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Italo Calvino vi troverebbe spunto per i propri scritti. Il famoso scrittore, autore, fra l’altro, di “Marcovaldo”, ambientato in un odierno assetto urbano di stampo esistenzialista, avrebbe di che ispirarsi fra le tante città che definiscono toponomasticamente questa residenziale porzione cittadina.

In pratica, nella zona di Brescia che la riguarda, si possono metaforicamente raggiungere, in pochi minuti, le varie città che, a loro volta, riportano ai territori dei quali sono a caratteristico riferimento, pure limitandosi a sfoggiare, in capo ad ogni via, il loro nome, restando, comunque, celate nella loro mole costitutiva, quasi ricalcando, di una data opera letteraria del medesimo Calvino, l’intitolazione confacente al libro “Le Città Invisibili”, esprimendosi in una licenza poetica, propria di un’interpretazione allusiva.

Le vie paiono condurre in un viaggio fra i maggiori centri abitati, sparsi in quel popolare spettro collettivo che percorre la geografia in un suo assetto evocativo, tanto di Genova quanto di Palermo, ad esempio, insieme ad altre città, come Parenzo dell’Istria marittima un tempo italiana, lungo la quale arteria cittadina si trovano questi murales in tutto il loro composito messaggio educativo.

Appare, ancora, di bel nuovo, Italo Calvino con loro, in quanto, tali creative produzioni espressive, stemperate su un muro di cinta che costeggia la strada rettilinea nel circostante quartiere periferico del capoluogo bresciano, attengono ad una scuola media, come un tempo si chiamava questo genere di luogo formativo e come ancora oggi una lapide, ormai datata, enuncia, sul posto, in una formale iscrizione murata, testimoniando che, a tale eminente uomo di cultura, tale frequentata sede scolastica era stata dedicata: “Scuola Media Statale Italo Calvino”.

Ci hanno pensato gli autori di questo composito murales a contraddistinguere un tratto di via Parenzo con il ciclo narrante di un proprio sentito bagaglio ideale, da condividere in un diffuso abbraccio effusivo con chi si trova a passare dinnanzi ai loro appariscenti contenuti, tradotti in un esteso manufatto esplicativo.

Una facile lettura rivolta ai caratteri cubitali, utilizzati per una briosa scrittura, mettono insieme messaggi che vanno in profondità, rispetto al subitaneo loro apparire, anche agli occhi vi passa davanti con una certa premura.

“Prendi un raggio di sole…fallo volare là dove regna la notte…”, parole di Gandhi, rivendicate a firma del medesimo esponente della non violenza, posta in calce al contestuale murales che colora il plumbeo cemento della propria base con la sottile sensibilità di una poetica esortazione circa lo sperare.

E’ una plateale dinamica comunicativa che si integra in una formulazione plurale, se si considera che, dall’India di Ghandi ci si sposta in una proiezione oceanica nella vecchia Europa, a motivo di un altro notevole carisma intellettuale, assurto, come il personaggio precedente, ad una conclamata prerogativa riconosciutagli a dominio universale.

Si tratta di Goethe, preso, per così dire, di mira, per quella sua frase che gli è stata attribuita nel murales, contiguo all’altro, espresso nei termini di “Con le pietre che ci ostacolano la strada si possono costruire cose meravigliose”.

Ognuno può far proprie queste riflessioni, sentenziate in aforismi formulati nelle loro liriche ispirazioni, quali fraterne considerazioni di una propositiva armonia che non cede ai limiti di presunte costrizioni rispetto a quanto, pure nella storia, si è umanamente frapposto ai possibili rapporti di intesa per il sopravvento del contrasto di rispettive e distinte posizioni.

Tra due residui paletti di metallo, l’inerte base in verticale per l’estemporanea sequenza dei murales, rivela anche la presenza di nomi scritti in tutta evidenza sul fondo figurativo di un’immaginaria pergamena, come se fosse redatta da un bizzarro scritturale: Iza, Prya, Mattia, Tehmina, Faia, Meherzia, La, Bara, Anna.

Questa creatività pare sposarsi anche con l’offerta emblematica di un altro aforisma un poco destabilizzante, rispetto alla sommaria semplificazione in uso ad un concetto importante, ovvero, a detta di Liana Milha, “il contrario della pace non è la guerra, ma l’indifferenza”.

Su tutte queste proposte di riflessione sembra dispiegarsi un altro categorico enunciato impattante che lega insieme le varie ispirazioni in una ragione di senso fondamentale, rispetto a tutto questo ragionare, cioè, l’affermare che “L’educazione è l’arma più potente che si possa usare per cambiare il mondo”.

Senza firma, ma ugualmente significativa, a differenza di quest’ulteriore dichiarazione a seguire che, invece, a differenza di quella, appare sottoscritta da Buddha Shakyamuni, è, a sua volta, l’idea messa in scrittura, addirittura in un compresente cirillico, che “Sei tu che devi sforzarti, i maestri ti mostrano solo la via”.

Anch’essa rasenta il marciapiede, lambendo, come le altre scritte, via Parenzo, mentre la circolazione di mezzi e persone vi scorre sulla strada prospiciente in ambo i sensi di marcia, in un continuo fluire di ciò che la meta di ogni percorso domina sul divenire, inoltrandosi in quel che si apre in una corrispondente prospettiva.

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Luca Quaresmini
Ha la passione dello scrivere che gli permette, nel rispetto dello svolgersi degli avvenimenti, di esprimere se stesso attraverso uno stile personale da cui ne emerge un corrispondente scibile interiore. Le sue costruzioni lessicali seguono percorsi che aprono orizzonti d’empito originale in sintonia con la profondità e la singolarità delle vicende narrate.

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