Non si passa! Il complicato intreccio dei lunghi steli è talmente fitto che la sfida è persa, devo scendere dalla bicicletta cercare di farmi strada a piedi. Al ponte di Acqualunga, sponda cremonese, si snoda una ciclabile che segue le anse del fiume Oglio, una stradina tortuosa, appena segnata che non permette il passaggio a mezzi meccanici, ci si può inoltrare in bicicletta o a piedi per chilometri inseguendo lo scorrere del fiume. Ma di questa stagione è un’ardua impresa, lo zucchino selvatico, Sicyos angulatus nel nome scientifico, ha trovato un habitat ideale, ha intrecciato come liane i suoi lunghi steli invadendo tutto, dal prato alle cime degli alberi.

Sottobosco, sponde, siepi e alberi, ciclabile compresa, sono state ingoiate da questa pianta, parente stretto dello zucchino dell’orto, che con i suoi tentacoli lunghi parecchi metri non lascia spazio ad altro, si intreccia lungo i fusti dei salici, sale sino alla sommità soffocandone la chioma, creando uno scenario amazzonico un poco inquietante.

IMG_3183La sponda fluviale di Acqualunga non è l’unico luogo invaso dallo zucchino alieno, parecchie zone: dalle sponde dei fiumi, ai campi e ai boschi, soffrono dell’invadenza di questa pianta. Una delle tante anomalie, come le coccinelle arlecchino, create “involontariamente” dall’uomo che volontariamente importa specie non autoctone, poi ne perde il controllo e queste si sviluppano incontrollate.

Un “blob” verde che in poche settimane ti soffoca chilometri quadrati di bosco, infrenabile s’avvinghia ovunque, cresce a dismisura ed è anche noiosamente resistente, spinosa e fastidiosa, tanto che fatico a farmi strada con bicicletta alla mano. Pesino a piedi districarsi non è facile, la ragnatela verde e pelosa, e i lunghi steli elastici, come fossero di gomma, imprigionano e trattengono a turno braccia, gambe o ruote e manubrio della bicicletta.

Zucca matta, zucca spinosa, zucchino selvatico, ma il vero nome è sicyos angulatus
, famiglia delle cucurbitaceae. Pianta importata dal nord America circa due secoli fa come ornamentale, si è da alcuni anni naturalizzata lungo il corso del Po e affluenti in rapida espansione. Un americano invadente! Sin troppo. Ma non colpevolizziamolo. La sua espansione in pianura è dovuta proprio alla sua crescita abnorme e in breve tempo.

IMG_3189Veniva usato una trentina d’anni fa per ombreggiare a modi pergolato
le coltivazioni di meloni in Friuli, la ragnatela si formava in fretta senza bisogno di nulla, ma i semi giunti a maturazione hanno trovato nel fango autunnale una sistemazione ideale, favorendone la rapida espansione. Non ha nemici naturali che se ne cibano e neppure funghi o parassiti, insomma “l’americano ha trovato l’America” lungo le rive dei nostri fiumi.

Per le piante e il sottobosco nostrano, residenti da sempre nei boschi di pianura
, questo invadente yankee è un problema da non poco, una pestilenza. Attacca a crescere a luglio, si sviluppa ad agosto, a settembre è padrone assoluto di luce e aria, soffocando tutto ciò che gli sta sotto e le nostrane piante soccombono. I suoi verdi tentacoli salgono sino a venti metri d’altezza.

E’ una pianta epifita (vive e si sviluppa su altre piante senza rapporti di parassitismo), ha manifestato una forte capacità invasiva. Il portamento volubile del fusto permette all’apparato fogliare di svilupparsi al di sopra della vegetazione già presente, coprendola e riducendo la trasmissione della luce agli strati sottostanti determinandone nelle culture, perdite produttive rilevanti.

IMG_3197Altro problema si presenta con le copiose nevicate invernali
, la ragnatela degli steli dello zucchino, seppur morta e secca, rimane saldamente ancorata ai rami durante l’inverno; trattenendo la neve ne aumenta il peso con la conseguente rottura dei rami. E’ stagionale, come zucche e zucchini, un poco più antipatico e invadente, ma molto prolifico.
Mezzora di lotta e mi libero dall’invadente yankee, risalgo in sella e riparto… infastidito, anche se ho letto che nel novarese apicoltori ne producono miele.

Valerio Gardoni
Giornalista, fotoreporter, inviato, nato a Orzinuovi, Brescia, oggi vive in un cascinale in riva al fiume Oglio. Guida fluviale, istruttore e formatore di canoa, alpinista, viaggia a piedi, in bicicletta, in canoa o kayak. Ha partecipato a molte spedizioni internazionali discendendo fiumi nei cinque continenti. La fotografia è il “suo” mezzo per cogliere la misteriosa essenza della vita. Collabora con Operazione Mato Grosso, Mountain Wilderness, Emergency, AAZ Zanskar.

1 commento

  1. e’ una pianta veramente tentacolare, e’ di crescita velocissima, e sembra invincibile: tuttavia e’ anche molto fragile, l’unico modo per combatterla e’ il modo manuale: se si estirpa la radice alle prime avvisaglie (in agosto) si riesce a contenere. E’ comunque una lotta decisamente difficile

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