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Per il coincidere dell’effettiva ricorrenza, occorre attendere l’estate, ma un proprio calendario c’è già, per l’anno che, nel 2020, rappresenta, a favore della “Croce Bianca” di Brescia, i centotrent’anni decorsi dalla sua, ormai lontana ed avvalorata, fondazione.

In questa encomiabile trazione filantropica, l’edizione di un calendario si è, da tempo, inserita come una puntuale iniziativa, volta pure a promuovere il carisma del sodalizio, in un’utile chiave di promozione della propria attività costitutiva, pure, in parte, manifestata nella forma di un’annuale pubblicazione che, alle rispettive mensilità, abbina i riferimenti riconducibili ad una organizzata opportunità aggregativa.

A motivo della storica fondazione, avvenuta nell’estate del 1890, il computo del tempo pone la “Croce Bianca” di Brescia al centro dell’esplicita tonda ricorrenza dei vicendevoli zeri finali che, dal remoto secolo Diciannovesimo, accolgono l’anno entrante, sancito ad esordio della terza decade, oltre il Duemila, in un esatto abbinamento, esprimendola nel correlato e nell’eloquente segno celebrativo di un perdurante cimento.

Nella conferma del proprio emblema, posto su campo azzurro, in una stilizzata croce “greca”, profilata, come da propria ufficiale prerogativa, nell’essenzialità grafica di una bianca campitura, quest’associazione non profit, volta, per lo più, ad interventi d’urgenza nel primo soccorso, accompagna lo scorrere delle pagine del caratteristico calendario che le è ispirato, anche per il tramite della proposta di alcune immagini legate alle attività pregresse di alcuni propri volontari, andando, in certi casi, anche parecchio indietro negli anni, nell’evocazione di suggestivi ambiti fotografici catturati in “bianco e nero”.

In un complessivo stile moderno, con certi accenni creativi lanciati nella sintesi compositiva di possibile verosimiglianza futurista, il calendario sottolinea, in un tutta l’intera sua edizione, una caratterizzazione su sfondo blu e bianco, colori della propria ragione sociale, interpretata in una specifica attribuzione.

A braccetto di questi, le mirate informazioni che vi sono schematicamente proposte, come i riferimenti dei contatti per raggiungere questa associazione ed anche gli estremi per sostenerne economicamente l’impegno, con una libera donazione, oltre a dettagliare opportunamente le peculiarità del suo stesso concorrere ai servizi resi per una pubblica utilità, come il testualmente riportato “Trasporto sanitario – Ti portiamo dove vuoi” e “Trasporto sangue, plasma e organi – Tutto quello che serve per salvare la vita” e “Cucine economiche – Generi di conforto dal 1900”.

Alla stregua di queste telegrafiche informazioni, anche certi mirati appelli sono di casa nel calendario della “Croce Bianca” di Brescia del 2020: “Istruttori – Impara come fare”, “Emergenza 112 – Scarica l’app gratuita Where are u”, “Vieni a fare il volontario? 130 anni di Croce Bianca”, unitamente ad alludere a certe praticate iniziative, effettuate dai membri del medesimo sodalizio, come il “Motosoccorso”, il “Bicisoccorso” e la parimenti descritta “Sgargiana – Sgargiana, dal bresciano, “sgarzà”, significa raschiare, il materasso di lana a primavera e raccogliere quel “poco di superfluo” che, per altri, diventa “molto” grazie all’opera dei militi”.

Opera che, nel corso del tempo, risulta storicamente documentata anche in alcune autorevoli fonti storiche, rispetto alla tradizione di questa associazione, fondata dal medico massone Tullio Bonizzardi (1834 – 1902), come, nel caso dell’Enciclopedia Bresciana di mons. Antonio Fappani, dove, fra molto altro ancora, si annota: “Croce Bianca, associazione – Fondata nell’estate del 1890, come guardia notturna e diurna, per iniziativa di un comitato che utilizzò parte dei fondi, raccolti durante le ultime epidemie di colera, destinati a fondare un’associazione che venisse incontro specialmente ai poveri, nei momenti normali ed in tempi di calamità. (…)”.

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Luca Quaresmini
Ha la passione dello scrivere che gli permette, nel rispetto dello svolgersi degli avvenimenti, di esprimere se stesso attraverso uno stile personale da cui ne emerge un corrispondente scibile interiore. Le sue costruzioni lessicali seguono percorsi che aprono orizzonti d’empito originale in sintonia con la profondità e la singolarità delle vicende narrate.

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