Il mezzo secolo della benefica attività promossa dall’Associazione Italiana Assistenza Spastici Onlus di Brescia (AIAS) coincide con la corposa proposta editoriale della “Compagnia della Stampa” che ne documenta, con l’accuratezza di un libro memorialistico aperto al futuro, la storia decorrente dal 1964 al 2014.

Anno questo in cui trova riscontro sia l’uscita in stampa dell’accennata pubblicazione, a firma del prof. Giovanni Quaresmini, che la presentazione dedicata al medesimo volume a cui una manifestazione aperta a tutti ne promuove complessivamente l’edificante ispirazione alle ore 16.30 di sabato 31 maggio, a Salò, presso Villa Araldi, situata, in località Lungo Lago Antiche Rive, al civico uno di via Tavine.

Qui, l’approfondito risultato di quella articolata ricerca monografica che è pubblicata con il titolo evocativo di “Un cammino d’amore – Associazione Italiana Assistenza Spastici – 50 anni di impegno nella solidarietà”, immerge in un ambiente attinente la portata storica di un cinquantennio di operosa promozione degli ideali del sodalizio, fondato a Brescia il 19 marzo 1964 dall’allora vicesindaco di Brescia, Albino De Tavonatti, nel ruolo di presidente, e dal cav. Giuseppe Guidi, primo segretario, con un gruppo di genitori di bambini affetti da paralisi cerebrale, in quanto, come si legge fra le documentate pagine illustrate del libro stesso, nel 1978 “all’Aias di Brescia giunge in eredità dai coniugi Vincenzo e Cesira Araldi la loro villa che si trova nel golfo di Salò, nel mezzo di un magnifico panorama. I coniugi hanno voluto che, dopo la loro morte, la loro casa diventasse un luogo di recupero psico-fisico per i disabili della provincia di Brescia. “Qui soggiornano gruppi di nostri portatori di handicap insieme ad amici e familiari. Una vita di gruppo che aiuta a capire e ad accettare meglio se stessi e gli altri” – scrive Adriana Menghini D’Ercole nella pagine di “Proposta”, periodico degli spastici e miodistrofici bresciani”.

Tale periodico, attualmente diretto dal giornalista Maurizio Matteotti, rappresenta parte delle fonti rivelatesi utili per la particolareggiata ed ordinata stesura del denso contenuto del libro, inerente un vasto lasso di tempo capillarmente esaminato dall’autore, prof. Giovanni Quaresmini che si è avvalso, fra l’altro, della positiva collaborazione di importanti testimonianze personali ed istituzionali, come pure di dati, di notizie e di immagini fotografiche, sia desunte dall’archivio dell’associazione in questione, che di altre tracce di rilievo, rispettivamente legate ai cinque decenni esaminati, tratte invece dal corrispondente e concomitante mondo dell’informazione.

La paternità dell’iniziativa, formulata tanto nella realizzazione della pubblicazione riguardante i dieci lustri di vita associativa, quanto nella presentazione pubblica del medesimo volume, approntata nella cittadina salodiana dove l’associazione conserva una apprezzata diramazione della propria filantropica presenza fattiva, è del presidente del sodalizio stesso, dottor Michele De Tavonatti e di Maria Luisa Redaelli che, in seno all’Aias bresciana, ricopre invece la carica di vicepresidente, quale figura da numerosi anni impegnata tra le attività che imbastiscono insieme quell’autentico patrimonio umano a proposito del quale, il sindaco di Brescia, Emilio Del Bono vi ravvisa, come scrive fra l’altro fra le prime pagine del libro, “storie appassionanti per le quali si fa il tifo. Innanzitutto perché l’associazione è nata dal basso, dalla concretezza di voler affrontare i problemi quotidiani, scontrandosi con un contesto sociale all’epoca poco preparato”.

“Un cammino d’amore” affronta la specificità del tema trattato attraverso una fedele disamina degli avvenimenti colti nella loro contestualizzazione, espressa attraverso un chiaro stile narrativo che della cronaca conserva la propria esplicita ed esaustiva predilezione verso la ricerca effettiva e precisa dell’informazione, setacciando sia i personaggi protagonisti del diversificato percorso d’impegno con cui hanno profuso la propria collaborazione che i fatti più rilevanti della solidaristica associazione, con sede a Brescia, in via Nikolajewka dove il sodalizio ha, fra l’altro, maturato, nel tempo, importanti sinergie con altre funzionali realtà d’ispirazione sociale, alle quali ha espresso la propria utile ed organizzata capacità di rispondere ai quei servizi nei quali trova la propria affermata qualificazione.

Nel libro, recante in copertina la raffigurazione di un’opera dell’artista bresciano Oscar Di Prata (1910 -2006) ed, in quarta di copertina, il logo per il cinquantesimo di fondazione, ideato da Giancarlo Boni, lo spessore dell’indice dei nomi suggella, con uno specifico nesso di attribuzione, il rispettivo riscontro di molte personalità che si sono intersecate, a vario titolo, tra i numerosi aspetti e tra i molteplici eventi contemplati nel corso dei vari capitoli del testo, tanti quanti sono gli anni considerati nella pubblicazione, che ad essi hanno offerto un proprio interessante contributo per lo sviluppo dell’associazione.

Ne fa esplicita menzione il presidente, Michele De Tavonatti, nel suo scritto, dal titolo “1964 – 2014: cinquant’anni di AIAS a Brescia” che è posto ad esordio della pubblicazione, contraddistinta nella sua compendiata mole di elaborazione dal patrocinio del Comune di Brescia, affermando che “50 anni di associazione sono un traguardo importante, sono 50 anni di servizio per l’assistenza e l’integrazione sociale degli spastici e dei disabili, sono 50 anni di lotte, sono 50 anni di dolori, sono 50 anni di gioie. Se pensiamo che una comunità è tanto più evoluta e civile quanto più si dedica alle persone più deboli, noi dell’AIAS possiamo dire di aver dedicato50 anni nel cercare di migliorare il vivere degli spastici, contribuendo a migliorare la nostra “società civile” ed il nostro vivere insieme. La condizione degli spastici, pur tenendo conto delle enormi difficoltà che ancor oggi vivono quotidianamente, è passata dall’essere “nascosti” in famiglia al vivere socialmente la loro disabilità.

Occuparsi delle persone con disabilità è impegnativo, ma è altrettanto fonte di energia spirituale e morale: è un “faticare” che riempie il cuore. Sono tanti i ricordi che mi passano per la mente. Le visite alle “colonie marine” a Marina di Massa o in quel di Pinarella di Cervia, che da ragazzino feci accompagnando mio papà Albino, primo Presidente e poi per altri 30 anni; il ricordo della figura distinta del cav. Guidi, aggregatore ed instancabile animatore, nonché primo Segretario dell’AIAS. L’appassionata opera di entrambi per l’associazione che sono certo sia stata per loro un completamento importante del loro personale vivere, il loro speciale modo di vivere la disabilità che entrambi conoscevano familiarmente molto bene. L’entusiasmo e la gioia per la costruzione e per la vitalità del Centro Spastici e Miodistrofici di Brescia, un fiore all’occhiello per la città; la grande mestizia e la bruciante delusione per la sua chiusura voluta dalla“burocrazia” negli anni ’80. La tempra esemplare di Giuliano D’Ercole, che impressionava chiunque lo incontrasse; l’apparente rude e dolce cordialità di padre Giacomo Pifferetti: instancabile anima spirituale dell’AIAS, soprattutto dei ragazzi del Club che l’hanno vissuto come un amico o un familiare, uno di loro.

Il dott. Garioni, la sua umanità e la sua professionalità medica, profuse con determinazione agli spastici ed all’AIAS. L’ideazione del museo vivente agli alpini, degli alpini: la Cooperativa di arti e mestieri Nikolajewka, che oggi è un’eccellenza in ambito sociale per la disabilità. I visi, il tratto, la sensibilità dei genitori, dei familiari che hanno dato vita all’associazione con cuore libero e con speranza, che hanno visto nell’AIAS/ Centro Spastici un riferimento per i loro problemi, un approdo per i loro figlioli. La brillante generosità dei cittadini bresciani, del loro donare all’Associazione: tempo, suppellettili, denaro o addirittura immobili, affinché l’AIAS migliorasse la vita degli spastici. La vicinanza di alcune Istituzioni e la fredda burocratica distanza di alcune altre. Un particolare ringraziamento va a Maria Luisa Radaelli e a Teresa Capra Confortini che si dedicano, da sempre, all’Associazione affiancate dai generosi consiglieri e volontari che man mano nel tempo si sono avvicendati. In questi 50 anni l’AIAS con i suoi Associati ha lottato anche perché l’assistenza e la riabilitazione fossero un diritto alla portata di tutti, indipendentemente dalle personali disponibilità di reddito. Il sogno di migliorare la vita ai disabili era valido 50 anni fa ed è valido ancora oggi. Noi dell’AIAS continueremo a batterci per raggiungere quest’obiettivo, che è obiettivo primario di TUTTI, soprattutto di una “società” che vuole definirsi davvero civile”.

Luca Quaresmini
Ha la passione dello scrivere che gli permette, nel rispetto dello svolgersi degli avvenimenti, di esprimere se stesso attraverso uno stile personale da cui ne emerge un corrispondente scibile interiore. Le sue costruzioni lessicali seguono percorsi che aprono orizzonti d’empito originale in sintonia con la profondità e la singolarità delle vicende narrate.