“Chi demolisce una scuola, demolisce il futuro.” L’appello di Vento di Terra per fermare la demolizione della “Scuola di Gomme” costruita nell’Area C in Palestina, è un appello per i diritti umani più elementari, tra i quali il diritto all’istruzione.scuola di gomme

Ma torniamo indietro qualche anno per raccontare una storia che vale la pena essere raccontata.

E’ il 2009 quando l’associazione umanitaria Vento di Terra raccoglie l’invito della comunità beduina palestinese che sopravviva nella zona classificata come Area C, per costruire una scuola di emergenza, che nasce dalla decisione degli abitanti locali, per i bambini del loro villaggio. La Zona C è una terra desertica sotto totale controllo militare e civile israeliano. Oggi i beduini che vivono in Area C sono le comunità più vulnerabili dei Territori Occupati Palestinesi e sono costantemente minacciati dai coloni israeliani e dalla vicinanza con le aree militari.scuola-di-gomma-1

L’idea è di una semplicità disarmante: costruire una scuola usando 2.200 copertoni usati! Vento di Terra raccoglie questo bisogno e chiama ARCò a progettare. Le gomme vengono semplicemente appoggiate una sull’altra e sfalsate di fila in fila come fossero normali mattoni. Ogni gomma viene riempita col terreno e ben pressata fino ad essere completamente piena e pesa trai 100 e 150 kg. Il peso di ogni singola gomma garantisce la stabilità e il non movimento delle file inferiori. Gli spazi tra le concavità che si vengono a formare nel muro sono in seguito riempiti e poi intonacati con terreno argilloso.

I vincoli di partenza erano complessi: clima desertico; divieto assoluto di uso di cemento per la costruzione di manufatti non temporanei nelle aree C, per ordine dei coloni. Va aggiunta la rapidità costruttiva e semplicità realizzativa; costi ridotti al minimo e manodopera di lavoratori non professionisti per costruire. La scuola nasce dal nulla in una quindicina di giorni con il lavoro della comunità beduina e con pochi attrezzi, poi vengono aggiunti altri locali, come il bagno e la bibliteca. La storia ha dell’incredibile e del commuovente.scuola di gomma

I pneumatici, che di solito finiscono in discariche a cielo aperto, sono facili da reperire ovunque vi siano automobili. La scuola finita ospita 100 bambini beduini, esclusi dal diritto allo studio. Il progetto è stato finanziato dal Consolato italiano, dalla Conferenza Episcopale Italiana, dai comuni del sud Milano e dalla Rete di Sostegno a Vento di Terra.

Oggi la scuola rischia di essere demolita e 100 bambini rischiano di perdere l’unica possibilità di accedere all’istruzione di base. La richiesta di demolizione immediata è stata presentata dal movimento dei coloni alla corte suprema israeliana. da tempo, a causa dell’insediamento illegale di 40 mila coloni, i beduini si trovano marginalizzati, privi di infrastrutture e diritti. Non hanno accesso all’acqua, all’energia elettrica, ai servizi.scuola di gomme

La scuola di gomme è divenuta un simbolo, ha restituito autostima, istruzione e dignità ad un’intera comunità. Vento di Terra lancia una campagna di raccolta firme per scongiurare la demolizione della scuola di gomme, oramai simbolo del diritto all’istruzione, per non lasciare soli i bambini di Khan al Ahmar bisogna far girare la “petizione” per salvare la loro scuola. “Chi demolisce una scuola demolisce il futuro”

La lunghissima vicenda giudiziaria che riguarda l’edificio realizzato da Vento di Terra è cominciata nel 2009, subito dopo l’inaugurazione, quando un comitato di coloni aveva presentato una petizione per chiedere la demolizione della scuola. L’esistenza della Scuola di Gomme di Khan al Ahmar è in pericolo! Con lei è in pericolo il diritto allo studio e all’istruzione. Per questo è stata lanciata la campagna di raccolta firme per chiedere al Consolato Italiano a Gerusalemme di intervenire a difesa della scuola e del diritto all’istruzione dei beduini Jahalin che vivono in Area C. Nel frattempo Vento di Terra ha inaugurato una biblioteca di “gomme”, per i piccoli del villaggio.

Scuola di Vento di Terra demolita da un razzo

Valerio Gardoni
Giornalista, fotoreporter, inviato, nato a Orzinuovi, Brescia, oggi vive in un cascinale in riva al fiume Oglio. Guida fluviale, istruttore e formatore di canoa, alpinista, viaggia a piedi, in bicicletta, in canoa o kayak. Ha partecipato a molte spedizioni internazionali discendendo fiumi nei cinque continenti. La fotografia è il “suo” mezzo per cogliere la misteriosa essenza della vita. Collabora con Operazione Mato Grosso, Mountain Wilderness, Emergency, AAZ Zanskar.