Tempo di lettura: 4 minuti

Breve obiettivo, rivolto sul maggior ospedale di Brescia, alla fine dell’Ottocento, affacciandosi su alcune mirate stime riassuntive che il quotidiano “La Sentinella Bresciana” metteva in pagina il 10 maggio 1899: “Ospitale Civile. Movimento dei ricoverati nel mese di aprile del 1899: esistenti al primo di aprile 429 (uomini 204 – donne 225). Entrati nel mese 515 (uomini 288 – donne 227). Usciti nel mese 451 (uomini 248 – donne 203). Morti 36 (uomini 18 – donne 18); rimasti alla fine del mese 457 (uomini 226 – donne 231). Le giornate di spedalità nel mese ammontano a 13750”.

Tra i menzionati dati incrociati su questa composita attività, proporzionata ad una sommaria casistica esplicativa, si ponevano pure emblematicamente coloro che interpretavano il corso di certe personali vicissitudini, anche assimilate dalla notizia appena seguente rispetto all’accennata statistica, indicativa, fra l’altro, di un’operatività ospedaliera pure oggetto di una trattazione ricognitiva: “Disgrazie. Ieri all’Ospitale Civile furono medicati Cagna Pietro di Brescia, per varie ferite alla fronte, e Bergomi Angelo per alcune ferite alla mano sinistra, guaribili in dieci giorni e riportate accidentalmente”.

A dare identità, nell’ambito di una contestuale specificità d’emergenza e d’urgenza, ad uno fra i diversi casi che avevano, fra l’altro, contribuito a sostanziare le cifre raggiunte in una visione mensile d’insieme, poteva concorrere anche l’articolo pubblicato il 07 aprile 1844 dal quotidiano “La Sentinella Bresciana”: “Al civico ospitale venne ieri accompagnato certo Civettini Lorenzo d’anni 20, muratore, per esservi curato di una ferita da taglio riportata accidentalmente al palmo della mano sinistra”.

L’avvicendarsi di una molteplicità di casistiche connesse alla qualificata realtà ospedaliera di maggior riferimento a Brescia, pare si profilasse nelle cronache del tempo, trovando posto tra le altre informazioni riportate dalla stampa locale, unitamente alla complessità di tutt’altro genere di notizie di attualità, anche legate alle più disparate proposte di lettura, come, a titolo di esempio, “il giornale mangiabile”, ovvero, come pure risultava nella medesima pagina interessata all’appena riportato infortunio, la presunta invenzione di ciò che era presentata come “(…) la più bella di tutte: il giornale mangiabile. Un chimico tedesco ha trovato il modo di preparare da diverse sostanze animali e vegetali una specie di pasta molto nutritiva ed economica: e un editore intraprendente ha pensato di avvalersi di questa pasta, ridotta in fogli sottilissimi, in tutto somiglianti alla carta da stampa per farne un giornale. Naturalmente non si adopererà l’inchiostro da stampa comune, ma probabilmente qualche sostanza grassa e saporita che servirà da condimento al giornale”.

Oltre alla sommatoria dei dati raccolti ed alla loro diversificata esplicitazione, nell’ambito dei progressivi aggiornamenti promossi dai mezzi d’informazione, poteva pure trovare spazio il rispettivo periodare di una serie di dinamiche particolari, pure ascritte ad un’interazione dai risvolti sociali, con l’importante struttura di soccorso e di cura che vi corrispondeva nei modi più appropriati.

Al vertice dell’ospedale cittadino, il dott. Vitaliano Galli (1839-1903) sottoscriveva un comunicato pubblicato il 28 giugno 1899 su “La Sentinella Bresciana”, per rassicurare circa le cure prestate ad un paziente citato dal medesimo giornale, nell’edizione del giorno prima, riguardo ad una tale vicenda in capo a “Un povero vecchio, colto da grave malore. Ci scrivono da Castegnato 25, l’altra sera sul far della notte, a due trecento metri dall’abitato, fu trovato un povero vecchio febbricitante, sconosciuto, lungo disteso al suolo, incapace di muoversi. Alcuni contadini, presi da compassione, lo raccolsero e lo portarono in una delle case entrando in paese, dove fu posto a giacere sopra un pò di paglia. Il giorno dopo, ieri, visto che non si trattava di un male passeggero, fu chiamato l’egregio medico dr. Ambrosetti che gli riscontrò febbre reumatica e pensò mandarlo all’ospitale di Brescia, munendolo di un certificato controfirmato dall’autorità comunale. (…)”.

Insieme a lui, come precisava l’edizione dello stesso mezzo di stampa, ma inerente la giornata dell’indomani, era stata pure la volta di un altro puntuale contatto fra le vicissitudini umane divulgate, secondo il costume del l’epoca, attraverso il canale d’informazione proprio degli affreschi riprodotti dai giornali, dando risalto, in questo caso, al fatto che “Al nostro Ospitale vennero ieri accompagnati i seguenti individui: Ghidini Piero d’nni 18, per una ferita lacero contusa alla mano destra riportata accidentalmente. Tognetti Antonio, presso l’officina del tram a vapore, per ferite lacere riportate al braccio sinistro, mentre stava lavorando; Salvi Carolina di Chiesanuova, per una frattura alla clavicola destra , riportata cadendo da una pianta, mentre stava raccogliendo ciliege. La povera Salvi ne avrà per una trentina di giorni, salvo complicazioni”.

In quei giorni dove era di dominio pubblico, per il tramite dello svolgersi di una sollecitudine giornalistica, il ricorso ai servizi ospedalieri cittadini in modo capillare, anche limitatamente ad eventi rientranti in estremi racchiusi in aspetti del tutto privati, sembra che tale aderenza si conformasse anche attorno ad una sorta di implicita rivelazione di alcune caratteristiche correlate ai fatti ed emergenti ad indizio delle pieghe di contesto che parevano comunemente intese e ricorrentemente percepite in quegli stessi frangenti, come, ancora a modo di esempio, “La Sentinella Bresciana” pubblicava, fra l’altro, il 14 maggio 1899: “(…) Certa Carè Maddalena, una povera e buona vecchia settantenne, ad onta della sua età, si guadagnava da vivere lavorando in una carbonaia sulla montagna Prato Dorizzo, in territorio di Bagolino. Ieri, l’infelice Carè stava, come al solito, attendendo al lavoro, allorchè fu investita e violentemente gettata a terra da un tronco d’albero precipitato dall’alto. La poveretta rimase gravemente ferita. (…)”.

CONDIVIDI
Luca Quaresmini
Ha la passione dello scrivere che gli permette, nel rispetto dello svolgersi degli avvenimenti, di esprimere se stesso attraverso uno stile personale da cui ne emerge un corrispondente scibile interiore. Le sue costruzioni lessicali seguono percorsi che aprono orizzonti d’empito originale in sintonia con la profondità e la singolarità delle vicende narrate.

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here

Esegui l'operazione aritmetica prima di inviare *