un sapere incontrovertibile, ma ha come scopo la potenza e la sua crescita indefinita”.

“La tecnica non va sicuramente demonizzata” gli fa eco Giacomo Canobbio, teologo: “Grazie a essa la vita umana di molte popolazioni è migliorata e si è prolungata.

Questa constatazione ha creato notevole fiducia nella capacità della tecnica di difendere gli esseri umani dai limiti, compreso il limite estremo della morte. Sintomatiche al riguardo alcune pratiche finalizzate a prolungare la vita umana fino a cinquemila anni.

Fondandosi su questo orientamento si arriva a parlare di “società postmortale”. Esso denota il bisogno/desiderio umano di sconfiggere la morte, che costituisce la dichiarazione più evidente del “limite” della tecnica. Eppure, anche mettendo in conto detto limite, non viene meno il desiderio degli esseri umani di sconfiggere la morte”.

Per il neurobiologo Arnaldo Benini “il futuro dell’uomo dipende da ciò che lo fa essere ciò che è: dalla sua natura, dal suo cervello. L’incubo che tecnica e tecnologia possano peggiorare il futuro è incomprensibile, se si pensa all’infamia e alla crudeltà della storia da sempre, ben prima della scienza e della tecnica. Papa Francesco, nell’omelia del 16 maggio 2018 in Piazza San Pietro, ha deplorato che “La violenza richiama la violenza. Le guerre si succedono alle guerre. Non impariamo mai. Che Dio ci aiuti.” Non impariamo mai perché il male è parte fondamentale della nostra natura, e fino ad ora Dio non ci ha aiutato a debellarlo. Questa non è una speculazione teorica, ma una realistica considerazione della storia e del comportamento.

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