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Un cimitero arabo a Brescia. A qualcuno era toccato di morire ed a qualcun altro era andata a genio l’idea di improvvisare un cimitero sul posto, ispirato alle caratteristiche usate nel proprio Paese, relativamente al come riservare a tale bisogna quel dato luogo che, a sua volta, aveva manifestato, del genere ricevuto, un saggio eloquente, poi restituito dalla terra inerte, nel breve raggio di una sorta di circoscritto serraglio sconveniente.

Tutto questo era capitato quando, di tale retaggio culturale, pare che non se ne sperimentasse la diffusa e stretta vicinanza, poi strutturatasi nell’odierna società, nei più disparati campi di una messa alla prova di una convivenza civile, andando, questo lontano episodio, comunque, a riguardare un notevole esempio di come certe tematiche e necessità potessero, pure allora, esplodere in una deflagrazione di spontanea e di autoreferenziale rivendicazione.

Ne aveva fatto materia di lettura, per intervenire anche sulla questione, il quotidiano “La Provincia di Brescia” del 16 maggio 1925, pubblicando l’informazione che si spiega da sé, nei particolari, cioè, che recano un’esauriente proporzione, di fatto funzionale a documentare quella sorta di trapianto etnico, avvenuto tra le file dell’esercito italiano mobilitato per la Prima Guerra Mondiale e proseguito in un innesto ingeneratosi pure nel campo di quegli estinti che erano stati inghiottiti, al pari di altri, nella dimensione ineffabile dell’eterno altrove: “Piccolo cimitero arabo scoperto in via Industriale. Un minuscolo cimitero arabo è venuto alla luce ieri in via Industriale. La notizia non può sorprendere coloro che non ignorano che, nel periodo bellico, Brescia ospitò un cospicuo numero di Ascari, arruolati nell’esercito italiano.

Ascaro

I tripolini portarono nella nostra città, oltre ai caratteristici fez e le sue succinte assise militari, anche i costumi curiosi che disciplinano la vita e la morte delle popolazioni negre.
Perciò non riuscirà strano l’apprendere che, ieri mattina, verso le 10, alcuni manovali che scavavano nel terreno in via Industriale, onde provvedere alla costruzione di un canale per l’acqua potabile, abbiano scoperto piccole cassette contenenti ossa umane.

Il macabro rinvenimento generò profonda impressione, tanto più che i teschi erano ancora rivestiti del cuoio capelluto e gli scheletri conservati ottimamente.

Sei furono i cadaveri rinvenuti ed altri, si crede, che siano inumati in quei pressi. Che si tratti di un piccolo cimitero arabo risulta, in modo inequivocabile, dalla forma delle tombe, dal modo in cui furono sotterrati i corpi e cioè in piedi e completamente nudi, ed inoltre dalla conformazione dei crani.

La scoperta ha dato la stura ad una somma di dicerie strane ed ha fatto riesumare tutti i particolari inerenti alle abitudini degli africani. I tripolini – come i nostri lettori ricorderanno – abitarono piccoli caseggiati costruiti sul terreno dell’ex campo di football.

Quando un libico veniva a morte, dai conterranei veniva adagiato su una stuoia e deposto in un cortile retrostante ai fabbricati. Le solenni onoranze funebri, rese il giorno stesso della morte, comprendevano danze, preghiere, copiose lacrime ad asciugare le quali correva un unico ed enorme lenzuolo bianco.

Poi, in segno di edificante sacrifizio, in onore dell’estinto, gli amici, con un appuntito coltello, si ferivano le piante dei piedi. Il funerale seguiva, del pari, maestoso e curioso e l’inumazione avveniva con la massima solennità.

Ma, tra tante stranezze, una ne rileviamo ancor noi ed è quella che l’autorità abbia ignorata l’esistenza delle tombe. Ieri, tuttavia, si è posto riparo alla grossolana dimenticanza, trasportando i cadaveri al cimitero”.

L’indomani, rispetto alla menzionata data di pubblicazione, analoga notizia era riferita anche dal giornale “La Sentinella Bresciana”, nel contrassegnare, l’edizione del 17 maggio 1925, con un ulteriore spunto di elementi attinenti, sia ribaditi limitatamente a quanto sopra riportato che, invece, di altri, pur minimi, invece inediti, ad essi corrispondenti, nel precisare il luogo “vicino al dazio di Porta Milano”, riguardo l’estemporaneità di un’iniziativa recante i termini di inequivocabili rimandi nei confronti di gente, presa negli effetti di avvenuti spostamenti, a margine dei quali l’uomo pare cercasse conferma della propria appartenenza, pure nelle espressioni di coesione, perseguite collettivamente attorno a certi tempi forti dell’esistenza: “(…) Il macabro rinvenimento generò profonda impressione, ma gli abitanti in quei pressi subito si sovvennero che il terreno suddetto era occupato, durante la guerra, da piccoli caseggiati che ospitavano gli ascari eritrei arruolati nell’esercito italiano e pensarono quindi trattarsi di un piccolo cimitero dove furono sepolti i commilitoni dei soldati coloniali giunti a morte. Che ciò sia vero è provato dal fatto che i cadaveri erano interrati in tombe speciali, completamente nudi, ed in posizione eretta, ed anche dalla forma dei crani. E’ curioso però che l’autorità non fosse a conoscenza che, in quel luogo, esistevano delle tombe. I sei scheletri sono stati, intanto, trasportati al Cimitero, dove saranno inumati nel campo riservato ai caduti di guerra”.

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Luca Quaresmini
Ha la passione dello scrivere che gli permette, nel rispetto dello svolgersi degli avvenimenti, di esprimere se stesso attraverso uno stile personale da cui ne emerge un corrispondente scibile interiore. Le sue costruzioni lessicali seguono percorsi che aprono orizzonti d’empito originale in sintonia con la profondità e la singolarità delle vicende narrate.

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