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Verdon, Francia – L’intenso odore della lavanda invade l’aria sottile d’un cielo blu, mi basta chiudere gli occhi e la mia mente vola ad uno degli angoli più belli d’Europa: il Gran Canyon del Verdon, un luogo di fascino estremo, un susseguirsi di emozioni superlative in una natura perfetta, dove acqua e roccia sono modellate dallo scalpello della natura.verdon 5

Lo sguardo si perde nell’immensità del panorama e si trattiene il fiato quando precipita nel fondo dell’immensa gola levigata in una roccia di bianco calcare purissimo in un susseguirsi di angoli di impressionante bellezza. Fermentava nel mio animo l’ardore dei vent’anni quando per la prima volta rimasi attonito di fronte a questo selvaggio spettacolo, ricordo il fremito di paura che mi pervase all’udire il fragore delle rapide che tuonavano sul fondo dell’enorme canyon.

Avevamo messo la tenda in una radura fra abeti grondanti di resina e un’ispida e profumata macchia mediterranea a lato d’un vecchio ponte di pietra arcuato sulle acque verdi del fiume che nel tratto alto, prima della grande gola, scorre in un paesaggio provenzale chiazzato dal bianco delle rocce, dai colori pastello dei boschi, profumato dalla fragranza del rosmarino selvatico e dall’intensa e magica essenza dei campi di lavanda in un susseguirsi di giochi di luce, ove l’acqua sembra gorgogliare pensierosa e assorta prima di entrare a cimentarsi con le contorte pareti del canyon.verdon

Assomigliava al nostro stato d’animo dove paura ed entusiasmo si alternavano come bellezza e asprezza dell’ostile paesaggio, pensando all’indomani, quando con i nostri kayak saremmo entrati in acqua per discendere il fiume. La discesa in canoa delle gole del Verdon esercitava, agli inizi degli anni ottanta per gli appassionati, un fascino senza eguali, entravi di diritto fra i migliori dato che la descrizione nei libri specializzati lo dava fra i più difficili e logoranti d’Europa.

Per noi che in kayak passavamo ogni momento libero e avevamo affilato una ragguardevole tecnica, dando esuberanza e presunzione ai nostri sogni, quest’imponente fiume, dalle mille insidie, rappresentava un importante traguardo.verdon 4

Dopo la prima maestosa visione di cosa ci aspettava, era calato un palpabile silenzio, nessuno azzardava a intonare le canzonette allegre che avevano accompagnato il nostro viaggio dall’Italia, così dopo un accurato controllo del kayak e del materiale consumammo una veloce cena per ritirarci nel sacco a pelo, chiudere la cerniera e accoccolarci con pensieri e paure. Sono momenti intensi quelli che precedono un’impresa per pur piccola che sia, attimi di vita in cui la testa tiene a bada l’ansia che pervade il corpo e la mente, coscienza e incoscienza, cercando di dare una ragione, seppur illogica, al tuo agire, quasi un rassegnarsi che buonsenso e raziocinio non siano le doti in cui eccedi, ma in fondo una vita ricca di emozioni è una vita che vale la pena di vivere; il misurarsi con le forze della natura è un “bisogno” ancestrale dell’animo umano!verdon 2

Dopo una notte tormentata dai pensieri e dal canto di mille cicale, salutiamo la splendida giornata di sole con un buon caffè, mentre sui nostri visi sono tornati il sorriso e l’allegria, ognuno di noi in cuor suo si sente pronto per l’entusiasmante avventura. Un amico che ci aveva allietato con la sua compagnia durante il viaggio, aveva il compito di portare la tenda e il materiale a metà circa della gola dove esiste un unico sentiero e via d’uscita dal canyon, se l’ora fosse stata tarda avremmo passato la notte sul fondo vicino al fiume per concludere la discesa il giorno successivo, ma contavamo molto sulla nostra preparazione, certi di sbucare dal labirinto di roccia prima del tramonto.

Ci infiliamo nei kayak e incominciamo a pagaiare, c’è una stupenda intesa che lega da sempre la nostra amicizia, nel condividere avventure, nel fidarsi l’uno dell’altro, nel sapere che in acqua come in montagna conta soprattutto l’altruismo.verdon 6

Il fiume scorre via veloce, per ora ancora relativamente vicino alla strada che man mano comincia ad allontanarsi, sino ad un passaggio dove l’acqua passa fra due strette rocce creando un salto, una forte rapida e il paesaggio cambia d’improvviso, lo scenario è maestoso, sublime, ti senti piccolo e piccola la tua canoa mentre le pareti rocciose si innalzano verso il cielo blu quasi a toccarsi e di colpo il mondo “civile” diventa un luogo lontano, come se scaraventati all’improvviso nella preistoria.

Nell’immensa forra si alternano rapide per il momento non troppo difficili ed attimi di relativa calma, è bellissimo, con il naso all’insù respiro l’inebriante natura mentre la gola si stringe e il tuono delle successive rapide si fa vicino. Come in una grandiosa cattedrale di roccia l’incessante scalpello dell’acqua ha inciso una quantità di figure, guglie, macigni levigati e sciolti dal fenomeno carsico, intorno ai quali, come in un’infinita gincana scivolano veloci i nostri kayak.verdon 1

Faggi contorti hanno artigliato le ardite radici alle sporgenze rupestri colorando di verde il riflesso dell’acqua, cespugli di capelvenere ne ornano le fessure rocciose; il gioco dei colori è una policromia unica che in parte inganna la continua tensione, ma non distoglie la concentrazione, anzi dopo alcune rapide decise l’ansia cede il passo all’armonia fra la gestualità e l’emozione che colmano di gioia il mio animo.

Siamo nel cuore di pietra del canyon, le rapide si fanno dure e continue, i sifoni, pericolosissimi imbuti naturali dove l’acqua si infila a tutta forza, sono una caratteristica del Verdon e ne giustificano l’alta difficoltà del percorso, dobbiamo fare continue ricognizioni con molta attenzione; sopra le nostre teste le bianche pareti calcaree si innalzano sino a 700 metri, lisce, levigate dal tempo e nel tempo, t’invade la sensazione di essere solo al mondo!…

Dopo un lungo tratto con continue difficoltà nel primo pomeriggio siamo alla passerella, da dove diparte l’unico sentiero d’uscita che porta al rifugio della Maline, uno splendido posto, continuiamo, le ore che abbiamo a disposizione ci possono bastare per scendere il successivo e difficile tratto del fiume. Per il momento c’è da decidere sulla prossima rapida che, con 30 metri cubi d’acqua che spingono, è di grande difficoltà, studiamo il percorso da terra, non bisogna sbagliare…insidiosi sifoni gonfi d’acqua sembrano grandi bocche ansimanti pronte a risucchiarti .verdon 3

Decido di tentare per primo mentre i miei compagni si dispongono come possono per un eventuale intervento di soccorso, il cuore batte forte, la paura aumenta…cerco di non perdere la concentrazione, di ricordarmi il percorso, la linea da seguire anche se sarò travolto da una massa d’acqua; con decisi colpi di pagaia entro in acqua con la mia fedele canoa, scivolo veloce fra le rocce, la rapida è feroce, un grosso “buco d’acqua” mi ingoia, sento tutta la forza sul mio corpo, pochi attimi e sono nuovamente a cavallo di grosse onde, mantengo il controllo è il momento decisivo, riempio i polmoni, una remata energica e la punta della canoa segue esattamente il percorso, danza fra grossi massi calcarei franati dalle pareti in tempi remoti in acque tumultuose, pochi secondi e sono fuori pericolo, accosto e aspetto i miei compagni.

Siamo stanchi ma la parte che ci aspetta riserva ancora grandi difficoltà. Così uno ad uno superiamo passaggi in cui l’acqua sembra giocare con la roccia e prendersi gioco delle nostre imbarcazioni, che si infilano in un mondo di pietra irreale e infinito, dobbiamo lottare con la forza dell’acqua, le difficoltà, la stanchezza e la continua e logorante tensione.verdon 7

 Ad un certo punto si imbocca una buia grotta, è “l’imbut” uno dei tanti nomi stravaganti assegnati alle rapide o ai passaggi, da qui si esce da un angusto foro dove le canoe e i nostri corpi passano appena, mi ricorda il racconto di Giulio Verne –Viaggio al centro della Terra– in un qual modo anche questo lo è. Qui la forra è veramente inquietante, a una ad una superiamo con eleganza le rapide dai nomi strani e altisonanti, come riportano le carte, poi ad ora ormai tarda e dopo un ultimo passaggio difficile il fiume si quieta di colpo come per magia, come se anche lui fosse stanco, siamo all’ultimo braccio che porta al lago, ce l’abbiamo fatta!…

Siamo d’una felicità indescrivibile, nella prossima mezz’ora possiamo pigramente godere ed immergerci nel paesaggio, il fiume e le sue rapide ora un po’ ci appartengono.verdon 10

La magia del Canyon del Verdon è qualcosa che non dimentichi che ti resta dentro, un invito a tornare e in questi anni, quasi come un profano pellegrinaggio, faccio ritorno nell’incanto, nell’armonia dei paesaggi, ci sono luoghi al mondo che emanano un’energia particolare, l’aspra, selvaggia e inaccessibile gola del Verdon ha celato come in uno scrigno la sua splendida bellezza.

Faccio ritorno nel canyon in canoa e non solo, per arrampicare sulle esposte e strapiombanti pareti di roccia, per l’incantevole dolcezza dei pochi villaggi dai mercati traboccanti di odori provenzali, per l’acquarello dei poderi immersi negli ondulati e profumati campi di lavanda o per percorrere il sentiero che si inoltra nel canyon dedicato a Martel, primo speleologo francese e primo uomo che nel 1905 si inoltrò con tre compagni nel canyon, un sentiero alla portata di tutti che in due giorni di cammino offre visioni irreali , senza pericoli, dello splendido Canyon del Verdon, fiume dal cuore di pietra.

Per saperne di più

Vacanze a Verdon

Verdon in parapendio e canoa

Parco naturale del Verdon

Guida alla regione

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Valerio Gardoni
Giornalista, fotoreporter, inviato, nato a Orzinuovi, Brescia, oggi vive in un cascinale in riva al fiume Oglio. Guida fluviale, istruttore e formatore di canoa, alpinista, viaggia a piedi, in bicicletta, in canoa o kayak. Ha partecipato a molte spedizioni internazionali discendendo fiumi nei cinque continenti. La fotografia è il “suo” mezzo per cogliere la misteriosa essenza della vita. Collabora con Operazione Mato Grosso, Mountain Wilderness, Emergency, AAZ Zanskar.

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