Quanto caffè versato, nell’uso quotidiano che è da lungo tempo datato, per la diffusa popolarità alla quale un largo impiego nel suo utilizzo vi risulta capillarmente associato.

Già nel primo Novecento, con l’anno ancora a due zeri, oltre la sua metà avanzato, la bevanda del caffè suscitava quell’interesse specifico che era risultato tema di prim’ordine, facendo convergere su di sè un esplicito insieme di numeri, mediante un modo bastevole per essere tracciato nella stima significativa dove era giornalisticamente divulgato.

Il titolo che il quotidiano “La Sentinella Bresciana” del 3 luglio 1900 metteva in prima pagina, a riguardo dell’argomento accennato, era evocativamente svelato, nell’introdurre un’interessante statistica ad immagine istantanea di questa risorsa, comunemente intesa, con lo scrivere: “L’uso del caffè nel mondo. Coltura e consumo”.

Una fotografia, implicita alla rappresentazione di quanto fosse sotteso ad un aspetto ormai, già a quel tempo, entrato in quello stile di vita che al caffè associava una propria ricorrente prerogativa, era espressa in bella scrittura, specificando, nel muovere contenuti pertinenti in informazioni salienti, che “Il caffè ha, da cinquant’anni a questa parte, conquistato il favore generale, e la sua consumazione si è estesa in modo rapido e meraviglioso presso tutti i popoli (specialmente latini). Il caffè, originario dell’Abissinia, cresce allo stato selvaggio in molte parti del continente africano. E di là che esso si sparse per il mondo. Lo si coltiva, infatti, a Java, a Ceylon, al Brasile, etc. In questa vasta regione dell’America del Sud, che è oggi la più importante produttrice di caffè che esista nel globo, la coltura di questa pianta non si sviluppò che al principio di questo secolo. Oggi, essa è praticata intensamente nelle province di Ceara, Bahia, Rio de Janeiro e San Paulo. Il caffè di questa ultima provincia viene esportato dal porto di Santos dal quale prende il nome. Il Brasile che durante lungo tempo ha trovato, in questo commercio, come suol dirsi, una miniera d’oro, passa ora una crisi abbastanza seria, ma di poca durata. La coltura di quest’importante prodotto costituisce oggi uno dei principali elementi della colonizzazione: le terre a caffè si moltiplicano tutti i giorni. La pianta del caffè, sempre verde, è altra circa tre metri e cresce con facilità sui versanti delle montagne. Più sta in alto e più produce. A Ceylon, le piantagioni si trovano a 800 metri, nelle Indie esse giungono fino a 1500 metri. Esistono molte sorte di caffè. A tutt’oggi si registrano 69 qualità di questo prodotto aromatico. Di queste, una dozzina, almeno, appartenengono all’Africa. Alcune prosperano su terreni elevati e asciutti e altre sui terreni umidi. Le piantagioni caffeifere della Martinica sono quasi sparite. Fin dal 1887, si vendeva il caffè Porto Rico per caffè della Martinica. Eppure, non sarebbe difficile ristabilire la vegetazione in questo Paese tanto rinomato. Ecco il consumo mondiale del caffè: in Europa e negli Stati Uniti, secondo il bollettino di statistica, si sono consumate nel 1893 ben 519615 tonnellate di caffè, nel 1897 si raggiunsero le 623320. I soli Stati Uniti hanno hanno concorso in questo aumento per 59000 tonnellate. In Europa, fra i Paesi che hanno maggior consumo di caffè, il primo posto l’occupa l’Olanda, con un consumo individuale annuo di 10 chilogrammi e mezzo. Viene subito dopo la Danimarca, con sette chili, e il Belgio con 5. In Francia si consuma in media, per ogni abitante, un chilo e 500 grammi, in Italia un chilo e 200 grammi. A proposito di caffè, i minisitri delle finanze e degli esteri presenteranno presto un progetto di legge per chiedere alla Camera la facoltà di ridurre, per decreto reale, di 20 lire il dazio di importazione dal Brasile”.

Dal generale al particolare, testimonianza dell’epoca di come, cento, ed oltre, anni fa, tale prodotto potesse sostantivare, già allora, un dato locale dove poter gustare, fra l’altro, ciò che appariva nella denominazione del luogo pubblico a ritrovo sociale, secondo una precisa indicazione fattuale, era anche nell’edizione del medesimo giornale: “Caffè del Duomo. Tutte le sere concerto. Il proprietario di questo caffè ha scritturato un bravo buffo, una canzonettista e una romanziera. E’ un complesso di tre ottimi elementi, i quali offrono il mezzo di passare allegramente un buon paio di orette. Gli ambienti sono resi più frequentabili da un ventilatore elettrico”.

Le attrattive a Brescia erano pure contestualizzate dal richiamo effettivo, esercitato sul posto, da vari locali, quali riferimenti di aggregazione, che già si indentificavano con la bevanda del caffè, mentre, nel centro cittadino, come particolarità di quei giorni, non mancavano le note festanti strumentali, eseguite all’aperto su spartiti significativi di quei motivi musicali che ora contribuiscono a comporre il ricordo di quanto fosse popolare, fra le strade di quella lontana estate, come il 04 luglio del 1900, “La Sentinella Bresciana” andava, fra l’altro, a documentare: “Musica Militare. La musica del 90mo reggimento fanteria suonerà sul Corso del Teatro dalle ore 20e30 alle 22 i seguenti pezzi: Marcia – Militare – Carlini; Sinfonia – I Vespri Siciliani – Verdi; Valzer – Waldteufel; Duetto – I Due Foscari – Verdi; Pout –puorrì – Coppelia (Ballo) – Delibes; Galop – Vitement – Andolfi”.

Pare che non fosse di spettanza al solo esercito produrre concerti estemporanei, fra le zone visitate dai bresciani nelle serate estive lungo spazi di maggior concorso, ma fosse ruolo anche proprio di quelle altre manifestazioni di musicanti che, fra “Caffè” e passeggi nel verso in dissolvenza della sera, concorrevano a testimoniare, pure per mezzo di queste poche righe a seguire, la cura rivolta alla musica per il tramite di altre vie che non fossero quelle militari, alternandosi, cioè, a queste, con altre qualificate ed attive consorterie, come, dalla medesima fonte giornalistica accennata, era, nella stampa del 13 luglio successivo, specificato, nella promessa di un concerto incombente su un’altra tornata: “Il Corpo di musica municipale suonerà questa sera sul Corso del Teatro, alle 20 e mezzo i seguenti pezzi: 1. Marcia, Brizzi. 2. Finale – I lituani – Ponchielli. 3 Fantasia nell’opera – Al Campo –R. Romanini. 4. Sinfonia – Dinorah – Meyerbeer. 5 Valzer, Waldteufel”.

Il tutto, perché no, mentre si aveva forse modo di sorbirisi un caffè, oppure avendo gustato un tonico corroboroante, come quello caratteristicamente pubblicizzato fra le pagine de “La Sentinella Bresciana” dell’11 luglio 1900, mediante l’inserzione, senza alcuna immagine, con la quale si attenzionava al fatto che “Alle persone deboli e delicate, ai viaggiatori, cacciatori, alpinisti, militari a tutti viene sommamente raccomandato il Premiato Elisir Caffè alla Coca Boliviana, preparato dal Chimico-Framacista Prof. Francesco Mazzoldi (Brescia, Borgo San Giovanni) per le sue qualità eminentemente igieniche, perché gradito, tollerato e gustato anche dalle persone ammalate, deboli e delicate, che ne risentono subito le sue benefiche virtù. La bottiglia grande lire 2,50, più piccola, 1,40. Vendita esclusiva in Brescia al Deposito Specialità Via Cavalletto 7”.