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Il solenne monumento di Brescia a Giuseppe Zanardelli (1826–1903) era stato innalzato nel 1909 anche grazie al contributo di quanti, dall’Argentina, desideravano sostenere l’opera commemorativa per il legame che, con la madrepatria, ancora li univa.

All’ingente numero di chi era andato a cercare lavoro all’estero, si accompagnava la gemmata stratificazione di un fecondo innesto che, a vari livelli, rivelava le potenzialità produttive di tale rilevato contesto, a proposito del quale, tra le pagine del quotidiano “La Sentinella Bresciana” di mercoledì 25 novembre 1908, una dichiarazione dell’allora primo segretario delle delegazione argentina a Roma, Giacinto Garcia, sottolineava l’utilità di “una nuova convenzione particolare tra l’Italia e l’Argentina. In base a questa convenzione l’Argentina fornirebbe esclusivamente all’Italia il suo fabbisogno granario e l’Italia, dopo avere trovato la maniera di fabbricare dei tipi costanti di vini da pasto esportabili, invierebbe al Plata la sua sopra produzione vinicola. Il signor Garcia ha spiegato al suo intervistatore che l’Argentina, la quale fino dall’anno scorso era esportatrice di tre milioni di tonnellate di grano, avrà quest’anno una sopra produzione maggiore di molto, perchè le terre seminate a grano quest’anno sono dell’11 per cento più estese di quelle coltivate fino all’anno scorso. Per contro l’Italia ha dovuto importare lo scorso anno circa due milioni di tonnellate di grano”.

Un’ispirazione rivolta alla terra situata a quei confini del mondo dove sembra che, in quell’anno, gli italiani già assommassero alla cifra imponente di un milione, pari, come affermavano le cronache del tempo, ad un quarto della popolazione complessiva che, fra gli emigranti ivi pervenuti, enumerava, in questo modo, una parte preponderante di nostri connazionali.

Era il 1908 e verso l’Argentina, Paese preso in considerazione dall’accennata stima, apparsa sull’edizione de “La Provincia di Brescia” del 27 ottobre, si profilava il concretizzarsi dell’istituzione di un “Consorzio Bresciano pel Commercio di importazione e di esportazione tra l’Italia e l’Argentina”.

Brescia, su iniziativa dell’ingegnere Giovanni Gregorini, propugnatore delle opportunità commerciali scorte nelle estese pampas argentine, pare assurgesse a protagonista dell’interessante intento generale di intervenire in quel comparto economico che, del mercato sudamericano, ne rappresentava un’allettante e sperata possibilità, anche per il settore imprenditoriale bresciano.

Il progetto si calava nelle proporzioni crescenti di quei dati cheColonizazione argentina, delle due realtà già interagenti, si dettagliavano in una rosa di prodotti corrispondenti alle merci esportate dall’Italia, riguardo le quali “La Sentinella Bresciana”, di mercoledì 25 novembre 1908, metteva in evidenza una crescita nell’allora anno corrente, rispetto alla annata precedente, di “Vino da pasto”, “Vino Marsala”, “Vermouth”, “Olio di oliva”, “Riso”, “Conserve di pomidori”, “Commestibili e prodotti alimentari” e “Zolfo”.

A fronte di questo composito panorama, aperto sull’orizzonte del vasto Paese disteso sulle latitudini dell’emisfero australe, il quotidiano “La Provincia di Brescia” del 27 ottobre 1908 aveva prospettato l’incentivazione di una via internazionale di interscambio commerciale, nell’ambito della constatazione sostanziale relativa al fatto che “Il rapido, incalzante sviluppo che vanno assumendo le più varie industrie in Brescia e nelle valli nostre, già incomincia a far sentire impellente il bisogno di cercare un più vasto orizzonte di collocamento a molti nostri prodotti. L’Argentina, così ricca di sangue e di lavoro italiano, mercato ampio, internazionale che manda per tutto il mondo i prodotti del suo suolo e da tutto il mondo riceve le più svariate merci, sarà terreno propizio, anche per i nostri articoli, qual’ora in unione alla larghezza dei mezzi vi siano introdotti da menti precipue, cognite degli usi commerciali di quel Paese, rotte agli affari e già agguerrite alle insidie delle concorrenze. (….) L’Italia occupa oggi nel commercio internazionale argentino il quinto posto come importatore ed il settimo come esportatore , ciò che è molto umiliante per noi. La stessa Spagna che ha comuni coi nostri molti prodotti, con saggia e costante penetrazione, anch’essa ha saputo superarci su quel mercato, ove avremmo potuto essere dei primi ad affermarci”.

Piroscafo per l'ArgentinaUna riflessione che, sulle pagine del medesimo giornale, sembra abbia trovato un coincidente riscontro anche nella notizia trattata nell’edizione in stampa il 24 novembre 1908: “(….) Sappiamo che da qualche tempo trovavasi nell’Argentina una competente Commissione colà inviata da un forte Consorzio di macellai milanesi per iniziare su vasta scala il commercio d’esportazione delle carni argentine sul mercato della capitale lombarda. (….) Il Consorzio milanese, per questo primo tentativo, si propone di accaparrare 3000 buoi argentini da portare sopra sei piroscafi a Genova, indi a Milano. Se l’impresa troverà favorevole accoglienza si ripeteranno le operazioni ogni quaranta giorni. In questo modo si potrà ottenere una sosta nel crescendo allarmante dei prezzi delle carni e l’affluenza di buoi platensi, sul mercato di Milano, avrà certo una benefica ripercussione anche sulla piazza di Brescia, perché, qui, pure le carni da macello sono salite a dei prezzi mai visti, tanto che l’utile alimento è diventato ormai, per la maggior parte della popolazione, un oggetto di lusso”.

Intanto, Brescia aveva già formalizzato il nascente nucleo imprenditoriale orientato ad attraversare la sferica estensione di quella terra che Giovanni Paneroni (1871 – 1950) da Rudiano riteneva, invece, fosse ferma e piatta, configurandola nella risoluzione complessiva di una geografia che, comunque fosse, non preoccupava l’intraprendenza consociativa degli imprenditori dei quali “La Sentinella Bresciana” dell’8 novembre 1908 ne offriva una sintesi esplicativa: “ieri sera, in una sala dell’albergo del Gallo, ebbe luogo una riunione fra vari industriali e commercianti per l’annunciata costituzione di un Consorzio per l’esportazione. Il Consorzio venne infatti costituito e se ne approvò anche lo Statuto. Furono nominati a comporre il consiglio direttivo del Consorzio i signori: Franchi cav. Attilio, Fornoni Edoardo, Mainetti cav. Dominatore, Folonari Francesco, Rossi cav. Luigi. Le ditte per ora aderenti al Consorzio sono, oltre quelle rappresentate dai detti signori, le seguenti: Ambrosi Ambrogio, Metallurgica Rusconi, Guindani cav. Ambrogio, Rossetti, Ghidini rag. Giuseppe, Rebughi Andrea, Gaffuri e Massardi e Leali. Anima dell’iniziativa è stato, come è noto, l’ingegnere sig. Gregorini, il quale ha inoltre promesso di agevolare al Consorzio lo svolgimento del suo programma col mettere a suo profitto la sua competenza con l’ambiente di Buenos Aires e del mercato argentino dove appunto il Consorzio comincerà il proprio lavoro di espansione”.

Il tenore Alessandro Bonci
Il tenore Alessandro Bonci

La realtà costituita metteva in sinergia l’imprenditorialità corrispondente all’intento generale da cui la stessa proposta aggregativa era scaturita, calandosi, oltre l’Atlantico, nei territori sudamericani che a molti italiani erano famigliari per le aderenze intessute in quei luoghi, attraverso una serie di aspetti anche culturali, modellati sul posto nel progressivo radicarsi di una colonizzazione che vi riversava i propri riferimenti identitari, come nel caso della conclamata tradizione della lirica, della quale l’esemplificazione di una sua manifestazione in Argentina ne sottolineava la congenialità di una apprezzata e fedele sequela verso questa canora spettacolarità evocativa del Belpaese che, il 30 aprile del 1909, era annunciata da “La Sentinella Bresciana” pubblicando che “è giunto da Parigi, proveniente da New York, il tenore Alessandro Bonci. E’ partito subito per Milano da dove andrà a Genova per imbarcarsi per Buenos Ayres dove darà una serie di recite al teatro Colon. Il Bonci canterà nel suo solito repertorio italiano Norma, Puritani, Elisir d’Amore, Lucia, Barbiere di Siviglia e qualche opera moderna”.

Attraverso il legame con la propria terra d’origine, passava anche la partecipazione, a distanza, con le cronache italiane, riguardando anche Brescia, come peculiare destinataria dell’iniziativa rivelatrice di un’attenzione, documentata dalla prima pagina de “La Provincia di Brescia” di sabato 12 marzo 1904, del farsi sensibilmente apportatrice di un sostegno allora rivolto alle commemorazioni zanardelliane, in quell’epoca tradotte nel capoluogo bresciano nel progetto, in corso, di una monumentale opera che, a favore della memoria verso il noto patriota e politico italiano dalle radici valtrumpline, avrebbe dovuto farsi dispensatrice: “La colonia italiana di Buenos Ayres che mai smentisce la sua tradizionale fama di patriottismo, ha reso molteplici e solenni onoranze alla memoria del on. Zanardelli. Dai giornali della capitale argentina, giunti con gli ultimi postali, troviamo relazione di parecchi commemorazioni, dedicate all’illustre defunto, che ebbe omaggi e largo tributo di compianti non solo degli italiani ma anche dagli argentini e da altre colonie stabilite laggiù. Al Teatro S. Martin di Buenos Ayres, l’ottima compagnia Scognamiglio, ha dato una straordinaria rappresentazione a beneficio del monumento che qui a Brescia sarà eretto all’illustre nostro concittadino. Si ricavarono ben mille lire con le quali si è iniziata una pubblica sottoscrizione, alla quale hanno aderito i maggiorenti della nostra colonia e continua tuttavia. Un’altra solenne ed imponente commemorazione promossa dall’autorevole patriottico Circolo italiano di Buenos Ayres, fu tenuta nel teatro argentino di quella capitale. Vi intervennero il Duca degli Abruzzi con l’ufficialità della Liguria, il nostro ministro, le autorità consolari ed un pubblico sceltissimo di italiani e di argentini. Parlò degnamente di Giuseppe Zanardelli l’avv. Giuseppe Tarnassi, forbito e splendido oratore d’eletto ingegno, onore della nostra colonia al Plata. Anche in questa commemorazione venne raccolta per oblazioni spontanee una bella somma a pro del monumento. Per non parlare d’altre minori, citiamo, per ultimo, la commemorazione fatta dalla potente società italiana Il Volturno, che seppe rendere uno spontaneo e popolare omaggio alle virtù ed ai meriti del lagrimato estinto. La presidenza della Società Il Volturno con pensiero gentile, dopo la ben riuscita commemorazione diresse all’on. Sig. sindaco di Brescia un’affettuosa e reverente lettera dalla quale ci piace togliere il seguente brano: “Se la forte Brescia ha perduto nel venerato estinto il suo figlio prediletto, la madrepatria ha perduta una delle più fulgide sue glorie”. “Questa Società memore e custode dei ricordi cari ai figli d’Italia in questi lidi lontani, non poteva non commemorare la morte di colui che, in questi ultimi tempi, come Presidente del Consiglio dei Ministri, infuse negli italiani un’aura nuova di pace e di rigenerazione. Essa, associandosi al generale compianto, invia a Lei Illustrissimo Sig. Sindaco, come capo e rappresentante del Paese che dette i natali all’illustre autore del Primo Codice Italiano, le più sentite e sincere condoglianze”. Anche a Rosario di Santa Fè alla Plata ed altri centri minori dell’Argentina, la morte dell’on. Zanardelli fu dagli italiani degnamente commemorata”.

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Luca Quaresmini
Ha la passione dello scrivere che gli permette, nel rispetto dello svolgersi degli avvenimenti, di esprimere se stesso attraverso uno stile personale da cui ne emerge un corrispondente scibile interiore. Le sue costruzioni lessicali seguono percorsi che aprono orizzonti d’empito originale in sintonia con la profondità e la singolarità delle vicende narrate.

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