Era nato a Pontoglio. Aveva retto le sorti della Prefettura di Udine (1879 – 1880), di Bologna (1881 – 1882) e di Venezia (1882 – 1887). A soli cinquantadue anni, avveniva la fatale dipartita, nella sua amata terra natia, soggiornando nella sua villa di Rovato. Qui, alle esequie solenni, oltre al Prefetto di Brescia, Agostino Soragni (1829 – 1898), era presente, fra gli altri, anche il sindaco di Venezia, Dante di Serego Alighieri (1843 – 1895). Poco prima che morisse, il presidente del Consiglio, Francesco Crispi, lo aveva indicato come prefetto a Genova.

L’avvocato Giovanni Mussi (1835 – 1887), eclettica figura del panorama istituzionale post-risorgimentale, era stato anche deputato, nella Tredicesima legislatura dal 1876 al 1880, eletto nel collegio di Chiari, distinguendosi nell’Italia liberale, per la “sinistra storica” di allora, avendo militato nell’Unione Liberale Progressista, dimissionandosi, in seguito, da parlamentare, per l’avvento della sua prima nomina prefettizia.

Figura che riconduce al ruolo di prefetto, un bresciano, piuttosto infrequente origine, nell’effettiva cronotassi, rispettivamente interpretata, per tale apicale incarico, in ogni dove del Belpaese.

Dalla stampa dell’epoca, panorama editoriale dove questo personaggio si era pure distinto, come pubblicista, fondando a Milano, il giornale “L’Unione”, dopo aver diretto “Il diritto” a Firenze, risultano tracciate alcune testimonianze significative che, fra le altre, ne documentano il riscontro, avvenuto nel territorio locale, secondo un tributo di stima, unitamente al riconoscimento corale di un contestuale valore personale, espresso nei confronti del suo notevole spessore istituzionale.

La prima pagina del quotidiano, ispirato alla “destra storica”, intitolato “La Sentinella Bresciana”, insieme ad altri tratti contraddistinguenti propri dell’uomo, precisava, nell’edizione di mercoledì 16 novembre 1887, che “(…) La linea politica di Giovanni Mussi era diversa da quella seguita dalla Sentinella e noi non abbiamo avuto ad incontrarlo che come avversario nelle lotte di partito. Ma, al di sopra dei partiti, c’è la patria e come, in nome di questa, ci trovammo sempre uniti tutti, destri e sinistri, partito d’azione come si chiamava un tempo, e moderati, ogni volta che c’era da combattere i nemici d’Italia, così anche nelle dispute più acri sentivamo sempre di essere affratellati dalle battaglie insieme combattute. E quando la morte miete la esistenza di uno di questi soldati valorosi, della patria, non sappiamo più discernere in che partito militasse un tempo, ma vediamo con dolore sparire un compagno, uno di quelli che parteciparono le ansie, i dolori, gli entusiasmi dei giorni gloriosi della nostra epopea e che sanno troppo di quante lagrime e di quanto sangue grondi questa indipendenza per farne buon mercato o per arrischiarla in imprudenze colpevoli. (…)”.

La sua carriera prefettizia aveva interessato più sedi, analogamente, a quello che risulta proprio del percorso praticato dal prefetto di Brescia, titolare al momento della sua scomparsa, il modenese Agostino Soragni, consigliere delegato, nel corso di un bimestre, a Grosseto, nel 1875, poi, prefetto a Caserta dal 1875 al 1883, quindi l’incarico nel capoluogo bresciano dal 1884 al 1891, in seguito a Reggio Calabria dal 1891 al 1892, passando dopo per il triennio, espletato a Novara, dal 1892 al 1895, per concludere con un altro bimestre, effettuato, invece, ad Alessandria nel 1895.

Anni nei quali, come, fra altre informazioni, attesta il volume “I prefetti nell’Italia liberale”, nel capitolo “I prefetti come mediatori fra Stato e società”, ogni Prefettura editava una specifica pubblicazione rivolta al proprio territorio di pertinenza, in quanto “(…) il prefetto e il suo staff svolgevano una funzione di filtro, sia per diffondere le istruzioni fra le amministrazioni di livello inferiore che per trasmettere informazioni al Ministero dell’Interno. Il “Bollettino della Prefettura”, pubblicato obbligatoriamente da ogni prefettura in base alla legge comunale e provinciale del 1865, veniva stampato e distribuito a spese dei Comuni. Le informazioni da inserirvi includevano le circolari prefettizie e ministeriali, le leggi ed i decreti regi (sebbene si sottolineasse che questi dovevano anche circolare separatamente), i regolamenti governativi e tutti gli altri affari riguardanti la provincia. (…)”.

Andando pure ad esplicitamente concernere questo prefetto di origine bresciana, questo libro di Nico Randeraad, puntualizza pure che “(…) quella del prefetto rimase lungo tutto il periodo liberale una figura centrale nella vita amministrativa, sociale e culturale della provincia. Una scatola di corrispondenza personale appartenuta a Giovanni Mussi, prefetto di Bologna nei primi anni Ottanta, conservata all’Archivio di Stato di Bologna, mostra che egli ricevette una quantità innumerevole di lettere, opuscoli e inviti di associazioni locali di persone altolocate. (…)”.

Fra questi inviti ed intercorsi vari, legati alla carica ricoperta, per altro, analogamente destinati, nel loro genere, a perpetuarsi nel tempo, pare ci possa essere stato anche quel coinvolgimento testimoniato, nel centro bolognese, dal giornale satirico “Ehi! Ch’al scusa”, alla data del 21 gennaio 1882, dove, a margine di un concerto cittadino, un tal cronista andava appuntando, sorridendo di rimando da una scorsa sui presenti alla circostanza, che: “(…) noto in prima fila la Contessina Carmela Bianconcini-Persiani; nella penultima, il prefetto Mussi – il quale, forse, è sopra pensiero, vedendo tanto sfoggio di illuminazione a gas – ed, in fondo, alla sala, il lorgnon e la barba aristocratica del conte Zucchini Solimei. (…)”.

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