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“L’isola galleggiava al centro dell’acqua come un biscotto. E lei la guardava, appena sveglia, in pigiama. L’Elba era così vicina adesso, nell’aria tersa. I piccoli paesi raccolti nelle insenature, e le scogliere a picco sul mare, le imbarcazioni che veleggiavano intorno”.

Anna e Francesca, le giovani protagoniste del meraviglioso libro Acciaio, di Silvia Avallone, contemplano l’isola da Piombino.

Non ci sono mai potute andare, e per loro questa terra sospesa rappresenta un Eden, un sogno irraggiungibile, che nasconde meraviglie e segreti.

Ed è così, anche per me, l’isola d’Elba, un paradiso, e una meta che fortunatamente ho già raggiunto più volte e divenuta ormai irrinunciabile, di una bellezza così forte e completa da farmi sentire la sua mancanza quasi con prepotenza.

È mite, qui, il clima. I colori sono accesi fino ad abbagliare, l’acqua è cristallina, i profumi intensi non ti lasciano mai, in questo mare su cui si affacciano terre calde e lussureggianti.

Una terra dalla storia ricca e complessa, dai paesaggi che lasciano a bocca aperta, ma dove la macchia mediterranea si alterna anche a boschi ombrosi, tra sorgenti fresche e miniere preziose.

L’isola d’Elba piace sempre di più, e sembra accelerare il suo cammino alla conquista degli appassionati di natura e di sport, ma anche desiderosi di trovare pace e bellezza a poca distanza da casa. E in ogni stagione.

Infatti, se l’estate si conferma come il periodo prediletto, si sta facendo largo un turismo più attento al benessere, alla ricerca di un equilibrio tra riposo e sport outdoor che sembra trovare, qui, una location davvero perfetta.

Il segreto? Partiamo dalle temperature, più che piacevoli anche in primavera e in autunno.

La più grande isola dell’arcipelago toscano sa soddisfare ospiti tranquilli e sportivi instancabili, offrendo chilometri di sentieri da percorrere a piedi, in sella a un cavallo o a una mountain bike.

Di certo, l’Elba è il paese dei balocchi per gli amanti della bici.

Si può scegliere di avventurarsi su uno dei sentieri della Gte, la Grande Traversata Elbana, o sui percorsi tracciati all’interno del Capoliveri Bike Park, sul promontorio di Monte Calamita.

Un trionfo di sentieri profumati tra le pietraie, con le essenze della macchia mediterranea che lascia intravvedere, dall’alto, i piccoli paesi sottostanti.

E ci sono percorsi adatti anche a bici da strada, perfetti per i professionisti alla ricerca di sfide o impegnati in allenamenti, ma anche per cicloturisti desiderosi di scoprire l’isola sulle due ruote, alternando sentieri in compagnia di guide esperte e soste in spiaggia.

Tanti gli itinerari con le diverse varianti disponibili, o in alternativa ci si può cimentare nel giro completo dell’isola, che conta 165 km per oltre 4100 metri di dislivello.

E chi ama le sfide può partecipare alla famosa gara ‘Tagliagambe’: 9 chilometri dal livello del mare alla sommità del Monte Perone, a 600 metri di altezza.

Se invece si è alla ricerca di emozioni forti c’è l’imbarazzo della scelta: il Monte Capanne è luogo eletto per il parapendio, e i picchi rocciosi attirano i free climber di tutta Europa.

La sfida estrema, comunque, resta quella programmata sempre a fine estate, quando centinaia di atleti provenienti da tutto il mondo si affrontano sul percorso Ironman di Marina di Campo: 3.800 metri di nuoto, 180 chilometri in bici sui saliscendi dell’Elba occidentale, e una maratona.

E per gli amanti dei motori l’Elba conferma il suo posto nel mito per le corse leggendarie su due e quattro ruote, tenendo viva la tradizione iniziata nel 1967 e che ha visto alternarsi i piloti più famosi su strade come Volterraio, Monumento e Calamita.

Mentre ad attendere gli appassionati del fuoristrada sono le mulattiere a picco sul mare, grazie al Campionato Italiano Motorally che da qualche anno si svolge a marzo.

Ma c’è tutto un mondo da scoprire anche lontano dall’acqua cristallina.

Perché all’Elba l’azzurro del mare non è il solo colore protagonista. E dai sassi bianchi e caldi delle spiagge si può fare un viaggio nel tempo immergendosi nel cuore della terra.

Succede nelle Miniere del Ginevro o sul Monte Calamita, dove il Museo della Vecchia Officina, nell’area mineraria del Vallone, ospita campioni dei principali minerali presenti sull’isola e ricostruisce gli ambienti tipici in cui per molti decenni hanno lavorato tanti e tanti abitanti dell’isola, tra fatiche, solitudine, rischi.

Forse non avrebbero mai immaginato che nel giro di pochi anni la loro terra sarebbe diventata meta di turismo e di eventi di fama internazionale.

Se poi a toccare le rive dell’isola sono gli amanti della storia, ricordiamoci che qui, tra il 1814 e il 1815, visse Napoleone, nel suo esilio.

La presenza dell’uomo più potente e carismatico dell’Europa di allora segnò con tratto indelebile la storia dell’isola, e oggi i turisti possono andare a caccia dei luoghi napoleonici, con guide preparate in ogni stagione dell’anno.

Il vino, l’olio, il miele, le confetture. Ho ritrovato qui, con altre sfumature e sapori, la schiettezza dei prodotti che mi rimandano nella memoria a colazioni e cene tutte mediterranee, a picco sul mare o sulla sabbia al tramonto, sotto una pergola o nelle stradine di qualche minuscolo borgo siciliano, greco, maltese.

Ma anche agli spuntini del centro Italia, tra bruschette profumate e vini schietti.

Certo, tutta italiana, e soprattutto toscana, è la goliardia che si respira fuori stagione, a inizio autunno, durante la Festa dell’Uva, che si celebra la prima domenica di ottobre a Capoliveri.

Dedicata, neanche dirlo, al dio romano del vino e della vendemmia. La festa, che vanta ormai già 24 edizioni, è stata promossa dall’associazione culturale Giuseppe Verdi in collaborazione con l’amministrazione comunale, ed è la più frequentata dell’isola.

Protagonisti sono i quattro rioni nel paese: Baluardo, Fortezza, Fosso e Torre, che si sfidano a riproporre quadri ispirati alla vita passata.

Questi allestimenti storici rievocano la civiltà contadina di queste terre e coinvolgono tutta, ma proprio tutta la popolazione locale.

Al vincitore va a la statua di Bacco, che viene custodita per l’intero anno fino alla successiva edizione.

La festa è organizzata in due diversi momenti: una parata in piazza che anticipa e riassume il tema prescelto da ogni rione, e poi il suo allestimento.

Insomma, una vera e propria kermesse di teatro di strada, un mix di conoscenze storiche, creatività, virtuosismi artigianali e inventiva, dove ogni talento viene rigorosamente valorizzato.

E una sfida nella sfida consiste proprio nella ricostruzione dell’ambientazione storica e della cantina, dove emergono le capacità di rappresentare artisticamente il tema scelto.

Ma ci sono anche altri riconoscimenti: il weekend inizia con i giochi della tradizione, il venerdì, nei quali i giovani dei rioni si sfidano in discipline come tiro alla fune, corsa con i sacchi, pigiatura dell’uva.

Imperdibile, poi, la gara a chi ne mangia di più! E al termine della grande sfilata dei rioni in piazza Matteotti ad attendere il pubblico e gli attori c’è l’apertura degli stand con buffet, degustazioni di specialità locali e proclamazione finale del vincitore del concorso.

A quel punto la festa continua: fino a notte inoltrata si canta, si balla e soprattutto si beve. Insomma, se si cerca un altro motivo per andare all’isola d’Elba fuori stagione, eccolo servito su un piatto d’argento.

Il mio prossimo obiettivo? Qualche giorno all’Elba nel cuore dell’inverno. O all’inizio della primavera. Per odorare altri profumi e scontrarmi con altri colori, per scrivere, per osservare sotto una nuova luce chi ci vive ogni giorno.

Mi dicono gli abitanti del posto, quelli con cui ormai da anni mi fermo a chiacchierare, che nelle tiepide giornate di fine autunno l’acqua sia ancora meravigliosamente calda.

Mi immagino a camminare tra i boschi, alla ricerca di funghi, o tra i vigneti che si preparano al sonno invernale. Oppure in primavera, con i primi tepori, a osservare gli insetti che si risvegliano, mentre la natura riparte. E ci sarà ancora molto da raccontare.