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Dalla Corsica; “Calvi la citè di Christophe Colomb”. E’ il cartello d’ingresso alla città della Corsica occidentale. Il Christophe Colomb del cartello non è un omonimo benefattore della città, ma il Cristoforo Colombo delle tre caravelle, della scoperta dell’America. Quello che per tutti era nato a Genova, cosa nostra, come gli spaghetti e la pizza.IMG_4791

Ebbene si! Gli abitanti della città della Corsica, con un’azione corsara, si son fatti loro il più famoso marinaio del mondo. Non azzardare obbiezioni della serie “me l’hanno insegnato a scuola” con un anziano abitante delle strette viuzze della città vecchia, seduto sulla seggiola fuori dall’uscio di casa a guardar passare persone e turisti, perché, stizzito, molla le ciabatte, calza le scarpe e ti porta di buon passo alla casa natale di Cristoforo Colombo, o perlomeno quel che ne rimane dopo che Nelson l’ha bombardata nella battaglia del 1794, mentre l’unica cosa certa è il cartello Maison Colomb.IMG_4838

Isolano corso il Cristoforo Colombo, a detta loro, come il patriota Pascal Paoli (amico di Nelson eroe della battaglia di Trafalgar) e Napoleone Bonaparte, che amano meno. A suffragio di quanto raccontano, il 12 ottobre di ogni anno si festeggia un Columbus Day corso a ricordo di quello del 1492, quando il grande navigatore (ex genovese) sbarcò nel Nuovo Mondo.IMG_5459

Non facciamoci prendere dallo sgomento, perché per tanto che ne raccontino, nel 1492 Calvi era sotto il dominio di Genova da un paio di secoli; gli abitanti del tempo erano quasi tutti genovesi, tanto che pochi anni dopo, nel 1553, difesero strenuamente la città e gli interessi della repubblica marinara da un terribile assedio di turchi e francesi. Ciò valse a Calvi il motto: “Civitas Calvis semper fidelis”. Questo, al mio tenace accompagnatore Victor, che mi conduce alla scoperta di chi appartiene l’uovo di Colombo, non gliel’ho detto!IMG_4823

Veniamo ai fatti, anzi alla storia raccontata dal vecchio Victor che non vuol mollare la presa nel braccio di ferro che abbiamo dialetticamente intrapreso sull’identità di Colombo, nemmeno dopo una birra corsa, per placare la calura del giorno che volge a mezzodì. Secondo lui in quel tempo, cioè intorno al XV secolo, i Columbo vivevano nella città corsa di Calvi, una famiglia di tessitori, ma che contemplava nella parentela una schiera di navigatori, tra cui un capitano, nati e vissuti in Corsica. In realtà nei documenti lasciati dal figlio di Cristoforo Colombo si legge: “venivamo dal mare”.

Carta canta! Racconta il vecchio Victor, ma le carte, sempre secondo lui, sono andate distrutte con l’incendio degli archivi del 1580, ad opera, naturalmente, degli invidiosi genovesi che cambiarono nome persino alla rue Columbo, e poi misero nel nome una “o” al posto della “u”, e si fecero loro il navigatore, che nel frattempo era divenuto un personaggio la cui fama spaziava oltreoceano.IMG_4794

Il “loro” Cristoforo Colombo l’hanno incastrato anche nelle possenti mura della cittadella che sembra difendere ancora la città, con tanto di punta di caravella, bassorilievo del volto e targa a memoria. E’ lì, murato a guardare il mare, il ratto del navigatore del Nuovo Mondo, sotto i bastioni che sostengono il forte che s’avvita sulla pietra, un tempo baluardo della città, ora fortino della Legione Straniera.

Su quest’ultima Victor non dice nulla, alza le spalle e continua a salire nelle strette viuzze della cittadella. I legionari in libera uscita li incrociamo, muso da Rambo, tatuaggio cattivo che si arrampica sul collo oltre la camicia cachi d’ordinanza e la testa rasata sotto il Képi il candido copricapo intorno al quale ruotano racconti mitologici di battaglie eroiche, fortini nel deserto esaltati da Hollywood.IMG_4820

Inutile bussare al pesante portone che chiude i legionari nella fortezza sommitale della cittadella per chiedere se è possibile fare un’intervista, è più facile ricevere una “mitragliata” di insulti, dopo che sei stato invitato, gentilmente, a visitare la mostra in uno stanzone buio e inquietante aperto al pubblico sotto il forte.

Nello stanzone ci passo lo stesso, una sorta di museo degli orrori che vuol cantare le bellezze delle guerre, con manichini bardati, sezioni di bombe, foto di “musi anneriti”, paracaduti strappati e via dicendo. La realtà è ben lontana. E’ ben lontana anche dai film di Tyrone Power e di Stanlio e Olio, lontana dal mito nostalgico che fa del legionario un ferito d’amore.IMG_4800

I legionari sono mercenari: ancora oggi quando ci si arruola, si cambia identità, quella scomoda rimane fuori dal forte. Basta leggere quello che c’è scritto sul sito ufficiale, dove al di là della sbrodolata di esaltazioni di valori guerrieri, ci sono le regole e i benefici: anonimato, segreto sulle azioni o “altro” di guerra, tutto sotto falso nome e alla fine, dopo cinque anni, la cittadinanza. Prospettive che in varie folate di vento della storia moderna hanno attratto coloro che volevano tagliare con un passato scomodo, terroristi, esaltati e fuggiaschi con la coda sporca dalla ultime guerre, ex Jugoslavia per esempio. Storie chiuse nel fortino che non sapremo mai.

Al fine non mi resta che affacciarmi dalla sommità della cittadella, Calvi è circondata da un meraviglioso mare, un’acqua cristallina dai colori caraibici che ispirerebbe qualsiasi navigatore, Cristoforo Colombo compreso!

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Valerio Gardoni
Giornalista, fotoreporter, inviato, nato a Orzinuovi, Brescia, oggi vive in un cascinale in riva al fiume Oglio. Guida fluviale, istruttore e formatore di canoa, alpinista, viaggia a piedi, in bicicletta, in canoa o kayak. Ha partecipato a molte spedizioni internazionali discendendo fiumi nei cinque continenti. La fotografia è il “suo” mezzo per cogliere la misteriosa essenza della vita. Collabora con Operazione Mato Grosso, Mountain Wilderness, Emergency, AAZ Zanskar.

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