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Una regina, sulla pubblica via.
Sono almeno tre, le località bresciane interessate a questo affaccio regale: più una. Nel senso che, se Angolo Terme, Cazzago San Martino e Provaglio d’Iseo hanno, rispettivamente, una via che, nel loro territorio comunale, è dedicata alla regina Elena, il Comune di Gavardo, sulla via Paolo VI della frazione Sopraponte, include, nel proprio assetto urbano, la sede di un asilo, esplicitamente intitolato alla sua memoria.

Elena di Montenegro (1873 – 1952), per oltre un quarantennio è stata la regina consorte sul trono d’Italia, avendo sposato Vittorio Emanuele III a cui sopravviverà per alcuni anni, condividendo con lui, pure il periodo del subentrato esilio, come epilogo drastico e fatale della monarchia.

A differenza del marito, capita di trovare tracce pubblicamente perduranti, a vario livello di attestazioni, che risultano profuse in un ricordo collettivo, nell’ambito della memoria storica rivolta, in molteplici sedi, a questa regina.

Fra le altre, quelle bresciane menzionate, considerando l’accennata scuola d’infanzia “Regina Elena” di Gavardo che sfodera, nel merito, un passato radicato nella medesima epoca coeva a questa nota figura femminile, comunemente associata ad una personale sollecitudine umana verso varie iniziative solidaristiche, secondo un’attribuitale impostazione d’animo, polarizzata in convinte ascendenze caritative.

Un nesso ideale che pare abbia coinvolto, su queste caratteristiche d’attenzione verso i bisognosi, l’ispirazione della locale istituzione accennata, risalente al 1918, nell’essere realizzata per l’infanzia, dove, in questo paese alle porte della Valsabbia, si era pure pensato ad un dato nume tutelare, per denominare un’apposita iniziativa, volta a rendere servizi per l’accoglienza e per la custodia gratuita dei bambini poveri d’ambo i sessi, d’età compresa fra i 3 ed i sei anni, dell’allora comune di Sopraponte.

Già nei primi anni di regno, erano riconosciute alla regina Elena del Montenegro certe peculiarità significative di una serie di distinguo, rispetto alle più consuetudinariamente ricorrenti considerazioni d’immagine, proprie delle teste coronate a lei stessa contemporanee che, nel loro ruolo ed in un correlato stile, erano fedeli interpreti di un più “indistinto” attenersi alle prescrizioni della vita di corte, quando, pur non rinnegando tali ingiunzioni, ci poteva essere anche chi, invece, rivendicava, nel proprio esplicarsi, una personale autodeterminazione ad adattare l’investitura reale in un autonomia ispirata anche a criteri di altro scibile.

Era il 21 aprile 1903 quando il quotidiano “La Provincia di Brescia, poneva analoga dedicazione, rispetto a quella evolutasi nella fattispecie toponomastica, mediante il contrassegnare, con il solo titolo e con il semplice nome, un diffuso contributo di stampa, a firma di una tal Paola Lombroso che null’altri è, se non la figlia di cotanto padre, il criminologo Cesare, nella persona di Paola Lombroso Carrara (1871 – 1954), giornalista, scrittrice, pedagogista, ideatrice del “Corriere dei Piccoli”.

Nell’alludere alle origini montenegrine della regina Elena, in relazione ad una realtà familiare, per quanto altolocata, all’apparenza non compromessa da sfarzi sontuosi che lasciavano, invece, spazio ad una versione patriarcale del rappresentare il proprio Paese, in linea con l’essenzialità di una condivisione praticata nella sua originale ed effettiva caratterizzazione, tale figura intellettuale scriveva, fra l’altro, che “(…) la principessa Elena, assurta da questa vita semplice e patriarcale, all’altezza di un trono e di una corte, circondata da fasti e da onori, non è punto salita in albagia, non si è montata la testa, ma ha conservato intatto, con la semplicità della vita, l’aborrimento dello spirito convenzionale e formalistico ed ha opposto una trionfante resistenza alle ostentazioni di vita sontuosa e di parata che dovevano assalirla da tante parti ed a cui, certo, un carattere meno forte avrebbe ceduto, con tanta facilità ed ebbrezza. Vi sono mille piccoli aneddoti e fatterelli che lo provano e che altrettanto scandalosi e imperdonabili appaiono nei circoli aristocratici, quanto riescono simpatici e rassicuranti alla massa popolare. La regina ha rivoluzionato tutta l’etichetta e gli usi di corte: fino ad ora il compito di una regina pareva dover consistere principalmente nel ricevere in parata con un vestito nuovo e, ogni volta, più splendido e sfolgorante, con un cerimoniale quasi cinese. Il preparare la propria toilette per i ricevimenti e poi il ricevere, rappresentava la parte essenziale della vita regale; ma pare che questo tenore di vita non sia andato a verso in nessun modo alla nuova regina che voleva del tempo per sé, per leggere, per scrivere, per prendere lezioni, per occuparsi delle proprie bambine: fatto sta che essa che si alza del resto prestissimo ed alle sette è sempre pronta, ha fissato le udienze e i ricevimenti solenni alla mattina, dalle dieci alle dodici. L’ora così mattutina da sola basta per ridurre necessariamente l’apparato dei ricevimenti, Come si fa a presentarsi alle dieci di mattina in gran decolletè ed in vestiti sfarzosi? (…)” .

Tali considerazioni coesistevano, nell’edizione del giornale dove era state pubblicate, nella pari stima di notorietà che era riservata, pure in prima pagina, anche ad altre contestualizzanti pertinenze, proprie del momento, come, ad esempio, il riferire circa l’inaugurazione del “Congresso Nazionale giuridico-forense” a Palermo, a proposito dell’allora imminente arrivo, in visita ufficiale, del re Edoardo d’Inghilterra in Italia, nel merito dei preparativi per dare corso all’erezione romana di un monumento a Goethe al Pincio, a riguardo del bilancio fra importazioni ed esportazioni, nel primo trimestre del 1903, con il rapporto di 457.142.819 lire, per il valore delle merci importate in Italia e di 376.204.127 lire, per quelle, invece, esportate, mentre ci si tratteneva anche in altro genere di statistiche, ovvero lo stabilire, secondo l’interessante esito di una proposta d’indagine socio-culturale del giornale “Scena Illustrata” di Firenze, quale modalità di verifica inerente l’appurare “Quali fossero i personaggi viventi più in vista nel mondo delle lettere, delle arti, della politica in Italia che raccogliessero maggiori simpatie. Le risultanze delle 835 schede pervenute al giornale fiorentino ci fanno sapere che la maggioranza si è affermata sulle personalità seguenti: Romanziere: Fogazzaro, voti 376; Poeta: Carducci, 712; Autore drammatico: Giacosa; Compositore di musica: Puccini, 452; Scultore: Monteverde, 412; Pittore: Michetti, 376; Artista drammatico: Novelli, 476; Artista lirico: Tamagno, 492; Uomo politico: Zanardelli, 540; Scienziato: Marconi, 628. Come si vede la traide illustre che raccoglie i maggiori suffragi è formata da Carducci, Zanardelli e Marconi, della qual cosa non possiamo che compiacerci. Ebbero, poi, maggiori voti, dopo gli eletti, in questo plebiscito della preferenza, i seguenti: come romanziere e poeta d’Annunzio, come autori drammatici, Rovetta e Bracco, come compositori di musica, Boito e Franchetti, come scultori, Calandra e Rivalta, come pittore, Grosso, come artista drammatico Zacconi, come artista lirico Bonci, come uomini politici Giolitti e Visconti-Venosta, e infine come scienziati, Baselli e Bovio”.