di Maurizio Zanini, associazione San Nicolas di Brescia

Quito- Oggi non ho seguito il gruppo e mi sono affiancato a Giovanni Sala, un volontario che da Lecco è a Quito con l’ Operazione Mato Grosso.
Giovanni è architetto ed è in Ecuador con la moglie Wanda, infermiera, da un anno e mezzo. Gestisce la “casa” di Quito, dove viene svolto un grande di lavoro di servizio per gli altri volontari dell’OMG, presenti in Ecuador in 15 spedizioni.
Il programma di oggi doveva essere: verifica di un documento da far stampare presso la tipografia del FEPP, concretizzare degli ordini con un progetto da passare ai vari Taller (scuole-laboratorio dove si insegna ai ragazzi piu’ poveri un lavoro) dell’OMG, infine la consegna di alcuni mobili ad un funzionario dell’ ONU che vive a Quito.

La giornata invece si e’ svolta con qualche variante: alle 7,15 Giovanni e’ venuto a prendermi, siamo andati alla “casa” dove ci sono anche un piccolo taller, usato per i lavori di sistemazione, il negozio-esposizione dei mobili e dell’oggettistica, e una grande camerata con 30 letti dotata di servizi per dare ospitalità ai volontari ed agli amici dell’O.M.G.
Qui abbiamo scaricato e disimballato dei mobili portati da Ernesto, responsabile del Taller di Cuatro Esquinas, e li abbiamo messi in esposizione. Poi siamo andati al FEPP per approvare un elaborato da far stampare e che verrà usato dal come cartella per i vari incontri che Padre Ugo de Censi, fondatore e ispiratore del movimento O.M.G., terra’ con i volontari dell’ Ecuador, con gli allievi e con gli insegnanti dei Taller.

Rientrati alla “casa” abbiamo trovato ad aspettarci il responsabile dell’assitenza ai malati terminali per l’Ecuador, dell’ordine dei Camilliani: visita prevista ma non programmata per oggi; Giovanni ha comunque raccolto l’ordine per alcuni arredi.
Nel frattempo era giunta l’ora di pranzo e, sorpresa, mi son trovato a tavola con ben 14 persone, tra i quali 7 amici e missionari vicini all’O.M.G. che trovandosi a Quito erano passati per un saluto e si erano trovati invitati a tavola da un’ospitalissima Wanda, appena rientrata dopo aver trascorso la mattinata nei mercatini artigianali per acquistare oggettistica da mettere in vendita sulle bancarelle che l’ O.M.G farà in Italia per raccogliere fondi da destinare alla numerose spedizioni in America Latina (Ecuador, Peru’, Bolivia, Brasile).

Nel pomeriggio, con Giovanni ed Ernesto siamo andati alla Conferenza Episcopale Ecuadoregna per effettuare i rilievi per un altare da realizzare. Wanda intanto metteva la sua esperienza professionale a disposizione di una coppia di Angamarca che, non riuscendo ad avere figli – cosa molto grave nei paesi poveri – e non avendo i soldi per andare da uno specialista, sono stati indirizzati a lei per una consulenza.

Rientrati dalla Conferenza e dopo aver discusso dei problemi di come far arrivare i container con i viveri, gli indumenti e le attrezzature per le scuole, approfittando delle mie conoscenze in questo settore, siamo andati alla dogana di Quito per avere informazioni e valutare le possibilità di dare un diverso instradamento agli aiuti che giungono con difficoltà, dovute all’intransigenza doganale ecuadoregna che confonde un abito donato, con il commercio di abbigliamento vintage fatto dalla boutique.

Nel pomeriggio è giunta l’ora della consegna dei mobili ad un funzionario dell’ONU, che vive in un esclusivo residence, dotato di: guardie armate. Sono state loro che ci hanno scortato fino all’abitazione, in un residence con tanto di spaccio alimentare interno e campi di tennis.
Rientrati alla “casa”, ho salutato Wanda e Giovanni mi ha riaccompagnato in albergo dove mi attendevano gli amici di Cassa Padana. Ma la giornata di Giovanni non era ancora finita: alle 22,00 avrebbe poi accompagnato una giovane volontaria dell’O.M.G. alla stazione dei Bus da dove sarebbe rientrata al Taller dove lavorava.
Dopo l’esperienza di oggi, per me molto significativa, ho aggiornato un motto, per definire il lavoro di Govanni, “per aiutare i poveri, frequenta i ricchi”: so che Giovanni si arrabbierà un po’, ma a me piace pensare che un giovane architetto con una carriera professionale già aperta ascolti in suo cuore e si metta al servizio degli ultimi.