Un nostro lettore, Marco Botti, ci scrive:

Quando si leggono articoli di persone prematuramente scomparse ci sentiamo, spesso, un po’ tristi. Ecco, io in questo momento sento l’esatto contrario, perché ciò che trasmetteva l’Ingegner Daniele Triva non era tristezza ma un mix di gioia, amore per il proprio lavoro e soprattutto per le persone che gravitavano intorno a lui. Daniele è morto qualche giorno fa, a 54 anni, dopo 11 mesi di malattia.

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Spero che non mi prendiate per uno che deve scrivere qualcosa e quindi che ci butta dentro una storia anche perché, vi confesso, che io Daniele (spero di non offenderti dandoti del tu anche se nel nostro incontro tu stesso me lo concedesti) l’ho conosciuto e visto una sola volta per circa un’ora. Ma per uomini come lui basta poco per capirne lo spessore ed il valore, l’unica nota triste che mi rimane è quella di non averlo conosciuto meglio.

Cominciamo dall’inizio. Il denominatore comune fu la mia amica Nadia che, assunta da poco alla Copan, azienda dove Daniele Triva era presidente, mi chiamò entusiasta invitandomi a vedere il “paradiso” dove era capitata… e aveva pienamente ragione.

Definire la Copan solo come “azienda” è estremamente riduttivo, la definirei più una grande famiglia specializzata in biotecnologie all’avanguardia dove tutti si vogliono bene e remano nel verso giusto, capeggiati da un capitano equo, giusto e meritocratico. Perché Daniele, contrariamente al classico imprenditore italiano che io definisco old style, era avanti anni luce.

Alcune cose per rendervi l’idea: la mensa aziendale è arredata più da taverna di casa che da mensa, corredata di tutti gli optionals: impianto audio Bose di ultimo grido, mixer, microfoni per il karaoke e chi più ne ha più ne metta. L’esterno farebbe invidia a tanti locali bresciani per un estivo ad hoc, corredato di palco da paura, banco bar, panche e tavoli d’acciaio, un barbeque che non hanno manco i ristoranti che propongono carne alla griglia, insomma un vero “parco giochi” che -udite udite- tutti i dipendenti possono usufruire per feste di compleanno loro o dei loro figli, previo un quid veramente irrisorio che, indovinate un po’, va nelle casse dell’asilo nido aziendale!!! Si si, le donne che lavorano in Copan possono usufruire del nido aziendale a prezzi inferiori ai costi di gestione dello stesso.

Poi creò anche il Futura, una struttura nei pressi dell’azienda dove studenti universitari o stagisti potevano entrare gratuitamente per utilizzare macchinari e supporti sempre all’avanguardia che l’università o altre strutture non potevano permettersi.

Bene, quando vidi e sentii tutto questo mi si aprì il cuore e tra me pensai: “ma allora è proprio vero che esistono imprenditori illuminati”. Quanto mi sarebbe piaciuto lavorare per persone di questo stampo. Chiesi subito a Nadia se poteva fissarmi un appuntamento con l’Ingegner Triva. Sembrerà stupido, ma ci tenevo a dirgli quanto lo stimavo per quello che stava facendo e non mi riferisco al tipo di lavoro ma all’impostazione che aveva dato alla sua azienda, con i suoi “dipendenti”. Nadia mi disse subito che avrebbe chiesto avvisandomi che Daniele era piuttosto impegnato. Cavoli, se non era impegnato lui!!!

Ma io ero fiducioso e di li a poco arrivò la convocazione. Ero agitato come un bambino al primo giorno di scuola. Da presuntuoso che sono non mi reputo l’ultimo arrivato ma comunque rapportarsi con persone “fuori dal comune” non è mai semplice, anzi. Arrivai in Copan con qualche minuto d’anticipo con una confezione del mio vino in mano. Mi annunciai alla reception e la signorina mi confermò che l’Ingegner Triva mi stava aspettando e se potevo cortesemente attendere qualche minuto.

Intanto durante l’attesa guardavo i quadri appesi alle pareti dei vari riconoscimenti avuti in tutto il mondo per il lavoro svolto, vidi che avevano un distaccamento anche in California, se devo essere sincero un po’ mi ero preparato prima dell’incontro sbirciando qua e la su internet articoli sulla Copan e sul suo “condottiero” e di sicuro non mi avevano per niente tranquillizzato, uno così non poteva essere umano!!! Dopo circa venti minuti arrivò la sua segretaria con un’aria tutt’altro che rassicurante e mi disse: “Sono mortificata ma l’Ingegner Triva è dovuto scappare per un imprevisto con un cliente, si scusa tantissimo ma non la può ricevere”. La tensione dell’attesa e le mie aspettative si trasformarono in amarezza e delusione. Salutai e lasciai comunque il mio presente alla signorina della reception.

Quando fui un attimo più lucido mi dissi che, insomma, un uomo della sua levatura con un’azienda mega galattica da gestire e da mandare avanti, che cosa doveva fare? perdere del prezioso tempo con uno che andava a stringergli la mano e dirgli: “Uè grande!!! Sei il number one!!!”? Ma dai non scherziamo, forse avevo sognato un pò troppo, anche se la mia testolina mi diceva che se uno era così avanti sui rapporti umani l’occasione di un emerito sconosciuto che gli attestava la stima nei suoi confronti non poteva perdersela. Non mi rassegnai e rimasi fiducioso.

La mia fiducia di li a poco venne ben riposta. Mi squillò il telefono con un numero che non conoscevo: “Salve sono Daniele Triva, non so se si ricorda…” Certo che mi ricordavo ma decisi di tirarmela un po’,….”Oddio mi ricordi…”, “Copan le dice qualcosa?”…”Madonna, certo…come va?” “Bene bene, mi scusi infinitamente per l’altra volta ma ho avuto un problema urgente da risolvere con un cliente e non potevo rimandare. Spero di non averla incasinata”, “Ma no si figuri (come se non avessi niente da fare tutto il giorno)”, “volevo chiederle se era ancora disposto ad incontrarmi”…. “ok quando?”.

Arrivai, anche quella volta, con qualche minuto d’anticipo. La signorina della reception era la stessa e anche lei scusò della volta precedente dicendomi che non era nello stile dell’Ingegnere. Arrivò poi la segretaria e pure lei mi disse le stesse cose. Ok ho capito, ci credo giuro, pensavo tra me e me. Sulla porta del suo ufficio, il panico…e adesso che cavolo gli dico? !! Entrai e l’ingegnere mi mise subito a mio agio chiedendomi se potevamo darci del tu. Ovvio che si. Gli dissi che ero onorato di conoscere una persona che fosse in grado di gestire un azienda così con tutti i problemi annessi e connessi ma condividendo il tutto con i propri dipendenti, premiandoli, incentivandoli e facendoli sentire a casa.

“Fai un lavoro che ami e non lavorerai mai, neanche per un giorno in tutta la tua vita (Confucio)” , ecco quello che trasmette la Copan. Mi disse una cosa che mi piacque molto, cioè che la fiducia, e quello che si può dare alle persone, non è sempre ricambiata ma a lui importava poco. Lui era così ed è così che lui stava bene con se stesso. Se qualcuno non lo apprezzava o se ne approfittava, questo non era un problema suo ma di chi si comportava così. Quando mi congedai Daniele si alzò e mi disse: “se non ti offendi voglio ricambiare la tua cortesia dell’altra volta. Visto che produci vino penso che lo apprezzerai”. Mazza!!!! Mi regalò due bottiglie di Amarone di annate differenti e un giubbetto smanicato e cappellino brandizzati Copan. Cavoli, ho pensato, è pure brillante !!!! Ringraziai infinitamente e ci scambiammo le e-mail per tenerci in contatto, uscii da quella porta con una carica e una fiducia incredibili, proprio alla “Yes, We can!!!”.

Fu la prima e l’ultima volta che lo vidi, fino alla telefonata di Nadia, in lacrime, che mi annunciava la sua morte, spiegandomi che un tumore all’esofago diagnosticato 11 mesi prima se l’era portato via, a 54 anni con una moglie e 4 figli. Ma non voglio soffermarmi sulla sua morte, ma su ciò che è stato e che ha fatto. Sicuramente lascerà un vuoto intorno a se e a chi gli era più vicino, ma se io penso che ho goduto della sua presenza per un’ora mi sento fortunato ed ottimista, e chiunque ha avuto modo di stargli vicino può dire altrettanto, senza tristezza ma con felicità, ricordando quella grande persona che era. Noi viviamo di ricordi e sono questi che a volte ci fanno superare i momenti bui che ci possono capitare nel corso della nostra esistenza.

Grazie Daniele di fare parte di questi, ovunque tu sia ora. La mia speranza per la tua “grande famiglia Copan” è che il tuo successore sia degno del testimone che tu gli hai passato e concludo facendoti un grande in bocca al lupo!

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