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C’è chi ha la mano destra infilata nel lembo della giacca e chi, invece, esprime un diverso cenno distintivo di sé, nell’impugnare la croce pettorale: l’uno, è l’allora sindaco di Rovato, ing. Giovanni Bertuzzi, l’altro, è mons. Domenico Tampalini, stimato sacerdote, distintosi, pure, nella medesima località della Franciacorta dove questo suo dipinto è custodito in parrocchia.

Non mancano le donne, sia giovani che non più tali, raffigurate in quei particolari che rimandano a personali modi di porsi, innanzi all’interpretazione artistica, secondo l’analoga ispirazione a rappresentarne la verosimiglianza, in ricorrenti e naturali manifestazioni convenzionali.

C’è chi, come la “Donna di Gallipoli”, si sorregge il volto e chi, invece, impugna un liuto, mentre altre si esplicano nel cucito, per citarne solo alcune, rispetto alla maggior parte, nella quale c’è anche la popolana che sosta nei pressi di una santella devozionale, assorta in una posa indugiante, nell’opera intitolata “Paesaggio di Val Chiavenna”, manufatto pittorico che è presente, al pari di quelli citati, in una collezione privata. Su tutte, primeggia il colore scarlatto de “La Bimba in rosso” (1920?), dipinto dal medesimo autore in omaggio alla sua stessa figlia, Fulvia Calca (1914-2005) che appare, in età diversa, anche altrove, in ordine ad una ripercorsa applicazione ritrattistica.

A ritrarre, questi ed altri personaggi, è stato Gerolamo Calca (1878–1957), indimenticato pittore di Rovato che ha l’esclusiva di una accurata monografia, grazie al lavoro di Beppe Bonetti, pubblicato per le edizioni della “Compagnia della Stampa”, secondo l’importante versione tipografica, correlata da copertina rigida e cartonata, che, in una decina di sezioni di lettura, appare nell’ordinata distribuzione di poco più di duecento pagine illustrate.

Il volume documenta puntualmente non solo il fecondo filone antropomorfico di questo artista, ma anche l’insieme dei dipinti rispettivamente ascrivibili alle “nature morte”, ai “paesaggi” ed al “sacro”, dedicando, fra altro ancora, spazio anche agli epici affreschi realizzati nell’aula magna delle scuole elementari monumentali di Rovato, a riscontro di quel vigore espressivo che, fedele ad un autentico estro pittorico figurativo, ha immortalato una sterminata serie di vedute nelle quali l’uomo è protagonista di un convinto e spigliato incedere compositivo.

El barbù Rossi”, in olio su tavola, è in capo ad un “Uomo che vanga”, mentre, in un altro assetto d’occupazione manuale, si profila la “Donna che spiuma”, significativi ambedue di quel contesto rustico ed, a lui coevo, dove, per l’artista, trovavano posto anche le “Donne nel vicolo”, sedute sul limitare di semplici case ed intente a rammendare, a differenza di una, con il capo coperto, che cattura lo sguardo di un primo piano conteso con una rettilinea sfilata di galline girovaghe, osservate in un assolato frammento di ammaliante tempo sospeso.

Come, fra l’altro, spiega Tino Bino che, in questo libro, porta il proprio contributo descrittivo nella parte destinata ad approfondire le peculiarità dei ritratti: “(….) Gerolamo Calca amava i colori ed il suo ambiente di vita. Ritraeva la campagna e tutti quanti la abitavano, cose, case, persone, animali. E, su commissione, dipingeva ritratti che stanno tranquillamente nella galleria nobile del Novecento anche se collocati da chi compila i cataloghi, nell’area di provincia che, nel caso di Gerolamo Calca, era una scelta di vita, non una geografia di valore. (…)”.

Ma chi era questo artista che ha, fra l’altro, immortalato alcuni episodi legati all’insurrezione di Rovato, avvenuta contro le soldataglie francesi del 1509? La pubblicazione, realizzata per il coordinamento editoriale di Nicoletta Rodella, ne offre una significativa presentazione, non solo mediante la particolareggiata sequenza biografica redatta da Beppe Bonetti, ma anche per il tramite del lavoro effettuato dallo stesso attento ricercatore nella raccolta di varie testimonianze atte ad evocare la figura del bravo pittore, nelle persone di Teresa Redaelli, Pasqua Cultori, Franco Manenti, Angelo Bonetti, Tarcisio Bertoni e Tino Buffoli.

A queste tracce memorialistiche, si aggiungono, non di meno, le disamine tecniche contestualmente sviluppate, nel ricco tomo, da parte di Gaetano Panazza, autore del saggio intitolato “Gerolamo Calca, un autentico artista, uno dei maggiori bresciani del nostro secolo” ed anche le considerazioni, invece, espresse da Lorenzo Favero, in riferimento al tema, testualmente annunciato, dal titolo “La prima personale di Gerolamo Calca”.

Ancora in omaggio al prolifico impegno assicurato da questo artista, riguardo l’assecondata sfida del rendere in arte le fattezze altrui, come sembravano intese da una personale mediazione risolta nella sintesi saliente di ogni percepita parte corrispondente, emergono le rispettive trattazioni divulgative, a firma di Adelaide Lucia Corbetta e di Pia Ferrari.

Il volume ha il patrocinio del Comune di Rovato, della Provincia di Brescia, di Regione Lombardia e dell’Associazione Artisti Bresciani (Aab), avvalendosi, per le immagini, degli apporti come da “crediti fotografici” di Giorgio Baioni, Enrico Beduzzi, Beppe Bonetti, Mario Brogiolo, Giorgio Campiotti, Emanuela Zanotti e degli archivi “Marini” e “Romano” di Rovato, come pure di “Foto Treccani” di Gazoldo degli Ippoliti.

Fra altri ambiti ancora, un “grazie” è, in simil modo, espresso oltre che, al direttore della locale biblioteca, Ivano Bianchini, anche all’indirizzo di “Cristiano Ramera per il creativo e paziente lavoro grafico di impaginazione”, in riferimento al notevole lavoro raggiunto nel sostanzioso risultato contenutistico raccolto a carico di questo apprezzato autore di cui la sopra menzionata Adelaide Lucia Corbetta riferisce al lettore che “(…) Pittore della prima metà del Novecento, si muove verso un tradizionalismo che lo porterà sempre a soluzioni affatto lontane dalla grande rivoluzione figurativa operante in quegli anni; pare, così, non interessarsi direttamente all’arte, alla critica contemporanea, al corso storico degli esaltanti anni Venti e Trenta, che lo rendono partecipe, ma solo in modo collaterale. Ne risulta una pittura ai margini dei confini ottocenteschi, e i modi calchiani, seppur consapevoli dei cambiamenti in atto, rimangono in un volontario esilio. Una scelta consapevole dettata da un isolamento provinciale non subìto, ma voluto, da una personalità d’artista così fortemente legato alla propria terra d’origine. (…)”.

Terra d’origine da dove, nel medesimo volume, trapelano anche i sostenitori di questa riuscita edizione d’ingente e spiegata retrospettiva, nella fattispecie del “Comune di Rovato”, di “Cogeme”, del “Credito Valtellinese”, della ditta “Fratelli Raineri” e del supermercato “Al Butegù”, relativamente a quanti, cioè, hanno concorso fattivamente alla stampa della cospicua pubblicazione, spiegata dal primo cittadino, Tiziano Alessandro Belotti, e dall’assessore alla Cultura, Simone Agnelli per il fatto che, in questa località del Monte Orfano e di una costellazione di frazioni viciniore, mancava “(…) un catalogo organico che descrivesse la vita e le opere del pittore dal 1878 al 1957, un periodo durante il quale il territorio di Rovato rimane una costante del lavoro e del pensiero di Calca. Ora giunge quest’opera, curata dalla viva passione ed instancabile attività di ricerca di Beppe Bonetti la cui genesi ha richiesto diversi anni di studio e raccolta dati. (…)”.

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Luca Quaresmini
Ha la passione dello scrivere che gli permette, nel rispetto dello svolgersi degli avvenimenti, di esprimere se stesso attraverso uno stile personale da cui ne emerge un corrispondente scibile interiore. Le sue costruzioni lessicali seguono percorsi che aprono orizzonti d’empito originale in sintonia con la profondità e la singolarità delle vicende narrate.

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