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Ripercorrendo i passi della regina Elena di Savoia (1873–1952) ci si può trovare in quelle vie d’Italia che sono riconducibili, attraverso lo storico tenore delle sue visite ufficiali, ai contorni di importanti eventi comunitari, pure connessi ad una serie di significativi riscontri, ispirati alle più svariate cronache locali. E’ anche questo il caso, fra l’altro, di una perdurante struttura pubblica cremonese dove vi campeggiano quelle chiare testimonianze lapidee che sono eloquenti della diretta attenzione riservata al medesimo luogo da parte dell’augusta sovrana: “Elena di Savoia Regina Imperatrice/ inaugurava il giorno 22 ottobre 1937 XV°/ questa casa di umana assistenza/ auspicio augusto/ di speranza e di fede/ a tutti i sofferenti”.

Istituto di Neuropsichiatria di Cremona

Epigrafe, posta nell’atrio della sede, in via Santa Maria in Betlem, dell’attuale “Unità Operativa di Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza” degli Istituti Ospitalieri di Cremona, innanzi alla quale, contestualmente, appare pure un’altra lapide evocativa della figura filantropica di “Politi Pietro/ infermiere/ nato dal popolo/ parte del sudato suo peculio/ pietoso legava morendo/ a sollievo della più vasta e dolorante/ piaga del popolo/ 27 marzo 1934”.

Se quest’ultima data era stata fissata a memoria dell’epilogo della vita del menzionato benefattore, il 1937 era, invece, per Cremona, il periodo anche contraddistinto dalle manifestazioni ideate per il “Bicentenario Stradivariano” ed, in tale insieme, nella città del noto inventore del violino, Antonio Stradivari (1644–1737), si poneva la visita della regina Elena, a proposito della quale, l’allora quotidiano cremonese, riferiva puntualmente, nel numero in stampa il 20 ottobre 1937, informando che “la Regina Imperatrice presenzierà all’inaugurazione del dispensario antitubercolare, visiterà le mostre d’arti cremonesi e un reparto femminile dell’Ospedale e assisterà al concerto vocale e strumentale in Duomo”.

ReginaElena_a_CremonaTale concerto coincideva con l’inaugurazione di un nuovo organo, collocato nell’antica cattedrale, realizzato dalla “Casa Balbiani Vegezzi Bossi”, al centro di una composita esecuzione, vocale e strumentale, in programma nel pomeriggio del 22 ottobre 1937, appena dopo la conclusione del primo appuntamento cremonese della Regina, riservato all’accennato “dispensario antitubercolare”, situato al civico 3 di via Santa Maria in Betlem, dove la città sembra faccia coincidere parte del proprio reticolo viario sviluppato verso levante e degradante sul territorio che, a mezzogiorno, incontra il corso del grande fiume, nella sua serpiginosa impronta impattante.

Fra i possibili esempi, caratteristici di un’epoca, per il tramite degli edifici ad essa corrispondenti, l’odierna sede territoriale della Neuropsichiatria degli Istituti Ospitalieri di Cremona testimonia un’interessante cifra di particolari degli anni nei quali è stata edificata, nel 1937, secondo il progetto dell’ingegnere Achille Verdelli, applicatosi nella destinazione originaria degli spazi, riservati appositamente ad un “nuovo fabbricato adibito a Dispensario centrale, fatto costruire dal Consorzio Provinciale Antitubercolare in via Santa Maria in Betlem, accanto al Laboratorio provinciale di igiene e profilassi ed al vecchio e non più adatto dispensario”. Parole, queste, che il quotidiano “Il Regime Fascista” di Cremona, del 9 ottobre 1937, divulgava per una presentazione dell’opera nella quale, fra l’altro, si specificava che “in un bellissimo vestibolo campeggia ammonitrice ed incitatrice la frase del Duce – Noi siamo sicuri di vincere la tubercolosi -”.

Come ancora testimonia l’allora strumento di informazione locale, fondato dall’on. Roberto Farinacci (1892 – 1945), il resoconto della cronaca cittadina, circa il conclamato avvenimento coincidente con una notevole visibilità inaugurale data alla struttura cittadina, tuttora in uso secondo scopi sanitari, ora però particolarmente improntati, fra l’altro, alla psicomotricità ed alla logopedia, “il sopraggiungere della macchina della Regina è stato annunciato dallo scroscio degli applausi che si avvicinava sempre più. D’un tratto la macchina è apparsa ed è entrata nel cortile e si è arrestata all’imbocco della scalinata. La Regina (che era accompagnata dalla marchesa Leonardi e dal conte Seyssel) è scesa dalla macchina ed è stata ossequiata dall’on. Farinacci che le ha presentato le maggiori autorità, con le quali la Regina si è intrattenuta per qualche istante, così come si è intrattenuta con la contessa Teresa Cicogna Jacini, dama di Palazzo. Avuto il consenso reale, il Vescovo ha impartito al nuovo edificio la benedizione; poi la Sovrana ha iniziato il giro delle sale. Ella – reciso il nastro tricolore che si trovava all’ingresso – si è soffermata in ogni reparto, ha avuto occhio per tutto, ha ascoltato con grande attenzione quanto le veniva illustrato dal gr. uff. Rossi, presidente del Consorzio Antitubercolare, e dal prof. Rizzi, direttore del Consorzio stesso, ha voluto rendersi conto dello svolgersi dei vari servizi, ha ammirato i giardini che circondano questa nuova fortezza della guerra contro la tubercolosi. E, con vivo interesse e esprimendo parole di compiacimento, ha sentito che in provincia di Cremona, in un decennio, la mortalità per tubercolosi polmonare si è dimezzata. La visita al Dispensario si è protratta per quasi mezz’ora. Poi la Regina – dopo aver espresso parole d’elogio al gr. Uff. Rossi e al prof. Rizzi – è scesa, ha apposto la sua firma all’albo dei visitatori, si è fermata per un istante ad ammirare lo spettacolo della folla che l’attendeva applaudendo e alla quale ella ha risposto con graziosi cenni del capo; quindi è risalita sull’automobile che, seguita dalle macchine delle principali autorità, si è diretta verso la Cattedrale. Lungo tutta la strada la Regina è stata fatta segno alla più entusiastiche accoglienze da parte della folla che gremiva le strade che occupava tutte le finestre, che lanciava fiori al suo passaggio, acclamando alla Augusta Casa Savoia”.

Dispensario_CremonaDal valore della sacralità della vita, promossa nella perseguita difesa della salute e nella nobile e qualificata missione della cura antitubercolare, approdando poi alla solennità dell’eclettica maestria melodica e canora profusa fra gli spazi adibiti al sacro, la regina Elena sviluppava la seconda ed attesa tappa della sua trasferta cremonese, giungendo in duomo, dove, dopo l’incontro con il vescovo, presso la porta principale del vetusto edificio patronale, durante il quale il presule, mons. Giovanni Cazzani (1867–1952), le offriva l’acqua benedetta per potersi segnare devotamente, “(…) la folla è balzata in piedi e, mentre dall’organo piovevano le note dell’inno Reale, un immenso applauso si alzava dalla folla. La Regina è passata lentamente, salutando, sorridendo, chinando il capo e si è soffermata presso il trono alzato per lei in fondo alla navata centrale, presso l’altar maggiore. Sul quale è salito il Vescovo che, cessato il suono dell’organo che aveva intonato l’inno fascista, ha pronunciato la formula liturgica con la quale i nuovi organi vengono benedetti. Quindi, mentre il Capitolo occupava i posti assegnatigli sulla piazzetta pretoria, il Vescovo scendeva dall’altare e si sedeva a fianco della Regina che, all’altro lato, aveva l’on. Farinacci (…)”.

Esaurite le vibranti interpretazioni suscitate dalle composizioni di Azzolino della Ciaja, Vitali (Respighi), Rossini, Corelli, Bossi, Caudana, Veracini, Guilmant, Vivaldi, Mulè, Verdi e Ponchielli, è stata poi la volta dell’arte visiva a catalizzare l’attenzione della sovrana presso palazzo Cittanova, per quanto, in quei giorni, stava riguardando la mostra pittorica dell’Ottocento, ed anche, in altra sede, per ciò che costituiva materia di interesse nell’allestimento espositivo invece approntato nel vicino palazzo Trecchi, ambedue nel centro storico di Cremona, per lo spessore espressivo che, in quest’ultimo, concerneva una mostra d’arte antica.

La conclusione di quel giorno d’autunno in cui Cremona accoglieva la regina Elena si confermava nell’analogo ambito sanitario che era stato d’esordio al suo percorso nella città padana prospiciente il fiume Po, visitando un reparto femminile del locale ospedale dove, come ancora evocava la cronaca giornalistica dedicata all’evento: “(…) Da alcuni giorni, in quel reparto dove un centinaio di donne e qualche decina di bambine sono ricoverate, si viveva un’aria irreale, un’aria da fiaba. “…Viene la Regina…viene la Regina…” questo il ritornello che passava da bocca a bocca, da letto a letto. E più si avvicinava il gran momento, più, fra quelle sofferenti, l’ansia diventava viva. Tanto da non sentir più quasi i morsi del dolore (…)”.

Con un grande mazzo di orchidee, ricevute in dono da una crocerossina, la regina Elena usciva, infine, da quella sospesa scena da protocollo ufficiale, fra la gente strettale intorno al suo alone umano ed istituzionale, ritornando, per la realtà incontrata, nella consuetudinarietà di una dimensione pervasa dall’eco promanante dal ruolo di una verticistica autorità lontana, senza però fare mancare, ai giorni di lì a poco a venire, l’omaggio a Cremona di un suo apprezzato gesto di compartecipe e di reminiscente elargizione, di cui, ancora il giornale cremonese “Il Regime Fascista” del 29 ottobre 1937 ne dava l’informazione: “Un dono della Regina ai bimbi dell’Ospedale. Per fissare il ricordo della sua molto gradita visita all’Ospedale Maggiore, la Regina Imperatrice ha compiuto un atto degno della sua proverbiale generosità. Ieri mattina, agli Istituti Ospitalieri è pervenuta, da parte della Casa Reale una grossa cassa, contenente un centinaio di corredini di lana per neonati e per fanciulli. Si tratta di un dono veramente generoso, in quanto molti bambini che sono nati da genitori poveri all’Ospedale o che hanno dovuto far ricorso alle cure ospitaliere, usciranno dall’ospizio forniti di un corredo che li metterà in grado di affrontare la rigidità del prossimo inverno. L’Amministrazione degli Ospedali, profondamente grata del dono generoso, ha inviato alla Sovrana un telegramma di devoto ringraziamento”.

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Luca Quaresmini
Ha la passione dello scrivere che gli permette, nel rispetto dello svolgersi degli avvenimenti, di esprimere se stesso attraverso uno stile personale da cui ne emerge un corrispondente scibile interiore. Le sue costruzioni lessicali seguono percorsi che aprono orizzonti d’empito originale in sintonia con la profondità e la singolarità delle vicende narrate.

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