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Desidero esprimere la mia opinione riguardo all’articolo firmato da Mario Lodi da voi pubblicato nelle scorse settimane. Sicuramente dobbiamo riconoscere a Lodi il merito di avere rotto degli schemi e mostrato, già molti anni fa, quale tipo di esperienza consentiva di coinvolgere i bambini per avvicinarli al libro e favorire lo sviluppo della loro splendida creatività.

 Svolgo il mio lavoro di bibliotecaria da quasi quindici anni e ho visto crescere biblioteche fra molte lotte, sacrifici e… grande passione. Quando mi si affidò il compito di animare la biblioteca in cui tuttora agisco, pensai che il seme migliore andasse coltivato tra i piccoli.

 Entrai quindi nelle scuole, soprattutto le elementari, dove avevo la garanzia di raggiungere e farmi ascoltare da tutti, insegnanti compresi. Proprio come Mary Poppins, mi aggiravo per le classi con la “valigia delle magie” , promettendo stupore e fascinazione. Da essa estraevo non certo conigli o colombe ma libri, presentandoli ogni volta come speciali contenitori di parole e immagini in grado di emozionare e magari anche informare senza far crescere quella barba di noia lunga chilometri. I bambini hanno sempre reagito positivamente, ciascuno a suo modo com’è giusto che sia.

Se sono riuscita a trasmettere l’idea di un rapporto piacevole e libero con i libri, lo devo sicuramente al mio antico amore per essi, ma anche all’atteggiamento degli insegnanti. Da loro sono sempre stata accolta con disponibilità e condivisione degli obiettivi.

 Talvolta abbiamo lavorato insieme per strutturare progetti il cui fine era unicamente la scoperta del piacere di leggere. Posso affermare che a molti colleghi e docenti preme soprattutto che il bambino sappia di avere la possibilità di questa scelta, che possa farla sua e magari trasformarla in abitudine gestita in assoluta autonomia di tempi e modi.

 Mi paiono lontani i tempi in cui la lettura di una storia rappresentava il pretesto per elaborare riassunti e vivisezionare il testo con l’analisi grammaticale. Continuare ad attribuire questa colpa alla scuola ora mi sembra fuori luogo. Oggi ci sono a mio parere altre circostanze da indagare rispetto al “non leggere” o al farlo raramente. Persino la mia valigia magica, sempre più ricca di libri meravigliosi, ancora attrae e cattura l’attenzione, ma gli effetti si consumano rapidamente. Si verifica una sorta di “mordi e fuggi”, di spostamento veloce verso altri richiami.

Mi accorgo che gli stimoli dovrebbero essere sempre più frequenti e con proposte ogni volta più ammiccanti (mi vengono in mente, non a caso, gli spot televisivi). Ma anche questo fa parte di condizioni esistenziali che noi adulti in primis accettiamo e trasmettiamo ai bambini. Pensiamo dunque anche al libro inserito nella vita quotidiana o, meglio, a come possa trovare uno spazio.

Conosco molti genitori sensibili all’argomento lettura. Alcuni danno il buon esempio essendo loro stessi lettori appassionati. Altri, che non leggono mai, esigono che il figlio lo faccia con impegno. Qualcuno di loro sta per fortuna riscoprendo quanto sia bello leggere le fiabe insieme ai bambini prima di addormentarsi… (si sa, è da qui che si dovrebbe cominciare!).

Ma c’è una sorta di stanchezza generale legata ai ritmi stressanti che spesso porta a tralasciare, a cercare evasioni per sè e per i figli gestite da altri mezzi o situazioni. Negli ultimi tempi, bambini di otto, dieci anni frequentemente mi dicono: “Vorrei prendere un libro, ma non trovo il tempo per venire in biblioteca”.

 Non tutti mentono. Alcuni loro pomeriggi sono diventati corse folli (madri al seguito) fra il rientro scolastico, il corso di nuoto, di musica e il catechismo. Ci rendiamo conto delle aspettative insostenibili che si rovesciano sui bambini, in nome di discutibili nuovi “valori” sociali cui ci adeguiamo acriticamente? I bambini stanno cambiando e tutti dobbiamo sentirci responsabili.

 Discuto molto di ciò insieme agli insegnanti. Ma il parlare non basta e le teorie si sprecano insieme alle colpe. Occorre continuare nella nostra azione promotrice, puntando sempre sulla semplicità dei metodi e dei mezzi, perchè i bambini hanno bisogno di cose semplici e autentiche. Cerchiamo di riappropriarci della sacra lentezza in cui stare piacevolemente coi libri e con i bambini. Impegnamoci ad aiutarli nel mantenere uno spazio aperto nella mente in cui possano utilizzare l’immaginazione. (Patrizia Braghiroli )

 

Mario Lodi: Leggere è bello
La maestra Giusi: Non è solo colpa della scuola
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Redazione di Popolis
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