Brescia. Il celeberrimo allevamento dei cani beagle di Green Hill, ora chiuso e si spera per sempre, non smette di essere al centro della cronaca (non certo per le sue opere di bene!). Dopo le sentenze di condanna per alcuni vertici dell’azienda e il veterinario del 23 gennaio scorso da parte del tribunale di BrOltre_filo_spinato_green_hillescia, è di lunedì 9 novembre la sentenza che questa volta condanna 12 dei 13  attivisti che con un blitz prelevarono alcuni cuccioli di beagle da Green Hill il 28 aprile del 2012. Gli attivisti erano imputati a vario titolo per furto, rapina, lesioni e resistenza al pubblico ufficiale.

La LAV (Lega Antivivisezione) artefice con altre associazioni della battaglia per la chiusura dell’allevamento, non ha aspettato a lungo già nella serata di lunedì ha emesso un comunicato a difesa degli attivisti condannati in primo grado dal tribunale.

Il comunicato inizia con una presa di posizione netta della LAV:non hanno rubato ma hanno salvato vite in un’azienda poi condannata e chiusa da una legge. corte d’appello valuti diversamente e ribalti questa ingiustizia.” Ricordando che a seguito della manifestazione e del blitz, il 17 luglio dello stesso anno l’allevamento venne messo sotto sequestro.”

A quanto riferisce la LAV presente in tribunale, la difesa degli attivisti in questo processo ha contestato fino in fondo che potessero essere ritenuti colpevoli coloro che hanno liberato animali allevati in una struttura in cui è stato successivamente accertato, dallo stesso tribunale, il maltrattamento e la morte, sottolineando la titolarità in capo all’animale di posizioni giuridiche tutelate dal diritto e l’impossibilità di considerare la vita di un animale al pari di un bene mobile oggetto di furto ed invocando, comunque, la legittima difesa dei ragazzi nell’interesse degli animali.beagle

“ Seppur rispettiamo quelle che sono le decisioni dell’Autorità giudiziaria” affermano i dirigenti LAV “ riteniamo che questa sentenza vada a confliggere con il riconoscimento dell’animale quale soggetto, essere senziente e non res, e la conseguenza che gli attivisti coinvolti non hanno assolutamente rubato qualcosa ma piuttosto salvato vite animali da maltrattamenti e uccisioni, come poi confermato successivamente dallo stesso Tribunale di Brescia con la storica sentenza di condanna per l’azienda del 23 gennaio scorso.”

La LAV lancia una richiesta: “Per questo auspichiamo che la Corte d’Appello possa valutare diversamente i fatti, alla luce dei successivi accadimenti nella struttura e relative vicende processuali, nonché un intervento legislativo che intervenga a chiarire una volta per tutte che un animale non può essere considerato mera proprietà privata”.

 

 

Valerio Gardoni
Giornalista, fotoreporter, inviato, nato a Orzinuovi, Brescia, oggi vive in un cascinale in riva al fiume Oglio. Guida fluviale, istruttore e formatore di canoa, alpinista, viaggia a piedi, in bicicletta, in canoa o kayak. Ha partecipato a molte spedizioni internazionali discendendo fiumi nei cinque continenti. La fotografia è il “suo” mezzo per cogliere la misteriosa essenza della vita. Collabora con Operazione Mato Grosso, Mountain Wilderness, Emergency, AAZ Zanskar.