A Travagliato (Brescia), c’è una via dedicatagli e non è un caso. Don Mario Turla (1931 – 2004) lo si ricorda in una dedicazione viaria, individuata in una zona di recente urbanizzazione ed, al medesimo tempo, circostanziata in una antica tradizione, essendo in prossimità di una chiesa rurale, “Santa Maria dei Campi”, quale santuario mariano, definito in una peculiare ed in una consolidata devozione.

Nel luogo dove ha ricoperto il ruolo di parroco dal 1988, fino all’anno della sua stessa fatale dipartita, le tracce sono anche quelle di un suo perdurante lascito, a favore dell’intera località dove è terminato il suo lungo ed intenso mandato sacerdotale.

Fra queste, c’è anche la sterminata serie delle sue ricerche storiche dedicate alla realtà locale, non solo a carattere religioso che, considerate in un carisma traslato nel suo ultradecennale parrocchiato, pare abbiano, fra l’altro, ispirato, la messa a punto di un suo postumo ritratto, al pittore Mario Meneghini, in una condivisa contestualizzazione, rispetto al diverso ruolo dell’uno e dell’altro, sviluppato in una comune realtà d’adozione.

Alle porte di Brescia, emerge, anche grazie alle possibili riflessioni di rimando dalla visione di questo ritratto, la testimonianza di un parroco che ha, poi, lasciato alla sua comunità, buona parte della sua eredità, sia di beni artistici che librari, oltre che di storici e di argomentati contributi culturali, destinandoli al Comune territorialmente competente la parrocchia dove aveva in vita esercitato, in ultima sede, il proprio compito presbiterale, ponendo un concreto punto fermo e tangibile al risvolto, pratico ed effettivo, della portata di una riscontrata corrispondenza d’impatto anche sociale.

Questo ritratto, rientra, per la verità, nell’ambito di un più diffuso ciclo compositivo, da parte di questo apprezzato autore di Travagliato che, l’aveva presentato, proprio nella chiesa del Suffragio, affacciata sulla piazza grande di questa località, nel corso di una pregressa e di una riuscita sua esposizione personale di anni fa.

Esemplificativa, ai quei giorni, di un recente e sentito percorso creativo, tale mostra, tra le varie opere esposte, particolareggiava lo stile di questo affermato artista autodidatta, attraverso una versatile oggettivazione di temi diversi, interpretati con un’efficace soluzione espressionista.

Dai richiami più lontani, come “Villa Feltrinelli” di Gargnano e “San Pietro in Lamosa” prossimo, invece, al Sebino, fino a poter considerare quelli, a loro volta, attinenti certi ulteriori particolari locali, il ritratto di don Mario Turla, conserva, fra altri perduranti spunti e tra altrettante utili ispirazioni pittoriche, anche percepibili in analoghe opportunità allegoriche, una concomitante attualità, pure a riguardo di ciò che, in seguito, si è concretizzato nell’intitolazione di una via e negli ancora inevasi progetti di valorizzazione di quanto, nel frattempo, nemmeno svelato, rappresenta il lascito responsabilizzante dei beni culturali da questo stesso sacerdote dirottati ad una pubblica referenza di natura squisitamente civica della comunità.

Comunità che il parroco don Mario Turla, contestualmente all’ottemperare ad una solerte cura d’anime, aveva descritto per il tramite di numerose ricerche e di approfonditi saggi storici, effettuati anche ricorrendo alla consultazione di archivi presenti a Brescia, come, su temi differenti, tali contributi risultano a sua firma da diverse edizioni del periodico parrocchiale “L’Eco di Travagliato”, allora editorialmente diretto da un’altra forte personalità ecclesiastica, pure legata al mondo culturale bresciano, nella persona di mons. Antonio Fappani, tuttora indimenticato mentore di una fondazione di un’associazione culturale che, rispettivamente, si rifanno alla sua figura.

Tra questi scritti inediti, ovviamente riferibili al periodo dei poco più di tre lustri di quando è stato parroco a Travagliato, anche alcune pagine inerenti il leggendario personaggio locale, d’epoca medioevale, Farulfo, tra altre, invece, dedicate al pittore, vissuto a cavallo fra Cinquecento e Seicento, forse di origine travagliatese, Prospero Rabaglio, potendosi pure considerare, fra altri documenti da lui portati alla luce, quelli inerenti al “mancato monastero di Travagliato”, ed all’ormai rudere, proprio ai minimi termini, “Santuario della Madonna di Valverde a Travagliato”, sempre culturalmente veleggiando nel vasto pelago della storia, anche in relazione ai fatti descritti, limitatamente al territorio, riguardo la peste del 1630 ed all’argomentare anche a proposito dell’origine del curioso toponimo di Travagliato.

Originario di Montisola, a Travagliato aveva concluso i suoi giorni, anche accomiatandosi, nel generoso raggio delle sue ultime accennate volontà, con la riflessione del suo testamento spirituale, poi divenuta parte di un pieghevole, a suo tempo, pubblicato per recarne la memoria e farne condivisione: “18 giugno 2004. Il Signore nella Sua misericordia/ mi ha fatto dono di comprendere ciò/ che più conta nella vita:/ amare Lui ed in Lui il prossimo./A Lui il mio più sentito grazie/ per le tante volte che mi ha perdonato./ Sono consapevole di non aver amato/ tanto quanto sono stato amato./ Chiedo scusa a tutti per le mie mancanze/ nei loro riguardi./A tutti chiedo una preghiera./ Rendo, con profonda umiltà, al Signore/ il mio grazie per avermi intimamente unito/ a Lui con il Sacerdozio ministeriale./ Spero, con la Grazia del Signore,/ di poterci incontrare nella/ Santa Gerusalemme del cielo./ Don Mario Turla.