Siamo a Cuenca, la terza città dell’Ecuador, fondata dallo spagnolo Mendoza che le diede lo stesso nome della sua città di origine. In lingua “cañari” (idioma indio del luogo) Cuenca significa “Pianura grande come il cielo”. Partiamo da questa bellissima citta’ per visitare tre comunita’ andine.

Lungo il percorso Orlando, il refente Fepp della zona, ci fa da guida turistica; le verdi montagne che attraversiamo sono state in passato ricche di argento e oro. La prima valle che incontriamo e’ quella del Rio Paute, il fiume che raccoglie tutta l’acqua di Cuenca e va a gettatsi nel Rio delle Amazzoni. In questa zona e’ stata costruita la centrale elettrica piu’ grande dell’ Ecuador. Nel 1992 la valle e’ stata devastata da una frana che ha travolto ogni cosa per circa 70/80 km. L’Unione Europea ne ha finanziato la ricostruzione e recentemente sta sponsorizzando progetti per stimolare l’economia delle piccole aziende agricole.

A 2200 metri di altitudine si produce mais e canna da zucchero; il piatto tipico e’ il maiale al forno con patate. Arriviamo a Gualaceo, il fiume di questa valle e’ il Rio Santa Barbara, il fiume dell’oro. La bevenda tipica del luogo e’ il Rosero, un misto di mais e frutta. Nella zona sono state ritrovate tombe indigine piene di oro (quando si parla di popolazione indigena si intende quella pre incaica).

Eccoci nell’area del Rio Zhio dove il Fepp ha svolto un intenso lavoro soprattutto per la realizzazione di progetti di irrigazione. Oggi 220 famiglie hanno l’acqua potabile per la loro casa ed i lori campi. L’ultima valle che incontriamo e’ quella del Canton Sixi. Uno scrittore del 1700 racconto’ che gli indios, in lotta per difendere le proprie terre dagli spagnoli ottennero il possesso delle stesse versando al vice re’ oro e smeraldi in enorme quantita’.

Finalmente siamo arrivati nella prima comunità, e’ stato un bel viaggio attraverso un Ecuador a me sconosciuto, ricco di valli rigogliose e di paesaggi incantevoli, sicuramente diverso da quello arido e povero visto nei viaggi precedenti.