Gottolengo (Brescia) – Il Comune di Gottolengo ci ha coinvolti in un progetto che subito ci è parso interessante: dare vita a un distretto biologico in quell’area coinvolgendo le numerose aziende presenti.

Certamente il biologico non potrà risolvere se non in parte la crisi dell’agricoltura tradizionale e della zootecnia, ma una via alternativa lo è sicuramente. Sempre più, infatti, è necessario iniziare a modificare le scelte di produzione sulla base delle richieste di un mercato che sempre più sta chiedendo biologico.

Lo dimostrano gli ultimi dati raccolti dall’istituto di ricerca Nielsen: il mercato biologico italiano negli ultimi 12 mesi è cresciuto del 21% rispetto all’anno precedente, confermando una tendenza positiva che si protrae da ben 10 anni, a dispetto della crisi che ha messo in ginocchio molti altri settori produttivi.

Oltre ai fattori economici, perché coltivare biologico e promuovere l’applicazione delle tecniche dell’agricoltura biologica? Perché sono pienamente rispettose dell’ambiente, dei suoi equilibri e della biodiversità.

Obiettivo di tali pratiche è principalmente la produzione di alimenti, siano essi di origine animale che vegetale, privi di residui tossici e perfettamente integri nel loro valore nutritivo. La risorsa suolo agricolo si conserva fertile per le aziende agricole del futuro e ostacola la desertificazione. Gli animali vengono allevati con tecniche che rispettino il loro benessere e nutriti con prodotti vegetali biologici.

Gottolengo, piccola realtà fortemente vocata all’agricoltura, ci prova. In un percorso che a progetto finito dovrebbe portare alla costituzione del Bio Distretto di Gottolengo (per fregiarsi della qualifica di bio distretto è necessario che almeno il 50% del territorio agricolo sia convertito al biologico).

Se Gottolengo raggiungerà gli obiettivi previsti, il progetto di filiera bio potrà essere esteso a tutta la zona della bassa bresciana, suddivisa per competenze e destinazione agroalimentare a seconda delle caratteristiche ambientali e dei soggetti progressivamente coinvolti (sub-distretti di competenza: per la coltivazione grano, di piccoli frutti, allevamento bestiame, zona di trasformazione per fare alcuni esempi).

L’aggregazione di soggetti il cui obiettivo comune è creare la filiera bio si potrà realizzare attraverso lo strumento della rete di imprese. Dapprima una “rete di fatto “al fine di testarne l’effettiva tenuta economico-organizzativa e successivamente costituendo un contratto di rete formale.

È un modo inoltre per valorizzare il territorio nella sua globalità: dalla nascita di un biodistretto a trarne grandi benefici sarà la comunità tutta. Anche dal punto di vista turistico visto cje percorsi eno-gastronomici e naturali sono in questi ultimi anni mete sempre più richieste.

Spazi verdi dove poter trascorrere del tempo libero, fare passeggiate e perché no rientrare a casa con la “sporta” della spesa piena di prodotti sani e genuini coltivati e trasformati a km 0 a Gottolengo.

Oltre ad avere nel proprio territorio un gran numero di aziende agricole, 150 aziende di varie dimensioni alcune già “biologiche”, Gottolengo ha un’altra peculiarità: ci sono aziende agroalimentari, già affermate a livello internazionale, che trasformano prodotto biologico.

Sono aziende che hanno l’esigenza di trovare materie prime biologiche nelle vicinanze, e che oggi sono costrette a reperire la materia prima spesso in altre regioni aumentando così i costi. Riuscire ad avere la materia prima sul posto implicherebbe svariati vantaggi per entrambe le parti: garantirebbe un mercato di sbocco per gli agricoltori; ridurrebbe i costi di approvvigionamento delle materie prime; darebbe maggiore garanzia sulla qualità delle produzioni.

Facendosi promotore di questa iniziativa, Cassa Padana ha coinvolto le filiali della bassa bresciana per diffondere il progetto. Presso le filiali di Bagnolo Mella, Castelletto di Leno, Cignano, Cigole, Gambara, Gottolengo, Isorella, Leno, Manerbio, Pavone del Mella e Seniga si possono ritirare i questionari dedicati.

Attraverso l’analisi dei questionari sarà possibile in prima battuta valutare o meno la possibilità per un’azienda agricola di convertirsi al biologico. Cassa Padana metterà a disposizione linee di credito ad hoc per quelle aziende che decideranno di passare al biologico.

Nel periodo di conversione – che può arrivare fino a 3 anni – sono però previsti minori ricavi per le aziende. Bisognerà trovare il modo, anche con l’aiuto dei PSR, di colmare questo mancanza di liquidità strutturale nel periodo di conversione.

Anche per il 2017 la Regione Lombardia ha confermato la riapertura della Misura 11 relativa al biologico. Il bando dovrebbe rispecchiare le tempistiche del 2016: fra aprile e maggio 2017 si prevede l’apertura dello sportello per la presentazione delle domande. Il primo passo da compiere, dopo aver maturato l’idea del biologico, è quello di presentare la domanda di Notifica Attività con Metodo Biologico entro il 31 dicembre 2016.

Biologico, alcuni numeri
Il cibo biologico ha conquistato una fetta del 3% della spesa alimentare delle famiglie italiane, arrivando a superare il 30% in alcune categorie. Le famiglie che dichiarano di acquistare abitualmente prodotti biologici sono 4,5 milioni, pari al 18% del totale.

Nell’ultimo anno il numero di consumatori che compra di frequente prodotti biologici è cresciuto del 17%. La crescita del mercato biologico non è limitata al canale della grande distribuzione: nell’ultimo anno nei punti vendita specializzati le vendite sono aumentate del 13,5%.

Negli ultimi 5 anni i negozi BIO sono cresciuti del 16%, da 1163 del 2010 a quasi 1400 nel 2015. I punti vendita BIO piccoli e di vicinato svolgono un ruolo di servizio e prossimità a un numero crescente di consumatori, offrendo loro una gamma sempre più vasta di prodotti. I prodotti BIO vengono acquistati anche direttamente dagli agricoltori, tramite i Gas, i gruppi di acquisto solidale, e online.

Il mercato interno ha raggiunto un valore di 2,4 miliardi, a cui si aggiungono 1,6 miliardi di euro provenienti dalle esportazioni e 320 milioni di euro relativi ai consumi nelle mense scolastiche. In totale il biologico italiano nel 2015 ha fatturato ben 4,3 miliardi di euro. (Nielsen, 2016)

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci il tuo commento
Inserisci il tuo nome