di Letizia Piangerelli
Il 16 gennaio 2007 Rafael Correa è diventato ufficialmente il presidente dell’Ecuador e con lui un altro pezzo di America Latina si sposta a sinistra. Correa, economista capace di parlare quechua, vicinissimo alle problematiche indigene, rappresenta la nuova speranza per un paese frammentato, che nell’arco di dieci anni ha visto l’altalenante alternanza di otto presidenti, incapaci di distribuire equamente il potere come la ricchezza.

Nel 1987 Rafael partì per un anno di volontariato presso la comunità indigena dove lavorava Padre Tone, il prete di Pavone Mella ispiratore del nostro progetto Microfinanza Campesina. Pare che da allora non abbia dimenticato ciò che i suoi occhi hanno visto durante quell’anno a Sumbahua, nella remota Provincia di Cotopaxi. Oltre a ricordare Padre Tone, il presidente ha portato con sé anche la lotta quotidiana dei capesinos e della popolazione indigena, ci sono buone ragioni per credere che il settore della microfinanza in Ecuador da quest’anno abbia un nuovo, importantissimo, sostenitore. In certe occasioni il caso andrebbe chiamato destino.

Sabato, all’inaugurazione della nuova sede di Codesarrollo, avrebbe dovuto esserci anche lui, un presidente alla manifestazione di una cooperativa di credito. La sua assenza si giustifica solo per un lutto che ha commosso la nazione, ma il governo dell’Ecuador non è comunque voluto mancare.

Al tavolo principale sedeva un Ministro dell’Economia deciso a rompere la retorica dei discorsi ufficiali, per infilare lo stile secco e deciso dell’ “asse latino”. Un no deciso e senza fronzoli, il suo, a quegli accordi commerciali che minano l’indipendenza e il benessere di un paese, un no ai nudi criteri economici, ai ricatti finanziari, ad un debito estero iniquo che non fa che aumentare il circolo vizioso di dipendenza e povertà.

No alle imposizioni dall’alto, ai giochi di forza, alle superpotenze di sempre, le sue parole incarnano l’orgoglio di un paese che vuole essere trattato alla pari sulla scena internazionale. Da questa consapevolezza, che è l’anima del nuovo governo ecuadoriano, nasce la stima reciproca e la volontà di lavorare insieme, entità di finanza popolare e della finanza nazionale, alla crescita e allo sviluppo della nazione.

I discorsi hanno toccato un punto intimo, muovendo impressioni di intensa commozione. Perché oggi Codesarrollo è forte ed è il punto di riferimento della finanza locale in tutto il paese. L’inaugurazione della nuova sede ha simboleggiato il frutto, intenso e costante, di sei anni di lavoro, un premio alla fiducia di chi non ha mai smesso di credere in questa piccola utopia. Strette forti di mano, discorsi incrinati, occhi lucidi e sane risate, promesse, impegni e nuovi progetti per il futuro, hanno chiuso il V incontro Italia-Ecuador. E la sensazione, viva e forte, che esperienze come questa possono riempire di significato il lavoro quotidiano di ciascuno di noi.

In America Latina le campagne elettorali si fanno a vernice sui muri, con scritte grasse e rotonde che vengono sostituite ad ogni cambio di potere. Poco distante dalla nuova sede di Codesarrollo una scritta più grande delle altre proclama “Dale Correa, Presidente!”. Forza Correa, Presidente, un nuovo Ecuador è davvero possibile.