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Gianluigi Valotti tratta dei cavalieri dell’Ordine Bizantino del Santo Sepolcro. “Un Ordine da riscoprire”, come recita il sottotitolo del libro di cui ne è l’autore, evidenziato in copertina, nel testuale riferimento al lavoro da lui svolto in qualità di appassionato ricercatore, con un’attenzione qui riservata, in modo particolare, alla documentazione relativa a tale “Ordine Bizantino del Santo Sepolcro alla Corte di Ercole III”.

Un “Ordine Sovrano, Dinastico, Militare, Cavalleresco”, come, fra l’altro, è specificato nella presentazione dell’opera monografica, realizzata per le edizioni “Cavinato Editore International”, nel merito di un tema rivendicato anche dalla citazione della referenza al vertice di tale onorifica istituzione equestre, rappresentata dal Granduca Alfred Josef Baldacchino di Malta, per il cui ottantesimo genetliaco è stata pubblicata quest’opera illustrata.

Una esplicita dedicazione che è sottoscritta dal “Gran Priore d’Italia”, referente locale della medesima pertinenza cavalleresca, nella persona di Giovanni Alborghetti, posta fra le pagine iniziali della pubblicazione che, in una dimensione tipografica proporzionata a quadernone, enumera contributi d’approfondimento anche da parte di Ciro Romano, storico presso l’Università di Napoli “Federico II”, per il capitolo intitolato “Ordini Cavallereschi tra storia e attualità”, e di Maria Romanello, autrice del saggio introdotto dal titolo “Il Ducato di Modena, coi suoi decreti e le sue leggi, accoglie l’Ordo Byzantinus Sancti Sepulchri”.

Il lavoro di Valotti si diversifica nell’interessante messa a disposizione della ristampa anastatica di alcuni estratti di un antico decreto di Ercole III, datato 1789, come pure, relativamente ad altra fonte storiografica, del “Trattato di Modena con la Repubblica Francese (1796)” e, fra altri ancora, come gli estratti dell’opera “Elogio del Cavaliere” di Girolamo Tiraboschi (1796), di alcuni altri decreti, d’epoca immediatamente successiva, emanati per volontà di Napoleone I ed inerenti il “rapporto del Ministro per il Culto nei dipartimenti ex-veneti riuniti al Regno”.

Oltre a questi, capeggia, pure a tutta pagina, un manoscritto del 12 maggio 1800 in cui, a Modena, una congregazione religiosa si opponeva ai provvedimenti napoleonici relativi alle nomine religiose, mentre, in una implicita sensibilità rivolta verso il proprio territorio d’appartenenza, si circostanzia la significativa proposta documentaristica del proclama in cui “L’amministrazione della Repubblica Cisalpina (fondata nel 1797) ricorda l’elezione del parroco di Paderno Franciacorta, Faustino Benini”, nel modo in cui, tale documento, appare, per altro, analogamente riprodotto anche nel volume “L’acqua a Paderno nella Franciacorta”, realizzato dallo stesso autore, ma per le edizioni “Sardini”.

Gianluigi Valotti, originario di questa località bresciana, ha sviluppato il proprio fedele attaccamento al proprio territorio anche per il tramite di una serie di pubblicazioni nelle quali il legame con il substrato locale ha elementi utili per amalgamarsi pure con studi interagenti con più vaste contestualizzazioni culturali, come nel caso dell’epopea risorgimentale, nella fattispecie della battaglia di Solferino e di San Martino (1859) alla quale ha dedicato più di un libro, mentre questo volume è da lui dedicato a don Davide Carsana, compianto parroco di Paderno Franciacorta, per molti anni, fino alla metà degli anni Novanta del secolo scorso.

Calandosi nei panni dei cavalieri dell’Ordine Bizantino del Santo Sepolcro, il ripercorrerne i passi, lo ha condotto in quella terra transpadana che ha avuto in sorte l’accomunarsi con il resto dell’area geografica del Pò, per la parte cioè che il “grande fiume” delimita a settentrione, nel merito dell’instaurarsi della fugace Repubblica Cisalpina che, con l’intero bacino padano, ha preso forma nella soluzione politica di una congiunta caratterizzazione.

Il tratto di storia, da lui esaminato, muove i passi da prima di tale realtà di stampo francese. Si origina da quando l’ordine cavalleresco in questione pare che riceva una esplicita e formale ammissione nelle terre rappresentate dal duca Ercole III d’Este (1727 – 1803) con capitale Modena, città nella quale, il 26 aprile 1788, era stato accolto con tutti gli onori dinastici il Gran Duca Dimitri VII Dimitrivec, assegnandogli “(…) per sé medesimo e tutti suoi discendenti il riconoscimento della Sua imperiale origine e la cittadinanza della Nostra Città di Modena, con tutti i Privilegi e Prerogative che hanno e godono gli altri cittadini veri ed originarii della predetta nostra Città”.

Persona nota per l’Ordine Bizantino del Santo Sepolcro, in quanto il medesimo consesso equestre era stato da tempo dinasticamente associato ad una precisa schiatta famigliare che, alla sua persona, aveva unito, con la venuta nel modenese, le sorti poi subite dall’istituzione cavalleresca che rappresentava, a motivo dei notevoli mutamenti intervenuti a seguito dell’avvento in Italia di Napoleone I, come, fra l’altro, scrive Valotti, precisando che “(…) Con l’arrivo di Napoleone, furono tolti tutti gli ordini cavallereschi e dinastici. Nel 1821, dopo la morte di Napoleone, furono poi ripristinati solo pochi ordini legati alla Chiesa; infatti, l’Ordine Bizantino del Santo Sepolcro, che per tradizione dinastica avrebbe dovuto essere riconosciuto, non può accedere a tutti trattati legislativi, venendo meno quindi alla sua possibilità di esprimere i valori di promozione sociale e i riconoscimenti cavallereschi” (…).

Nelle poco più di cento pagine del libro, emerge la riproduzione, da un documento desunto dalla “Biblioteca Lateranense”, già divulgato dal medesimo ordine (1987), degli “estratti del decreto ufficiale di Ercole III in cui il duca accoglie la famiglia di Don Dimitri Vasiljevitch” nel cui contenuto si può leggere anche il solenne pronunciamento, in ordine a quanto vi si attribuisce come fatidico riferimento, circa il punto di snodo percepibile quale nocciolo dell’argomento, che “Vogliamo ancora che Lo si abbia, tratti e riconosca per vero ed originario cittadino e che in essa Città di Modena, suo Distretto e Giurisdizione, possa stabilire il Gran Magistero dei suoi seguenti ordini imperiali dinastici: S. Cirillo, S. Giorgio, S.to Sepolcro, della Fede, della Vittoria, di S. Basilio, dentro la sede della Imperiale Accademia di S. Cirillo”.

Ispirato a San Basilio (329 – 379), l’Ordine Bizantino del Santo Sepolcro riceve ulteriore spazio a corollario d’un suo approfondimento, contestualmente sviluppato in questo libro, mediante la messa in condivisione di alcune dichiarate fonti d’appannaggio identitario, con il capitolo che ne sottolinea l’afflato valoriale e fideistico, ricondotto a questa figura del martirologio romano: “San Basilio e la regola del soccorso dell’amore. L’O.B.S.S. ne fa uno stile di vita”.

Stile che, nell’appendice della pubblicazione, corredata pure da citazioni, sia della bibliografia che della sitografia, è testualmente rivendicato nel porre risalto al fatto che: “(…) L’Ordine, soggetto di diritto pubblico internazionale, ha sede a Malta ed ha Baliaggi e Priorati in molti Stati; vicino alla Chiesa Cattolica Romana, rispetta tutte le religioni. Tra i suoi scopi, vi è la promozione di opere umanitarie, filantropiche e culturali ed anche l’unificazione delle diverse confessioni, nello spirito ecumenico dell’Ordine Bizantino del Santo Sepolcro (O.B.S.S.). L’istituzione culturale dell’Ordine è l’Universitas Sancti Cyrilli, università dinastica che è l’accademia imperiale della Casa Rjurik, avente sede a Malta. Eroga corsi universitari e post universitari di alta specializzazione e conferisce distinzioni accademiche a personalità di prestigio dell’industria, della cultura e dello sport. (…)”

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Luca Quaresmini
Ha la passione dello scrivere che gli permette, nel rispetto dello svolgersi degli avvenimenti, di esprimere se stesso attraverso uno stile personale da cui ne emerge un corrispondente scibile interiore. Le sue costruzioni lessicali seguono percorsi che aprono orizzonti d’empito originale in sintonia con la profondità e la singolarità delle vicende narrate.

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