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A Cerveno, un piccolo borgo adagiato sul catino glaciale della Concarena, nella bresciana valle Camonica, ogni dieci anni si svolge la Santa Crus, una via crucis vivente che rinnova a maggio la passione di Cristo nella salita al Calvario e nella crocifissione, in una struggente rappresentazione scenica. Lontana dal Venerdì Santo, ricade nella ricorrenza dell’Invenzione della Croce, ossia il ritrovamento della Santa Croce, che, prima della riforma liturgica, veniva celebrata il 3 maggio.

Via Crucis di Beniamino Simoni
Via Crucis di Beniamino Simoni

Cerveno è un paese museo, i suoi abitanti, 650 anime, erano chiamati nel dialetto camuno “Giüdé” (Giudei) o “brusa crus” (brucia croci) perché quassù si custodisce uno dei monumenti più affascinanti della Valcamonica: il Santuario della Via Crucis, a cui si ispira a cadenza decennale, l’antico rito della Santa Crus.

Questo Sacro Monte camuno, che chiamano “Le Capéle”, è un’appendice adiacente alla chiesa parrocchiale che allude alla salita al monte Calvario: una lunga galleria a gradoni in drammatica salita racchiude ai lati le stazioni della Via Crucis, con quattordici espressivi gruppi scultorei, cappelle animate da 198 statue colorate di legno e di gesso che incarnano il sacro rito cristiano della Pasqua. È l’espressione materiale della fede incastonata nei monti della valle, un omaggio delle genti di Cerveno

Via Crucis di Beniamino Simoni
Via Crucis di Beniamino Simoni

per rendere grazie alla buona sorte che rese prospera la vita dei montanari agli inizi del 1700. Forni fusori, miniere, fornaci calchere, viti e il “marmo di Dò”, o marmo occhialino, strappato dalla Concarena e usato principalmente per impreziosire i luoghi sacri, diedero al paese di Cerveno una agiatezza economica, come ricorda negli scritti lo storico camuno padre Gregorio Brunelli nel 1698: “qui si passa a Cerveno, terra anch’essa illustrata da diverse gran torri, ch’indicavano la nobiltà, ed opulenza degli habitanti, dei quali tutt’hora verdeggiano traci per conditione…”.

Santa Crus
Santa Crus

Di grande impatto emotivo l’espressione dei visi e la cruenta scenica dei personaggi fanno della Via Crucis di Cerveno un complesso artistico unico, che ha dato il via alla rappresentazione vivente della Passione di Cristo, una sacra rappresentazione che coinvolge tutto il paese con personaggi, costumi ed atteggiamenti che rimandano alle sculture delle Capèle, realizzate in gran parte da Beniamino Simoni, artista camuno, a partire dal 1752, e terminate negli anni successivi dagli scultori bergamaschi Donato e Grazioso Fantoni. Visitando il complesso della Via Crucis si rimane attoniti dinanzi all’espressione di volgare realismo delle statue, dai veri e crudi volti dei suoi stessi compagni di osteria e, chissà, d’insulto, d’infelicità, di sobillazione e di bestemmia…  come scrisse Giovanni Testori, che rese famoso il compianto camuno.

Via Crucis di Beniamino Simoni
Via Crucis di Beniamino Simoni

Volti veri e crudi ritornano nella rappresentazione della Santa Crus, come li avessero congelati; le statue paiono prendere vita nei moderni cervenesi. Sacro e profano si mescolano, il rito coinvolge tutta la gente di Cerveno, vi partecipano più di centotrenta figuranti in costume, scelti fra gli abitanti, sostenuti dalla popolazione che contribuisce al confezionamento dei costumi, alla decorazione del paese con fiori di carta finemente lavorati su rami di abete, penduli dalle logge o galleggianti nelle tante fontane. Una lunga preparazione che trasforma il borgo in uno spazio teatrale di suggestiva bellezza e rinsalda da sempre il legame dei cervenesi alla loro comunità e alla loro storia.

Ad unire tutti gli abitanti del paese – racconta Noemi Belfiore, presidente del comitato della Santa Crus è la consapevolezza di assolvere ad un dovere, una tradizione, un compito che i nostri avi ci hanno lasciato in eredità. Ogni abitante di Cerveno, al di là di ogni status sociale, politico o religioso, ha l’ancestrale consapevolezza che solo collaborando si persegue al meglio il bene comune, superando i limiti e i pregi che ogni persona

Santa Crus
Santa Crus

umanamente esprime.-

I valligiani e un migliaio di spettatori assistono in religioso silenzio, catturati dalla tensione emotiva e dal magnetismo scenico. Accompagnano i figuranti dalla condanna di Cristo, sul sagrato della parrocchiale,  fino alla salita al Golgota.  Il corteo si snoda tra le strette viuzze, dove in luoghi diversi sono rappresentate le scene della passione, le “stazioni” della rappresentazione. Le case di pietra, i balconi ove si affacciano le Pie Donne in nero guardano da secoli sfilare passione e devozione, ma è alla prima caduta di Cristo che sale il pathos, la folla piomba in un silenzio religioso. Il corteo prosegue riproponendo nelle “stazioni” le scene delle Capèle del Simoni, con una corrispondenza impressionante, in un continuo rispecchiamento tra finzione scultorea e rappresentazione scenica, ricercata soprattutto nei volti dei personaggi. La Madonna con la Maddalena, gli Apostoli, gli ebrei, i soldati romani, i due ladroni corda al collo con gli altri figuranti conducono per mano l’emozione dei presenti.

Santa Crus
Santa Crus

Dal borgo infiorato il corteo sale al Golgota, arranca faticosamente sino al pianoro, antico circolo glaciale della Concarena, dove avviene la crocifissione. La montagna, sacra per le antiche genti camune, piomba nelle nuvole e si alza il vento, come nel Vangelo. Immortala l’ultima stazione, l’ultima compassione, l’ultima suggestione: la Pietà.

Rito e mito si rinnovano a memoria d’uomo da un tempo lontano, l’eredità dei “veci”, dicono i montanari di Cerveno, ancorati ad antiche tradizioni inalterate da secoli e traghettate nel nostro tempo dal carattere caparbio dei camuni, interesse e fascino incastonato come un gioiello nelle rocce eterne della Concarena. Uno dei tanti che la Valcamonica racchiude, come pochi luoghi dell’arco alpino, dove ogni vallata custodisce gelosamente e con cura la sua dote di storia, misteri e leggende, le più durature e famose delle quali sono state scolpite sulla roccia nelle Incisioni Rupestri, patrimonio Unesco, dalle genti camune nel corso di ottomila anni.

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Valerio Gardoni
Giornalista, fotoreporter, inviato, nato a Orzinuovi, Brescia, oggi vive in un cascinale in riva al fiume Oglio. Guida fluviale, istruttore e formatore di canoa, alpinista, viaggia a piedi, in bicicletta, in canoa o kayak. Ha partecipato a molte spedizioni internazionali discendendo fiumi nei cinque continenti. La fotografia è il “suo” mezzo per cogliere la misteriosa essenza della vita. Collabora con Operazione Mato Grosso, Mountain Wilderness, Emergency, AAZ Zanskar.

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