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Un’esplosione micidiale durata dodici ore di potenti e modulate deflagrazioni a seconda di ciò che scoppiava. Si tratta di quanto è avvenuto nella piccola isola Trimelone situata nella zona nord orientale del lago di Garda, a solo trecento metri dal litorale gardesano veronese, in faccia alla località Assenza di Brenzone, tra Malcesine e Torri del Benaco.

L’evento non è casuale, ma si ascriveva ad una netta particolarità dell’isoletta che era stata militarizzata nel 1909 e, sia dopo la prima che dopo la seconda guerra mondiale, era stata adibita a deposito raccolta dei residui bellici e quindi anche degli esplosivi e di quant’altro, fra armi ed ordigni a fuoco, rappresentava un’aperta pericolosità per l’intera zona, discosta dai contesti diretti e cruenti dei campi di battaglia, ma caratterizzata dalla presenza di un’autentica polveriera fra le sue dolci acque lacustri.

In passato sull’isola era stata costruita una fortificazione militare, proporzionata alle sue esigue dimensioni che non raggiungono i duecento metri di lunghezza ed i trenta di larghezza, rappresentando per il demanio, a cui è appartenuta fino al 1960, una struttura facente parte della fortezza di Verona e di pertinenza del presidio di Peschiera del Garda.

Osservandola dai pochi metri di lago che la separano dalla costa veronese, dove un’innocua spiaggia ghiaiosa e serpiginosa ne accompagna il suo distendersi piatto e sottile sullo specchio d’acqua, si può solo immaginare l’assordante fiammeggiare notturno e tuonante di quella notte tra martedì 5 e mercoledì 6 ottobre del 1954.

L’isola sullo sfondo appare con lo scuro ed arcigno massiccio bresciano che le fa lontano ventaglio rovesciato, comprendendola nei suoi lembi, quando di giorno la luce di ottobre la avvolge nel piombo denso e vellutato, grigio di morbida opacità e flessuoso in onde sonnacchiose, del lago nel suo solito stanco autunno. La notte è invece buio di sempre, uguale tenebra nelle sue diverse stagioni, che nel passaggio fra i due giorni di quella prima decade di ottobre, nella metà di quegli anni nel mezzo del secolo scorso, ha ceduto il consueto silenzio fosco ai fenomeni tipici per analogia a quelli di un vulcano in eruzione.

Non lapilli di lava, o fumi di pietra lavica, ma schegge e frammenti tanto di esplosivi quanto di materiali frantumatisi nelle deflagrazioni in un incontenibile poderosa fiamma di scoppi si sono riversati sia nel lago che sulla vicina costa abitata, riavutasi, dal primo sonno delle 23, a giorno pieno delle sue ore di più aspre tensioni ed apprensioni.

Con la pubblicazione nell’occhiello della notizia “Apocalittici bagliori sul lago nel cuor della notte” il Giornale di Brescia di giovedì 7 ottobre 1954 titolava fra le pagine di cronaca locale “Semidistrutta da violente esplosioni l’isoletta gardesana di Trimelone”, per presentare l’articolo dove era riferita la ricostruzione dell’accaduto che fortunatamente, nonostante la sua immane entità, non aveva causato alcuna vittima: “…Il finimondo – ci viene detto – iniziò poco dopo le 23 di ieri notte quando una spaventosa deflagrazione scuoteva letteralmente le case rivierasche in un raggio di circa tre chilometri. Contemporaneamente un’accecante vampa illuminava a giorno e per lunghissimo tratto le opposte sponde lacustri. Passarono circa due minuti – mentre le popolazioni allarmatissime balzavano a sedere sul letto con i segni del terrore dipinti sul volto, con l’angoscia di chi non sa ancora esattamente da quale incombente sciagura sia minacciato – ed una nuova esplosione avveniva, di pari violenza alla prima, e qualche attimo dopo un’altra e un’altra ancora. Il cielo si accendeva delle tinte rossastre di un infuocato tramonto estivo, un assordante fragore si ripercuoteva con echi agghiaccianti e sordi boati tra le opposte rive”.

In pratica, tutt’intorno all’isola, tonnellate di materiale esplosivo e bellico che era stato accatastato sul posto si era disperso negli strascichi di una virulenta combinazione di scoppi innestatisi uno sull’altro, da una miccia all’altra, di quel che era stato prima un insieme di bombe, di spolette, di detonatori, di granate, di mine anticaro, di proiettili da cannone e da mortaio e di artifizi vari dai diversi componenti sensibili come il tritolo, che in seguito al fatto ha comportato l’interdizione dell’area alla navigazione, alla balneazione ed alla pesca, entro un raggio di cento metri. Le esplosioni, destinate a susseguirsi dalla notte fino al mezzogiorno successivo, erano riferimento a quanto scritto nel quotidiano bresciano: “…Nell’isoletta, come si è detto, venivano raccolti da molti anni materiali bellici, specie esplosivi che gettati in enormi quantità nelle profondità del lago durante la prima guerra mondiale vengono ora recuperati da un’impresa gestita dall’ing. Angelo Catalani di Idro. Raccolti sotto capannoni o disposti in ordinate cataste essi erano affidati alle cure del guardiano Bortolo Battistoni di 51 anni che ha disposizione per il normale traghetto con Assenza una piccola barca. Pare per un corto circuito, un focolaio si è sviluppato – si ritiene sotto un capannone – provocando la prima disastrosa esplosione. Fortunatamente il guardiano, rimasto illeso dopo il primo scoppio, riusciva a buttarsi nella barca e vigorosamente remando attraversava lo specchio d’acqua che divide l’isola da Campione, ponendosi in salvo. Egli aveva naturalmente cercato scampo verso la riva opposta in quanto il braccio di lago che divide Trimelone da Assenza e la borgata stessa si potevano dire alla scatenata mercè degli esplosivi eruttati dal deposito in fiamme”.

L’articolo che concludeva precisando che era stata disposta un’inchiesta “perché vengano accertate esattamente le cause dell’incidente”, non mancava di dedicare qualche efficace riga di resoconto alla convulsa immagine degli accadimenti ascritti al vertice dei concitati momenti attorno ai quali si avvolgevano intorno le spire della presunta fatalità misteriosa: “L’incendio sviluppatosi inizialmente nella punta settentrionale, fra gli scoppi susseguitisi, andava gradatamente spostandosi verso sud mentre bruciava, in un immenso rogo in una visione orrendamente suggestiva e vivida di riverberi, tutta la vegetazione della piccola isola, essenzialmente costituita da ulivi”.

L’indomani, venerdì 8 ottobre 1954, “Il Giornale di Brescia” riservava un breve articolo, datato il giorno 7, ed impaginato su due colonne dal titolo “Un paesaggio di desolazione sull’isolotto Trimelone” che in lettura informava circa il fatto che “soltanto verso sera il fumo degli incendi sviluppatisi sull’isolotto di Trimelone, a largo di Assenza, si è diradato e si è potuto osservare dalla riva la completa distruzione dei depositi e delle attrezzature della polveriera. Le piante d’ulivo che crescevano sugli scogli sono scomparse. La strada Gardesana orientale è rimasta interrotta anche oggi, mentre reparti di polizia hanno mantenuto la sorveglianza sulla zona. Un sottufficiale artificiere ha raggiunto questa mattina in motobarca l’isolotto con l’intento di azionare la pompa di spegnimento in dotazione della polveriera. Anche la pompa però era stata gravemente danneggiata e resa inservibile. Squadre di operai hanno sgombrato le strade dall’ingombro dei massi e delle pietre abbattutesi durante le dodici ore di distruzione. Da parte delle autorità è stata iniziata un’inchiesta sulle cause del sinistro. Viene fin d’ora scartata l’ipotesi del sabotaggio”.

La puzza di bruciato pare tuttavia sia restata ancora a lungo, se non nell’aria del lago più grande d’Italia, almeno intorno alle vicende che hanno avuto singolare sbocco nella dinamica di un grande falò generale dove, in pratica, quanto capitato aveva dato fuoco e fondo alle polveri esplose.

Un articolo pubblicato una trentina di anni abbondanti più in là nel tempo e cioè, in data 5 ottobre 1988, sul quotidiano “La Repubblica”, insinuava a distanza di un certo lasso temporale di silenzio e di altro subentrato corso di avvenimenti per l’isola, una particolare versione dei fatti che si leggono nello scritto a firma di Giorgio Cecchetti, a tema di un possibile intreccio fra terrorismo stragista, riconversione dell’uso d’esplosivo tratto dal lago ed indagini di magistratura da parte del giudice istruttore di Venezia Felice Casson per cavarne l’eventuale nesso fra le due realtà: “Alcuni mesi fa il magistrato veneziano ha segnalato ai ministeri degli Interni e della Protezione civile la presenza dell’ esplosivo in fondo al lago e l’ estrema pericolosità della situazione. Ma per ora nessun intervento di bonifica è stato compiuto. Non è escluso, comunque, che all’ interno dei ministeri della Difesa e degli Interni l’ esistenza dell’ enorme arsenale fosse nota: a dimostrarlo potrebbe essere una misteriosa vicenda che nel ‘ 54 si è conclusa con un’ esplosione e la conseguente distruzione del forte militare dell’ isola di Trimelone, un comune di Malcesine, allora utilizzato dall’ esercito italiano come deposito di munizioni. C’ è chi racconta che nel ’48 le autorità italiane avevano cominciato a recuperare granate ed esplosivo dal fondo del lago per venderli agli ebrei che da mezza Europa stavano tornando in Palestina ed avevano bisogno di armi e munizioni per combattere arabi ed inglesi. L’ arsenale ripescato dal fondo del Garda sarebbe stato trasportato fino a Venezia e dal porto lagunare, caricato su una nave, avrebbe raggiunto il Medio Oriente. Ma evidentemente i capi dell’ allora clandestino esercito israeliano non rimasero soddisfatti del materiale giunto in Palestina, la maggior parte del quale avariato e comunque inutilizzabile. Così si sarebbero vendicati facendo saltare il forte di Trimelone”.

Nonostante ogni ipotetica e remota congettura il lago ha continuato ad accarezzare le basse coste isolane, quasi a lenirne le ferite, e l’isola Trimelone stessa pare più protesa a confondersi con il fascino del territorio circostante, riacquistandone quella medesima bellezza d’insieme che le sussurrano i gabbiani solitari alla quale offre ospitalità gradita anche ai corvi ed ai merli, neri come la nera polvere pirica che l’ha abbruttita in uno tra i tanti frangenti della sua ultramillenaria ed immemore storia.

(L’immagine di copertina è tratta dal sito “stellasenzaglutine.com”)

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Luca Quaresmini
Ha la passione dello scrivere che gli permette, nel rispetto dello svolgersi degli avvenimenti, di esprimere se stesso attraverso uno stile personale da cui ne emerge un corrispondente scibile interiore. Le sue costruzioni lessicali seguono percorsi che aprono orizzonti d’empito originale in sintonia con la profondità e la singolarità delle vicende narrate.

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