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Sembrano trofei esotici, frutto di imprese ciclopiche, come pare sussurrare un certo qual immaginario storico da Scipione l’Africano o da Alessandro Magno, nello strascico di epiche gesta, combattute lontano.

In realtà, sono frutto dell’artista bresciano Stefano Bombardieri, come risultano visibili nella versione tripartita allestita nel parco pubblico “Muccioli” di via Sale a Gussago.

Un elefante, un rinoceronte ed un ippopotamo, a grandezza naturale, come a questo affermato autore piace solitamente di fare, svettano sull’orizzonte collinare in cui si staglia, non distante, la “Santissima”, in tutta la sua caratteristica mole, assurta ad eminente simbolo di tutto un assodato contesto locale.

Avviene, in questo modo, un appaiamento implicito, fra questa antica struttura, ultima dimora di Angelo Inganni (1807 – 1880), cara alla memoria collettiva di un dato ambito territoriale, con la presenza di queste opere d’arte contemporanea, collocate nella propicienza affacciata in una prospettiva d’altezza con questa stessa sede, divenuta di notevole interesse, anche per un’emblematica valenza storica monumentale.

Accade in questo lembo di Franciacorta, nel bel mezzo di un parco giochi per l’infanzia, dove, per altro, ancora insistono le tracce di un’iniziativa scolastica, per la celebrazione della festa degli alberi, espressa nell’amabile titolo programmatico di “Abbracciamo gli alberi sentiamo l’energia della natura”, da parte della vicina “Scuola Primaria Statale Teresio Olivelli”, nel mese di novembre che ha distanziato di non molti giorni l’installazione di tali pachidermi in scultura, nello svolgersi del 2021 verso l’avvento natalizio, contiguo ad un nuovo anno in avvicendamento.

Il significato di questa tridimensionalità animale, eretta su alti scranni dove questi manufatti sono fissati, è il valorizzare ciò che è racchiuso nella denominazione stessa dell’iniziativa che ne esplica la rappresentazione visiva, nei termini di “Animal Countdown”, ovverosia il conto alla rovescia che, purtroppo, sembra gravare nel conteggio a ritroso del numero degli esemplari al mondo che sono afferenti questi viventi, sempre più impregiudicato rispetto alla flessione di cifre che li riguarda nella loro totale stima incombente.

A tale riguardo, cura dell’artista è stata, fra l’altro, l’abbinare anche i numeri su ogni esemplare, azzardando, presuntivamente alla data della realizzazione dell’opera stessa, quanti siano gli elefanti, gli ippopotami ed i rinoceronti censiti al mondo.

Si tratta di questi animali, oltremodo conosciuti e popolari, tanto quanto le loro proverbiali misure esponenziali, ambientandoli nel concomitante allestimento ricreativo e sportivo dell’area verde da loro interessata, come appaiono a tutta evidenza, esercitando quell’impatto di considerevole effetto che occupa parte della vasta estensione di un frequentato punto di ritrovo a cielo aperto, mediante un capillare ridimensionamento del luogo stesso, valorizzato artisticamente da cotanto dispiegamento.

Tra i rilievi, siti a risalto nell’ambientazione di tale differenziato innesto di opere d’arte contemporanea, si profilano anche i filari della “Cantina Castello Santissima”, andando a configurare, allo sguardo, una curiosa promiscuità d’insieme, fra richiami di remoti continenti e le rinomate specificità vitivinicole distribuite lungo l’ameno orizzonte che, a tali notevoli creature, attestano diuturnamente l’autenticità tangibile di locali prerogative contraddistinguenti.

Notte e giorno, questi senza nome, sfidano l’andare del tempo, testimoniando, già solo, nel loro essere, chi rinoceronte, chi elefante e chi ippopotamo, le cifre dell’importante questione, legata alla difesa del mondo animale che sottopongono alla pubblica attenzione, con tanto di numeri che si accendono pure al buio, in quel dato che è, su ciascuno, impresso in un riquadro ricavato sul loro panciuto e ruvido groppone.