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Verona – Da tempo è risaputo che l’olfatto del cane, straordinariamente sviluppato, può rappresentare un valido aiuto nella scoperta, nella diagnosi e nella segnalazione di situazioni di emergenza e pericolo per la salute umana.

Anche se sono tuttora in corso studi per fare maggiore chiarezza su come il cane riesca a ‘sentire’ l’emergenza, i cani sono comunque già considerati una certezza, da questo punto di vista, e i risultati parlano chiaro.

In tutto il mondo sono dunque attivi da molto tempo progetti che vedono i cani coinvolti in esercitazioni capaci di renderli efficaci al cento per cento nella segnalazione di situazioni di pericolo per la vita umana.

Le crisi dovute al diabete sono alcune di queste. E proprio rispetto a questa grave malattia sono stati osservati casi di persone diabetiche e dei rispettivi cani che, con modalità diverse, erano in grado di segnalare lo stato di ipoglicemia, sia fiutando il loro padrone, sia osservando la presenza di cambiamenti nella gestualità e nei comportamenti.

Ma solo pochi malati di diabete sanno che il cane può essere un vero salva vita oltre che un fedele compagno di vita.

Ben venga allora questo libro – Un tartufo per la vita, edizioni Osiride, firmato da Silvia Allegri, giornalista, scrittrice ed esperta di onoterapia, e Roberto Zampieri, addestratore cinofilo e anima dell’associazione Progetto Serena Onlus – che offre al lettore non solo tante testimonianze, ma anche alcune informazioni molto utili sia per i malati sia per coloro che ci tengono anche al benessere del cane.

Un libro necessario perché il diabete mellito è molto comune e i numeri sono in costante crescita. Nel mondo vive quasi mezzo miliardo di persone con diabete. In Italia ci sono oggi circa 5 milioni di persone con il diabete di cui circa 4 consapevoli della malattia e 1 milione che non sa di averla.

A metà degli anni ’80 i diabetici italiani non arrivavano a 2 milioni. La malattia è stata identificata come una delle tre emergenze sanitarie dall’Organizzazione Mondiale della Sanità. È l’unica non contagiosa anche se esistono uno stile di vita poco salutare e un ambiente insalubre che di fatto “contagiano” le persone e le rendono predisposte ad ammalare della varietà più comune di diabete (tipo 2).

Progetto Serena Onlus nasce quando una paziente diabetica e il presidente di un’associazione di Verona che si occupa di questa malattia sentono la necessità di entrare nel mondo dei cani allerta.

“Da una prima visione dei progetti già esistenti si è deciso di creare una metodologia innovativa basata sulla relazione e su un rapporto alla pari tra cane e umano”, spiega Zampieri.

E aggiunge: “Dopo una fase di studio è iniziata una sperimentazione operativa che ha coinvolto prima alcuni cani di non diabetici.

Poi, partendo dai risultati positivi ottenuti, si è iniziato il percorso con cani di persone diabetiche fino ad arrivare a oggi dove, grazie ai miglioramenti nella qualità della vita del diabetico accompagnato da un cane allerta, la medicina ufficiale si è affiancata a Progetto Serena Onlus per approfondire i meccanismi che portano il cane ad avvertire il proprio umano, ponendo così le prime basi per la prima ricerca scientifica ufficiale sul tema”.

Silvia Allegri e Feuer
Silvia Allegri e il suo Feuer

Una ricerca che ha già basi solide. Se confrontato con quello dell’uomo, infatti, l’olfatto del cane è un milione di volte più potente. Le cellule cerebrali legate alla decodifica degli odori sono 40 volte più numerose nel suo cervello rispetto a quello umano.

“Questa grande sensibilità olfattiva” spiega Allegri,è dovuta anche all’estensione della superficie del recettore: la mucosa olfattiva misura 150 cm2 nel cane, contro i soli 3 cm2 della nostra specie.

Gli odori, a contatto con le cellule, provocano modificazioni chimiche che producono un messaggio nervoso che giunge, per via del nervo olfattivo, alla zona del cervello dove viene elaborata l’informazione. La percezione degli odori varia in funzione della loro composizione chimica, del grado di igrometria dell’aria circostante o del loro peso molecolare. Una molecola pesante e leggermente solubile nell’acqua è percepita con più facilità”.

Un tartufo per la vita
Appuntamento il 2 settembre con la prima uscita ufficiale del libro


È su queste basi che lavorano i cani da ricerca
(come quelli al lavoro nelle zone colpite dal sisma del 24 agosto scorso) o da pista, per percepire odori umani o di oggetti, ed è proprio sfruttando queste peculiarità che viene impostato tutto il lavoro.

“Viene usata un’emissione di particelle con una particolare composizione chimica”, spiega Zampieri, “e imprimiamo nella memoria del cane il dover segnalarci questo insieme di fattori, qualora si presentasse”.

L’idea di scrivere un manuale è nata dal fatto che il Progetto si sta espandendo su tutto il territorio nazionale ed era necessario scrivere un vademecum da fornire a chiunque desiderasse avvicinarsi per entrare a farne parte.

Ma la scrittura ha poi portato a creare, anziché un manuale, questo piccolo libro: un testo in cui, oltre al metodo in sé, si spiegasse in cosa questo progetto si differenzia da altri che appaiono simili.

Un libro in cui si parla del diabete, malattia così nota eppure così poco conosciuta per quello che è davvero; in cui si trattano anche tematiche relative al benessere del cane: il quattrozampe nel Progetto non viene mai allontanato dal proprio umano.

Un libro che è utile soprattutto a agli istruttori e preparatori cinofili e ai diabetici.

I primi, nel seguire i cani loro affidati, hanno bisogno di linee guida che garantiscano l’applicazione della metodologia di Progetto Serena; i secondi possono farsi un’idea di cosa significhi partecipare insieme al proprio cane al percorso di preparazione.

 

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