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Mi si gonfiavano le caviglie, diventando simili a quelle della siciliana zia Sarina: anelli di lardo molle, come bracciali. Le dita dei piedi come salsiccine rosee. La bocca arida, mal di testa, stanchezza.

Il mio stile di vita non era stile, non era nemmeno vita: di corsa, lavorando, scappando da un impegno all’altro. Cene affrettate, alle 10 di sera, dopo pomeriggi ad ascoltare i guai altrui. Il bicchiere di vino bianco, fresco, appena rientrata in casa, a stomaco vuoto e poi ingurgitare quello che c’era, in una miscellanea di salumi, pane, pasta avanzata e fredda. Incuria, insomma. Privilegiavo il cervello, al corpo.

A 66 anni, questo poteva portare solo a débacle. E débacle fu. Prime analisi del sangue, altre…curva glicemica. Ci siamo: valori alti. Nella mia famiglia, nessuno aveva avuto il diabete. Ho sempre lottato per primeggiare…beh, qui ci sono riuscita. Ero la prima ad essere diabetica conclamata.

Dopo 26 fratture, la meningite, l’osteopenia, la gastrite, l’ernia iatale (porto l’anamnesi scritta, quando vado da un medico nuovo: si fa prima a leggerla, che a raccontarla…due fogli fitti, per la gloria di chi ama la salute) ecco arrivare La Malattia.

Siamo in tanti ad averla, latente o dichiarata. La mia è quella della pancetta. Nel senso che l’obesità incentiva. Ed io, oltre a chiamarmi GRASSO di cognome, dopo le due gravidanze, ho trattenuto SOLO 40 kg in più. Portandomeli, affettuosamente, addosso, nonostante tentativi di diete ed accenni di sacrificio.

Con l’approssimarsi dell’estate, dal parrucchiere occhieggiavo
i miracolosi consigli sui giornali patinati: vita sottile, pancia piatta, cosce affusolate. Giravo pagina e pensavo: “Il problema non è mio, è di chi mi guarda. Io mica mi vedo…”

E con i miei “due pezzi” ascellari, inflazionavo il mitico Lido di Scacchi, ridente località facente perla nella corona dei sette Lidi Ferraresi. Andiamo a Scacchi da una cinquantina d’anni. Sempre lì, perché i miei genitori vi comprarono casa. E poi mammà, per la nascita del mio secondogenito, mi regalò un monoloculo.

Comodissimo: stando seduti a tavola, si può accendere il gas nell’angolo-cottura, tirare su il lenzuolo del letto a castello, nell’angolo-notte…se uno s’impegna può anche arrivare, con la punta delle dita, ad azionare lo sciacquone, nella nicchia-bagno.  Dovere assoluto, dunque, sfruttare questo dono.

E sguardi un po’ storti, quando l’Interista ed io scappavamo, per una settimana, verso altri e nuovi luoghi. Così, estate dopo estate, andavamo sotto lo stesso ombrellone, con le stesse persone a fianco, con le stesse conversazioni, da un’ombra all’altra.

Il mare di Scacchi, dunque, ha visto crescere i miei figli (la maggiore, a 40 gg già veniva caracollata sugli scogli della passeggiata) ed ha visto crescere, in ampiezza, ME.

Conservo, ancora, per nostalgia ed anche per autopunizione, un costume di quegli anni, in cui le X ancora non campeggiavano sull’etichetta. Lo guardo, lo appoggio furtivamente ai fianchi opimi, sospiro e lo reinfratto nell’angolo più nascosto del cassetto. Masochismo allo stato puro.

2.La prova (mia) della glicemia

3.Niente Carboidrati, se non la mattina

4.Tre mesi di dieta e 10 chili persi

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Anna Grasso Rossetti
Dopo l'insegnamento mi sono dedicata alla libera professione di: psicologa, perito grafico, esperto del segno presso i Tribunali, docente di psicologia della scrittura, di comunicazione fattiva e tecniche di rilassamento, consulente in Sessuologia, psicologa dello Sport. Sono iscritta al Collegio Lombardo Periti Esperti e Consulenti.

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