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Lovere, Bergamo. Sono le sale dell’Atelier dell’Accademia di Belle Arti Tadini ad ospitare la mostra:Un paralume rumoroso. Riletture contemporanee dei “cadavres exquis” surrealisti”.

La mostra costituisce la conclusione e la concretizzazione della tesi di diploma accademico di II livello della curatrice dell’esposizione, Giorgia Novellini, studentessa del biennio specialistico di Comunicazione e Didattica dell’Arte presso l’Accademia di Belle Arti di Brescia “Santa Giulia” e per anni impegnata come stagista presso l’Accademia Tadini. L’inaugurazione è per venerdì 12 gennaio alle ore 20 e rimarrà aperta al pubblico sino al 21 gennaio.

Presenta 20 opere create appositamente da circa 80 studenti dell’Accademia “Santa Giulia”, che sono stati coinvolti e coordinati dalla curatrice, con la collaborazione del relatore, Paolo Sacchini, e dei docenti dei diversi corsi a cui gli studenti stessi afferiscono, al fine di dare attuazione effettiva e tangibile al progetto di tesi magistrale, che è stato dedicato all’indagine circa l’attualità delle modalità espressive surrealiste, e in particolare del cadavre exquis.

Inventato nel 1924 dal leader e padre-padrone del movimento surrealista, André Breton, il cadavre exquis (“cadavere squisito” o “eccellente”, in traduzione italiana) può essere definito come un vero e proprio gioco surrealista, nel quale tuttavia la componente più ludica e divertita, che pure è evidente e molto importante, è soprattutto un pretesto per creare un’opera collettiva e riflettere contestualmente sulle potenzialità di un’applicazione “corale” dei principi del Surrealismo.

Il cadavre exquis è stato inizialmente utilizzato in ambito letterario, e il suo meccanismo è ben noto: il primo componente del gruppo scriveva una parola su foglio, poi lo piegava coprendo quello che aveva scritto e lo passava al secondo, che continuava la “creazione collettiva” senza sapere quanto era stato scritto nel passaggio precedente; poi, gli altri partecipanti proseguivano il “gioco” applicando il medesimo principio. Lo stesso nome del gioco deriva dalla prima frase che fu ottenuta nel 1925 dai surrealisti applicando questo principio: «le cadavre exquis boira le vin nouveau» (“il cadavere squisito berrà il vino nuovo”).

I pittori surrealisti, a loro volta, hanno ripreso tale metodo, con una variante, ovvero piegando il foglio in modo da lasciare visibile solo un piccolo frammento, che il successivo partecipante e possa poi continuare e modificare a propria volta, e così via per un numero di passaggi che in linea di principio potrebbe essere infinito.

Il cadavre exquis è uno dei meccanismi più interessanti messi a punto dal movimento surrealista nel tentativo di riversare direttamente nell’opera, senza mediazioni logiche e intellettuali, forme e pensieri in cui si addensano nuclei emotivi differenti.

La mostra Un paralume rumoroso deve il suo titolo all’incipit di un “cadavere squisito” verbale realizzato, in fase di elaborazione delle opere poi raccolte in mostra, da alcuni degli studenti dell’Accademia “SantaGiulia” coinvolti nel progetto.

L’idea di sfruttare il gioco surrealista è stata finalizzata all’indagine dell’intesa collettiva. Lo scopo della tesi, quindi, oltre a quello di consentire la sperimentazione di tecniche di realizzazione dei “cadaveri squisiti” inedite e moderne (molte delle opere in mostra, ad esempio, sono stati realizzate con i linguaggi delle tecnologie digitali), è soprattutto quello di scoprire come emozioni e sentimenti inconsci possano modificare il processo artistico, rendendolo in qualche modo più vero, perché impregnato da pensieri ed esperienze personali che vengono inclusi in un’opera corale. Ogni partecipante ha avuto modo di creare individualmente una parte di qualcosa di più grande e collettivo. Il singolo lavora sia per se stesso che per il gruppo.

Per trasformare la tesi in realtà concreta, Giorgia Novellini ha coinvolto nell’impresa oltre 170 studenti afferenti a Scuole diverse, grazie alla collaborazione dei docenti; alcuni progetti sono stati direttamente inseriti nella didattica dei corsi, mentre altri sono nati dalla spontanea adesione degli studenti. A chiusura dell’esperienza, per esigenze logistiche e scelte curatoriali sono state  elezionate 20 opere, realizzate da 81 studenti.

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Valerio Gardoni
Giornalista, fotoreporter, inviato, nato a Orzinuovi, Brescia, oggi vive in un cascinale in riva al fiume Oglio. Guida fluviale, istruttore e formatore di canoa, alpinista, viaggia a piedi, in bicicletta, in canoa o kayak. Ha partecipato a molte spedizioni internazionali discendendo fiumi nei cinque continenti. La fotografia è il “suo” mezzo per cogliere la misteriosa essenza della vita. Collabora con Operazione Mato Grosso, Mountain Wilderness, Emergency, AAZ Zanskar.

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