di Letizia Piangerelli

Dal 21 settembre al 6 ottobre 2009 si è svolta una missione di Cassa Padana in Messico nel quadro degli accordi firmati con le autorità dello Stato di Durango e tre realtà locali, dove Cassa Padana si impegna ad accompagnare la trasformazione delle tre realtà – due casse e una comunità indigena – in cooperative di credito, secondo i criteri di legge, entro dicembre 2009.

Obiettivo ambizioso, per nulla scontato, perché intimamente legato a tanti dettagli importanti: la riforma puntuale di una legge sulle entità cooperative ancora imperfetta, la volontà delle casse locali di abbracciare il modello da noi proposto, la decisione di una comunità indigena sospettosa e profondamente legata a una visione del mondo e della vita per molti versi a noi incomprensibile.

Obiettivo che nei primi passi della nostra missione ci è apparso distante e difficile, eppure poco a poco si è andato schiarendo, man mano che procedevamo nell’analisi di alternative viabili a quanto ci veniva richiesto: fondare e diffondere il nostro modello di “banca sociale” in Messico. Per quanto riguarda le due casse già esistenti la strada per certi versi sarà facile: sono istituzioni avviate, con una loro storia e tradizione, che hanno solo bisogno di un indirizzo più solido, sia nel modo di fare banca che nelle strategie di presenza e legame col territorio.

La sfida più grande resta la comunità indigena, dove bisogna partire da zero, a cominciare dall’attivazione dell’energia elettrica e dal miglioramento delle vie di comunicazione. La vita a San Bernardino si muove a ritmi lenti, ritmi della natura e della luce solare, ritmi delle stagioni della semina e della raccolta, orientati da un senso del tempo e del lavoro puramente strumentali: gli appartenenti all’etnia Tepehuana vivono giorno per giorno, apparentemente poco propensi ad angosciarsi per quello che potrà succedere in futuro. Eppure, soprattutto tra le donne, pilastri reali delle famiglie, comincia ad animarsi il bisogno urgente di un futuro migliore, per i figli, per se stesse. Una cooperativa di credito nella comunità sarebbe solo un seme, ma un seme fruttuoso, capace di rimettere in circolo risorse che ora vengono semplicemente spese – in birra, in niente – per sostenere lo sviluppo di una microimprenditorialità ad oggi latente.

Nella comunità di San Bernardino, quindi, ci sarà bisogno prima di tutto di entusiasmo e di capacità di ritrovare nelle origini del credito cooperativo italiano quegli elementi semplici che hanno motivato la nascita delle nostre BCC, per sapere cosa e come trasmettere alla comunità Tepehuana. Una volta gettate le basi, bisognerà costruire la banca, che prima di tutto vuol dire competenze, formazione, tecnologie. Ma prima di partire, il tassello fondamentale resta la volontà del governo di assumere il ruolo che gli spetta, sussidiario ma fondamentale: la costruzione di infrastrutture, che a San Bernardino vuol dire principalmente…luce. Elemento basilare della nostra quotidianità, che siamo abituati a dare per scontato, ma senza la quale nessuna cassa di credito potrà di per se stessa portare sviluppo.

Portiamo a casa molte idee e un ritrovato entusiasmo, certi che molto dipenderà dalla volontà locale, dalla pazienza. E dalla consapevolezza che le abitudini mentali cambiano lentamente e devono essere costantemente messe in discussione – tramite la produzione di nuove idee, di nuove conoscenze – per permettere a chi è più debole di superare con successo le difficoltà. L’innovazione, anche la nostra, nasce tutta da qui.