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Canyon della Sierra de Guara, Spagna. Un fruscio improvviso alle spalle, come una sciabolata di vento, poi l’ombra vibrante sulle rocce precede la sagoma incombente, un metro di ali tozze e ampie come un deltaplano. Impossibile sbagliare è un grifone. Immobile, non muove una penna, un centinaio di metri più in là, oltre canyon, imbocca una corrente ascensionale a noi invisibile e balza in alto oltre gli spettacolari pinnacoli di roccia della Sierra de Guara. Non è solo lassù nel cielo blu cobalto di questo angolo sconosciuto dei Pirenei spagnoli, ce ne sono altri.sierra de guara 1

L’incanto della visione alata si interrompe dalla brusca frenata della camionetta del guardaparco, ne scende una donna risoluta in perfetta divisa e passo deciso. L’incertezza d’aver commesso involontariamente un’infrazione è taciuta da un caloroso “bien venido”. E’ felice come una bambina la mattina di santa Lucia, deve compilare un questionario di due stranieri e un cane in visita al parco. Gli chiedo dei grifoni e non fa una piega, ce ne sono un “monton”, ma anche qualche raro capovaccaio e gipeto.

Un “monton” significa più di mille copie che svolazzano sui cieli dei Pirenei, mentre da noi in Sardegna
c’è voluto l’impegno fisico e finanziario di alcuni caparbi ornitologi per reinserire qualche coppia di grifoni. L’esperimento era riuscito, avevano anche nidificato, sino a quando una testa vuota in preda a chissà quali scongiuri verso gli avvoltoi ha pensato bene di imbottire una carcassa di veleno!sierra de guara 3

Non c’era bisogno della visita del guardaparco per intuire che questo remoto luogo di straordinaria bellezza non è proprio una meta turistica, qui ci si viene per passaparola di qualche amico alpinista, anche le guide ne parlano poco. Per arrivarci, dopo aver valicato il confine francese, si percorre una pianura largamente infettata dalla lebbra dei capannoni costruiti a caso e già logorati dalla crisi che ingrigiscono paesi tristi. Poi un cartello segna una deviazione per il cayon della Sierra de Guara e il paesaggio si ribalta di colpo.sierra de guara 2

Le strade si fanno strette come una mulattiera, un arlecchino di pezze d’asfalto e buche ciclopiche a fianco di strapiombi, dove preghi di non incrociare nessuno. I villaggi di poche case abbracciati alle chiese dai campanili tozzi come un mastio rammentano i pueblo delle Ande, stesso colore, stessa architettura essenziale, esportata in quelle terre dai conquistadores partiti dalla Spagna e della sierra dei Pirenei. Unico rifugio è chiuso a metà agosto, non ci sono campeggi e alla cittadina che funge da capoluogo gli alberghi vedono pochi alpinisti che calano dal centro Europa, per il resto sono affollati della gente che arriva per la “feria, la fiesta e la corrida”.arena

Perché da queste parti il rito dell’arena è sacro. La gente ama gli animali, fanno turno ad accarezzare il mio cane, c’è persino un ristorante vegetariano, ma la corrida non si tocca! I ragazzini per strada giocano a pallone, ma sognano di entrare nell’arena come El Cordobes più che in un campo calcio come Messi.tori

Siamo nel cuore dei Pirenei spagnoli, ghiaccio, acqua e vento si sono sbizzarriti a intagliare rocce di diverso impasto creando un paesaggio di incantevole bellezza, picchi e torri di roccia che rammentano le Dolomiti, montagne erose a forme di torte millefoglie che divengono rosso fuoco al tramonto, dirupi, voragini e canyon, passi da vertigine, onde rocciose cavalcate da venti impetuosi. Una diga, unica presenza ingombrante, ha trasformato una valle in un labirinto dalle mille sfumature di grigio. Vorrei chiedere un passaggio ad un grifone per ammirarlo dall’alto questo sublime paesaggio.
pirenei
I Pirenei sono le montagne più antiche d’Europa, schiacciate dalla morsa della deriva dei continenti
, in certe zone sono state erose e sembrano grandi mammelle verdeggianti di boschi di pini, dove hanno trovato facile rifugio i benedettini con le loro imponenti abbazie, gli eremiti nelle grotte e i castelli di cavalieri ribelli. Le leggende quassù si sprecano e gli eroi mitologici divengono sempre più arditi e santi man mano si sale di quota.

I villaggi si sono spopolati, le macine dei mulini sono ferme da tempo, sono corsi giù alle fabbriche che ora stanno chiudendo per la crisi. Quassù c’è rimasto qualche vecchio agricoltore che strappa a fatica il grano da pezzi di terra a mosaico tra le rocce affioranti, alleva qualche maiale per il jamòn serrano; poi il resto l’ha fatto la diga che ha ingoiato le case.

Lassù i grifoni con il loro volo planato sembrano gli unici a rendersi conto della spettacolare bellezza di questo angolo di sierra.

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Valerio Gardoni
Giornalista, fotoreporter, inviato, nato a Orzinuovi, Brescia, oggi vive in un cascinale in riva al fiume Oglio. Guida fluviale, istruttore e formatore di canoa, alpinista, viaggia a piedi, in bicicletta, in canoa o kayak. Ha partecipato a molte spedizioni internazionali discendendo fiumi nei cinque continenti. La fotografia è il “suo” mezzo per cogliere la misteriosa essenza della vita. Collabora con Operazione Mato Grosso, Mountain Wilderness, Emergency, AAZ Zanskar.

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