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Il sole del pomeriggio è accecante, quando ansimante comincio la salita al cratere di Vulcano, isola irrequieta dello splendido arcipelago delle Eolie.eolie 5

La calura è intensa e strozza la gola, il sole cocente sembra infierire anche sulle coriacee ginestre che offrono pochi dei loro fiori dal giallo intenso. Sul sentiero i piedi affondano nella soffice cenere vulcanica, ogni passo alza una nuvoletta di polvere nera che, come fosse talco, riempie in fretta le scarpe.eolie 6

M’ero ripromesso di riposare, ma sapevo di non mantenere le promesse e dopo un paio di giorni di quiete, divorando il libro che m’ero portato, sulle spiagge nere come la pece che si affacciano sul mare blu e limpido delle isole Eolie, ho ascoltato il richiamo dell’avventura, l’irresistibile fascino dei vulcani e la mia innata curiosità.

Il sentiero tagliato nel crinale del cono, sale ripido, si ansima per il caldo, mentre le ventate d’aria cariche del profumo del mare si mescolano con l’odore acre dello zolfo che ti assale a vampate ricordandoti che, sin dai tempi antichi, lassù si diceva si aprisse la porta per l’inferno.

All’ultimo tornante, prima dell’arrivo alla sommità, la crosta del pendio cambia colore e calore, pochi passi e lo scenario lunare del cratere appare immenso, profondo e inquietante. Qui dove si credeva fosse la “fucina del Dio Vulcano”, vampate di fumo denso di gas che odorano di zolfo si sprigionano dalle fumarole dalla crosta gialla come i fiori delle ginestre; ricorda la bocca di una vecchia e gigantesca locomotiva, ma non c’è da farsi ingannare, questo è uno dei luoghi più attivi del pianeta, favoleggianti di mitologia in una natura straordinaria e terribile.eolie 3

Mentre seduto sul bordo del cratere aspetto il tramonto, vengo assalito da due sensazioni, dubbi che non riesco a sbrogliare: sono in vetta a una montagna o su un’isola?

La prima sensazione è di essere sulla vetta d’un monte che solo per una parte affiora dalle acque, ma che in realtà è un alto vulcano che affonda per centinaia di metri nel blu del mare. Un vulcano imponente, ripido e vivo, di struggente bellezza e drammatica inquietudine, con tremolii della terra e folate di zolfo, con felci e ginestre che ne addolciscono i pendii.eolie 1

Poi è lo sguardo a darmi il senso dell’essere su di un’isola, quando balza oltre le terrazze in coltivo erette da mani di uomini tremila anni prima di Cristo, e corre sul blu del mare all’infinito, alla ricerca di un orizzonte che non c’è. Pure gli Eoliani sembrano legati da un’attrazione fatale più alle pendici dei vulcani che non al mare, nella storia raccontano di pastori con tradizioni montanare, di contadini che hanno strappato a una terra avara un ottimo vino passito di rara vite coltivata con premura al fianco degli ulivi, solo poi raccontano di pescatori e di marinari.

Eppure il mare c’è e lo si sente urlare quando Eolo Dio dei venti discute con Nettuno, le acque si agitano, il mare diventa impossibile anche ai mezzi moderni e ci si sente isolati dal mondo.eolie 7

La sera dopo il tramonto, sceso dal cratere, pongo il mio quesito al signor Armando, lui alle Eolie è nato, andato in cerca di lavoro negli anni passati per poi ritornarci per sempre. Avevo fatto irruzione in casa sua colto dalla curiosità, dopo aver visto nella bottega d’un antiquario delle grosse pipe dalla strana foggia intagliate su queste isole. Il signor Armando lo avevo trovato seduto in fondo a una stanza lunga e stretta, occhiali sulla punta del naso, libro nella mano e la pipa in bocca.

Il profumo del mare e l’odore della cera da restauro passata sugli antichi mobili si mescolava con quello gradevole del fumo della pipa, quegli sbuffi avevano una singolare somiglianza con quelli del cratere di Vulcano…

Ero rimasto seduto per ore ad ascoltare la forbita cultura d’isolano –Sai– mi dice – i sette colori delle Eolie sono: il nero dell’ossidiana, il bianco della pomice, il rosso del fuoco dei vulcani, il giallo dello zolfo e delle ginestre, il verde degli alberi di Salina, il blu del mare e il viola dell’erica.eolie 8

Le mie pipe, tutte diverse e intagliate a mano, sono fatte con la radica dell’erica che sulle isole col tempo forma un grosso bulbo, tolto dalla terra viene fatto stagionare per vent’anni, bagnandolo di tanto in tanto con l’acqua di mare, sono poi le venature e le fiammate del legno a suggerire l’intaglio alle mie mani.

Ingegnere, con un passato da dirigente sulla terraferma, il signor Armando è uno scrigno del sapere isolano, ora in pensione è tornato a Lipari, la sua isola – Qui il silenzio, i colori esaltati dalla luce, il mare, le cime dei vulcani richiamano alla meditazione, alla pace e nello stesso tempo, chiuso in un piccolo spazio dal mare, si diventa creativi !

Non riesco a dipanare la mia duplice sensazione, ma alla fine m’assale una certezza: in vetta a una montagna o su un’isola in mezzo al mare la condizione spirituale dello spazio è la stessa: senza confini…

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Valerio Gardoni
Giornalista, fotoreporter, inviato, nato a Orzinuovi, Brescia, oggi vive in un cascinale in riva al fiume Oglio. Guida fluviale, istruttore e formatore di canoa, alpinista, viaggia a piedi, in bicicletta, in canoa o kayak. Ha partecipato a molte spedizioni internazionali discendendo fiumi nei cinque continenti. La fotografia è il “suo” mezzo per cogliere la misteriosa essenza della vita. Collabora con Operazione Mato Grosso, Mountain Wilderness, Emergency, AAZ Zanskar.

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