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Ferrara. Ricco week end di spettacoli in scena al Ferrara Off: venerdì ultimo appuntamento con Mondovisioni – i documentari di Internazionale, alle 21 sarà “Among the Believers”, l’approfondimento dedicato al leader religioso Abdul Aziz Ghali, sostenitore dell’Isis e dei talebani, a chiudere la rassegna “Tra genti e frontiere, a Ferrara Off”. Sabato e domenica 12 ospiterà “La boutique del mistero”, spettacolo affascinante e perturbante, ispirato ai racconti pubblicati da Dino Buzzati nel 1968 nell’omonima antologia.

L’appuntamento di venerdì è con il video realizzato nel 2015 da Mohammed Ali Naqvi e Hemal Trivedi, che si concentra su una figura emblematica per capire il Pakistan contemporaneo: Ghali da anni incita il popolo alla jihad e si spende per imporre al Paese una versione particolarmente rigida della Sharia. Il culmine della sua guerra sacra ha avuto luogo nel 2007, quando il governo rase al suolo la sua moschea, uccidendo sua madre, suo fratello e il suo unico figlio, insieme a 150 studenti. Il film segue Ghazi nella sua personale lotta per la creazione di un’utopia islamica, insieme ai destini opposti di due adolescenti che frequentano le sue scuole coraniche, ed è rivelatore e allarmante nello svelare le battaglie ideologiche che stanno modellando l’interno mondo musulmano.

Sabato e domenica invece, dopo il successo di pubblico riscosso lo scorso weekend con “Tranne che il buio”, Ferrara Off prosegue l’approfondimento dedicato a Dino Buzzati. Sabato alle 21 e domenica alle 18 il teatro di viale Alfonso I d’Este ospiterà “La boutique del mistero”, prodotto da TrentoSpettacoli con la regia di Giulio Costa. Questo lavoro porterà in scena le inquietudini, le speranze disattese, le paure, le illusioni, i desideri e le pulsioni che lo scrittore bellunese rintracciava nella società italiana degli anni Sessanta, situazioni e sensazioni tipiche di una civiltà avviata verso un lento declino, tematiche che oggi risultano più che mai attuali. 

TrentoSpettacoli, compagnia under35 riconosciuta dal Ministero dei beni e delle attività culturali, si era già approcciata allo stesso autore nel 2012, con il fortunato adattamento teatrale de “Il deserto dei Tartari”. Con “La boutique del mistero” ha voluto esplorare ancora più a fondo le atmosfere e i personaggi buzzatiani, interpretati da Woody Neri, Alice Conti, Maura Pettorruso e Stefano Detassis. La sua presentazione nel capoluogo estense non è casuale: questo titolo infatti è nato grazie alla collaborazione avviata con Ferrara Off, che nell’agosto 2016 ha ospitato presso il proprio spazio performativo le prove degli attori e per l’allestimento.

«Portare in scena i racconti di Buzzati – spiega Giulio Costa – significa confrontarsi costantemente con la domanda: quanto bisogna essere fedeli alle parole dell’au­tore? Questo interrogativo ha accompagnato l’intero processo di costruzione dello spettacolo. Dopo una fase di scrittura suddivisa in lettura, analisi e selezione dei racconti, canovaccio di riferimento e bozza di copione, mi sono ritrovato il primo giorno di prove con la sen­sazione che le parole avrebbero condizionato la nascita dei gesti e delle azioni sul palcoscenico.

Così, ho messo il canovaccio in un cassetto e ho proposto agli attori di cominciare le prove con un’analisi dal vivo dei racconti, ovvero di agire sulla scena ogni singola storia. Dopo pochi giorni, tutti i racconti hanno preso vita grazie alla voce e al corpo degli attori, in forma di mono­logo, dialogo, azione mimata, raccontata, reinventata, reinterpretata, a volte in modo allegorico, altre volte in modo estremamente concreto, lasciando emergere in maniera spontanea un minimo comune denominatore.

Molti racconti si sono ridotti a una parola o un gesto, altri hanno contribuito a definire meglio i singoli ruoli, altri ancora sono serviti come struttura portante per l’intera drammaturgia, e mi riferisco a “Il colombre” e a “I sette piani”. Il primo è stato fondamentale per mettere a fuoco le relazioni fra i personaggi, il secondo per sottolineare l’inevitabile declino che chiunque subisce a cau­sa del ‘macinauomini’, ovvero il tempo, come era solito definirlo Buzzati.

Il risultato è uno spettacolo che vuole omaggiare lo scrittore non tanto con le parole dei racconti, che senza dubbio hanno maggior vigore e capacità evocativa su carta stampata, quanto attraverso la reinvenzione della realtà da cui quelle parole sono nate. A mio avviso, chi conosce i testi potrà riconoscere e ricostruire, come in un puzzle, i frammenti della vita e della poetica dell’autore; chi non conosce i racconti avrà modo di vedere il complesso e variegato processo di crescita e formazione di un essere umano, nelle cui contraddizioni, assurdità, paure, angosce, idiosincrasie potrà facilmente specchiarsi. E magari ridere di sé».

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Valerio Gardoni
Giornalista, fotoreporter, inviato, nato a Orzinuovi, Brescia, oggi vive in un cascinale in riva al fiume Oglio. Guida fluviale, istruttore e formatore di canoa, alpinista, viaggia a piedi, in bicicletta, in canoa o kayak. Ha partecipato a molte spedizioni internazionali discendendo fiumi nei cinque continenti. La fotografia è il “suo” mezzo per cogliere la misteriosa essenza della vita. Collabora con Operazione Mato Grosso, Mountain Wilderness, Emergency, AAZ Zanskar.

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