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Pedacina_5Tutti noi che abbiamo avuto il privilegio di poter venire qua a Ningbo per circa un mese ci siamo sentiti, chi più chi meno, anche un po’ dei “coraggiosi”, degli “avventurosi” disponibili a passare un periodo di tempo più o meno lungo dall’altra parte del mondo senza i nostri cari confort italiani…

Ora, a “smontare” (o a ridimensionare di un bel po’…) questa immagine da “Indiana Jones” da quatto soldi, ci pensa Davide Conti, un giovane designer (classe 1983) di Chiavari che da circa un anno e mezzo (altro che mese…) vive qua a Ningbo come “Project Manager China” dell’ADI (Associazione Designer Italiani), che ha sede – come la Dedalo – al 17 piano degli uffici Hegeng di Ningbo.

Essendo italiano e nostro “vicino d’ufficio”, purtroppo per lui gli e’ stato assegnato – senza peraltro chiedergli se “per caso” era d’accordo o no – il ruolo di “secondo aiutante in campo” di tutti i direttori italiani a Ningbo (il primo resta sempre il mitico Lorenzo).

Mi piaceva l’idea di presentarvelo e quindi eccovelo: Davide Conti.

Allora Davide, iniziamo dalle presentazioni…
Facile: nato nel 1983 a Chiavari, nella bellissima Liguria (ndr: che è orgoglioso della sua terra viene fuori in continuazione quando si parla con lui…. da qualsiasi argomento iniziate a parlare), designer industriale dal 2008, consigliere di ADI Liguria dal 2011, a Ningbo dal 2013. Single.

Che rapporti ci sono tra ADI e Dedalo? Avete collaborato? Vi accomuna “l’italian style”, giusto?
Dedalo è partner di ADI ed è stata per noi importante perché ci ha dato l’opportunità di avere una base operativa in Cina. Il “cuore” di Dedalo è per metà cinese e per metà italiano, quindi indubbiamente ci lega la passione per “l’italian style”. Vedo quindi la possibilità di sviluppare assieme – ognuno con le sue pecualiarità – il mercato cinese, sia sotto il profilo strettamente legato al businness sia alla promozione del design italiano (che è poi5 (5) il fine principale della nostra associazione). Tra l’altro, ho avuto di recente il piacere di incontrare il tuo Direttore Generale, e di potergli raccontare la nostra storia ed esperienza in Cina. Chissà, magari finisce che anche ADI e Cassa Padana in futuro possano trovare spazi comuni in cui operare.

E cosa ci fa un designer ligure a Ningbo? Come si sei arrivato?
Come ti dicevo, sono in ADI e sono stati loro ad offrirmi questa opportunità. Io poi l’ho colta al volo perché è una grande avventura, una grande esperienza, e perché per carattere non voglio precludermi nulla di ciò che il mondo può offrirmi, e non mi piace l’idea di restare ancorato a schemi e programmi già scritti. Vedi, io di mestiere disegno i prodotti per gli altri, cioè faccio “progetti”, ma per la mia vita vorrei non farne e lasciare che siano le cose ad accadere. Ed eccomi qua…

Dimmi un po’: ti senti anche tu, come tanti altri giovani talenti italiani che hanno trovato prospettive migliori all’estero, un “cervello in fuga”?
In realtà quando ho lasciato l’Italia per la Cina non mi sentivo così, però adesso che sono qua devo dirti che forse in Italia a un trentenne le cose che faccio qua normalmente non le farebbero vedere nemmeno con il binocolo. Sicuramente qua ci sono spazi che nel nostro paese ai giovani sono preclusi. Ti faccio un esempio: l’anno scorso ho progettato la mostra del “Compasso D’Oro” (il più antico e prestigioso premio di design italiano nel mondo) qua in Cina, e mi sono trovato in contatto diretto con personalità di assoluto rilievo, quali il Console Generale Italiano e diversi amministratori delegati di multinazionali cinesi (tipo Lenovo). Sinceramente, non so se in Italia mi avrebbero lasciato un tale spazio

Basta domande serie. Passiamo a quelle “interessanti”: come se la passa uno scapolo italiano a Ningbo…? Socializzi…?
Come in tutto il mondo, direi…. (ride divertito e “pesa” le parole, mi sa che mi racconta solo un “pezzo” di film…) …deve essere organizzato: frigo pieno, casa pulita, qualche bottiglia di vino italiano sempre in fresco, pronta all’uso.

Si vabbè…: te lo richiedo: socializzi..?
No, dai, scherzi a parte è un po’ dura… in Italia siamo più aperti e socievoli, anche in ufficio non è poi così difficile tra colleghi organizzare un aperitivo, una cena, un calcetto… Qua devi rimetterti in gioco e ricominciare tutto da zero. Ogni giorno una piccola conquista, sempre cercando di vincere la diffidenza iniziale che ovviamente i cinesi un pò hanno verso uno straniero. Devi avere pazienza ed essere aperto e disponibile, giorno per giorno. Poi però ogni relazione che si conquista diventa davvero un sucesso personale, e ti fa sentire molto fiero di te stesso.

Visto che sei ligure (e orgoglioso di esserlo…): come te la cavi con il “pesto” qua a Ningbo?
E’ impossibile! Mi sono arreso, mancano troppe cose: il basilico di Pra (quartiere di Genova), i pinoli buoni, il formaggio “giusto”, e soprattutto… il mortaio con il pestello!

A casa tua come hanno vissuto questa scelta?
Ma guarda, mia madre è contenta e mi ha sempre appoggiato. In fondo questa scelta non è altro che il risultato dell’educazione e dei principi che lei mi ha sempre insegnato: essere creativo, aperto al mondo, coraggioso; poi ovviamente le costa, e non è ancora venuta a trovarmi.

5 (1)Ultima domanda: dopo un anno e mezzo, cos’è che proprio “non reggi” dei cinesi?
Ma sai che tutto sommato non c’è una cosa precisa… forse il loro traffico. Questi davvero guidano come pazzi…. e suonano il clacson da mattina a sera, per qualsiasi cosa. Però vedi, diversamente da come avviene in Italia, loro non si insultano mai: guidano senza rispettare alcuna regola, suonano il clason ferocemente per avvisarsi l’un l’altro ma poi restano composti e continuano a guidare imperterriti, come se nulla fosse accaduto.

L’intervista è finita; lo lascio alle sue cose. Ci salutiamo e ci diamo appuntamento – come quasi tutti i giorni – al “Rasa” per le 12 :  l’unico posto vicino all’ufficio in cui fanno un caffè che lontanamente ricorda il nostro espresso.

 

Che vi dicevo: anche lui, volente o nolente, deve occuparsi di noi.

to be continued…

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