Un videogioco, pensato da uno psichiatra e destinato a esperti e genitori, per entrare in contatto con i giovani e gli adolescenti in difficoltà.

Questa l’idea di Xavier Pommereau, medico psichiatra che dichiara a La Croix: “Da cinque anni e dall’arrivo di facebook in Francia, gli adolescenti in difficoltà non sopportano più il rapporto tradizionale faccia a faccia con uno psichiatra”.

Da qui quindi nasce il gioco elettronico, “Clash back”, pensato per entrare in contatto con questa generazione iperconnessa, parlando dei loro problemi con realismo e un approccio empirico.

Il primo episodio, disponibile per mac e pc dai primi di dicembre, mette in scena Chloé, una ragazza di 16 anni, che segue lo stile dark e che cerca di negoziare con il padre l’autorizzazione a farsi tatuare una salamandra.

Per ottenere il suo scopo la ragazza virtuale può utilizzare diversi comportamenti, che fuori dal gioco servono a creare un ritratto del giocatore – dunque dell’adolescente – che impostando le domande di Chloe mostra il suo modo di relazionarsi e di comportarsi. Così, in un secondo momento, lo psichiatra può interpretarli e trovare un modo per entrare in contatto con le difficoltà ed i problemi dei giovani pazienti.

Ma “Clash back non vuole moralizzare. E’ un supporto per sdrammatizzare i rapporti con gli esperti”, precisa Pommereau.

I primi risultati, testati su 500 giovani, sono incoraggianti. Giocando infatti, sempre accompagnati da un medico, gli adolescenti in crisi si lasciano andare ed evocano rapidamente i loro conflitti con i genitori, i loro problemi. Soprattutto riescono a prendere le distanze dai propri eccessi.

“La durezza dei dialoghi nel gioco ha avuto un effetto specchio su di me e mi ha fatto prendere coscienza della necessità di essere meno aggressiva con i miei” racconta Julie, ragazza di 17 anni arrivata al centro gestito da Pommereau in seguito ad un tentato suicidio. Per la ragazza il videogioco è stato un modo per sbloccarsi: “Adesso ho voglia di giocarci con i miei genitori per fargli capire alcune cose che non riesco a dirgli direttamente”.

Il gioco, che ha per target ragazzi dagli 11 ai 21 anni, può essere utilizzato individualmente o in gruppo, sempre seguiti da esperti dell’adolescenza. Adesso l’obiettivo è quello di creare un nuovo episodio, questa volta dedicato agli adulti, per imparare a gestire le situazioni di autolesionismo tra gli adolescenti.

Redattore Sociale
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