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Reggio Emilia.Un tocco di classe. L’occupazione delle Officine Reggiane 1950-51” dedicata, come suggerisce il titolo, alla storia dell’occupazione delle Officine Meccaniche Reggiane di Reggio Emilia rivive in una mostra fotografica.

La mostra realizzata in collaborazione con Comune di Reggio Emilia, Spazio Gerra e Stu Reggiane, si compone di circa 100 fotografie originali dell’epoca, e sarà ospitata negli spazi del Capannone 18 dell’area Reggiane oggetto di ristrutturazione negli anni scorsi ( si tratta dell’ex capannone di assemblaggio telai del settore ferroviario), riportando la storia di quel conflitto nella sua “naturale dimensione”.

Un’occupazione durata un anno tra l’ottobre del 1950 e l’ottobre 1951, la più lunga della storia d’Italia. Era il 1950 a fronte di un piano di 2.100 licenziamenti, inizia la più lunga occupazione di una fabbrica da parte degli operai della storia italiana. In linea con il piano del lavoro della Cgil nazionale ed a dimostrazione della effettiva convertibilità della produzione da bellica a macchinari per l’agricoltura, nel corso dell’occupazione viene progettato e prodotto il trattore cingolato ‘R60’.

Oltre ad offrire una cronologia degli eventi, la mostra, che organizza un insieme di materiali estremamente eterogeneo, originale e di qualità sia estetica sia contenutistica in senso storico-documentale, si compone di quattro sotto-aree tematiche che riguardano:

Il lavoro l’autogestione produttiva, l’idea di riconversione della fabbrica contro la dismissione delle attività e i licenziamenti, l’idea del controllo diretto degli operai e dei tecnici sulla produzione, rappresentata dal trattore R60 che venne ideato e realizzato dai lavoratori durante l’occupazione;

I conflitti e la costruzione della comunità operaia di lotta;

La solidarietà che accompagnò quella durissima vicenda di resistenza sociale – la solidarietà alimentare e delle categorie produttive che contribuirono a sostenere economicamente lo scontro, quella degli intellettuali verso le maestranze nella fase di generalizzazione del conflitto e quella tra movimento operaio e movimento bracciantile, tra città e campagna, per citare gli esempi più rilevanti –

Le biografie: tredici biografie di protagonisti che rappresentano il lascito di quella lotta nella costruzione del “modello reggiano” negli anni sessanta e settanta.

Il percorso espositivo viene completato da audio-narrazioni e da materiali documentali, sia originali dell’epoca (in gran parte i fogli e i bollettini di lotta stampati durante la vertenza) sia realizzati per l’occasione, che supportano e accompagnano il visitatore in un viaggio nel tempo attraverso le fasi di quella lotta.

La mostra, le cui foto sono state reperite dai fondi di quattro archivi storici: Archivio storico Cgil Nazionale, Archivio storico Camera del Lavoro Reggio Emilia, Fototeca Panizzi, Archivio Istoreco, rappresenta, inoltre, un omaggio ad un’esperienza di fotografia militante, quella del Gruppo Artigiani Fotografi (GAF) di Reggio Emilia.