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Non credo per niente di essere un tipo meteoropatico, anzi temporali e pioggia mi affascinano, ma sono bastati pochi minuti d’un sabato mattina scaldato da un afoso sole velato per programmare una piccola vacanza nautica: tenda, sacco a pelo, fornelletto, cibo e pochi ricambi cacciati in un sacco a tenuta stagna, il tutto da sistemare in una canoa che mi avrebbe portato a zonzo per il lago con il mio inseparabile amico a quattro zampe che in quei giorni era l’indimenticabile Jago.

Montisola
Montisola

In men che non si dica eravamo già sulla sponda del lago d’Iseo, canoa pronta, bagaglio essenziale sistemato, salvagente per entrambi, due colpi decisi di pagaia e stavamo galleggiando nella nostra piccola avventura, confidando che il grigiore della nuvolaglia all’orizzonte si sarebbe dissolto col venir della sera. Non avevo stabilito una rotta precisa, avrei vagabondato lungo la costa nel frattempo che Jago, alla sua prima esperienza in acque aperte, si fosse abituato alla navigazione. Non c’è voluto molto, dopo mezz’ora era già il capitano della  nave, seduto trionfante con il suo salvagente arancione padrone della situazione.IMG_1572

Ora potevamo attraversare il lago puntando sull’isolotto di San Paolo al Lago e poi Montisola, dove avremmo passato la notte. All’altezza dell’isolotto di San Paolo abbiamo incrociato una motonave carica di turisti, è bastato che uno di loro gridasse: – Guardate un cane in canoa con il salvagente! – si sono scatenate macchine fotografiche e incitazioni; gli stessi turisti che l’hanno riempito di coccole al pease di Peschiera Maraglio, porto di Montisola, quando tempo dopo siamo arrivati anche noi per far scorta d’acqua e pane per la cena. Naturalmete per il vogatore, stanco e affamato, che aveva remato a colpi di pagaia per ore portando a gondola l’eroe del giorno, nessuna considerazione, tranne un ” ma come si chiama ?”, per poi rimpinzare il mio amico a quattro zampe di mozziconi di pane e salame che si è guardato bene di condividere con me.

La sera si avvicinava, il tempo non era migliorato, strascichi di nuvole grigiastre erano rimaste immIMG_1542obili aggrappate alle montagne della Valcamonica, a noi rimaneva luce abbastanza per andare in cerca di un pianoro erboso per passare la notte. Già avevo un’idea di dove piantare il campo, una sorta di piccoli terrazzi ombrati dagli ulivi e adibibiti a luogo pubblico con un approdo facile. Il luogo in mia memoria c’era, ma l’approdo non era così facile, sulla piccola spiaggetta, unica rimasta all’asciutto con l’alzata delle acque del lago era occupata da una coppia di cigni.

La femmina aveva recuperato tutto ciò che il riparo offriva per costruirsi il nido, purtroppo anche l’immondizia che ancora alcuni stolti gettano nel fiume, arrivata al lago con le piene dei giorni passati. Sei grosse uova erano al centro di un nido fatto rami, foglie e morbide piume, contornato da bottiglie di plastica, polistirolo, immancabili borse e altro, un immondezzaio che secondo norma di civiltà e rispetto reciproco andrebbe ricliclato o quanto meno messo nei cassonetti della spazzatura, norma che sembra ancora sconosciuta a molti incivili, che tra l’altro pagano annulmente la tassa sui rifiuti.

Il cigno maschio con impeto paterno gonfiava il petto allargando le ali, minaccioso comunicava che di lì nonIMG_1555 si passava, non abbiamo insistito e siamo sbarcati un poco più avanti, raggiunti i terrazzi erbosi abbiamo piantato il campo. Il tepore umido ha riempito la notte che si è adagiata sulle acque lacustri, striata all’orizzonte dalle luci delle case, ha nascosto i monti mentre mille lucciole galleggiavano nell’aria, era talmente piacevole esser persi nel buio che persino la luce della pila sebrava offenderre l’armonia del momento.

L’alba è giunta presto, anche oltre il sottile telo della tenda, quando mi sono alzato, la femmina di cigno era a cova, ancora nella stessa posizione sul nido, le uova protette dalla sua estenuante dedizione, il maschio era fuori in cerca di cibo. Oramai la nostra vicinanza non infastidiva più la coppia di cigni che proseguivano con i loro riti quotidiani, incuranti della nostra presenza rumorosa, del profumo del caffè, dei preparativi per smontare il campo e prepararsi alla partenza.IMG_1570

Una domenica semplicemente piacevole ci attendeva, la canoa è scivolata sulle acque del lago circumnavigando Montisola, sfiorando l’isolotto di Loreto con il suo castello, regalandoci viste meravigliose, con un sole abbastanza caldo per inaugurare il primo bagno della stagione. Possiamo dire di esser un equipaggio affiatato, il mio fedele compagno di viaggio è oramai un provetto marinaio, pronto per avventure più ardite. Canoa e tenda sono un sistema essenziale per viaggiare, ma anche un’immersione totale nella natura liquida di fiumi e laghi, un modo semplice e appagante per scoprire il territorio.

E’ tardo pomeriggio, quando riattraversiamo il lago per raggiungere Iseo, le acque sono mosse da motoscafi che sfrecciano pretenziosi, per noi che procediamo alla velocità di crociera dei miei colpi di pagaia, quei rumorosi mezzi sembrano solo surrogati delle automobili e della nevrosi del nostro tempo.

 

 

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Valerio Gardoni
Giornalista, fotoreporter, inviato, nato a Orzinuovi, Brescia, oggi vive in un cascinale in riva al fiume Oglio. Guida fluviale, istruttore e formatore di canoa, alpinista, viaggia a piedi, in bicicletta, in canoa o kayak. Ha partecipato a molte spedizioni internazionali discendendo fiumi nei cinque continenti. La fotografia è il “suo” mezzo per cogliere la misteriosa essenza della vita. Collabora con Operazione Mato Grosso, Mountain Wilderness, Emergency, AAZ Zanskar.

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