Brescia –  L’umanità fin da subito ha imparato a valorizzare al meglio le risorse che il proprio territorio offre. Nonostante le difficoltà di un ambiente montano, la cultura pastorale in Valle Camonica è sempre stata viva, principalmente come fonte di sostentamento, ma anche come aiuto naturale nel mantenimento del territorio.

Quanto si ragiona di produzione casearia, è più facile pensare a grandi imprese industriali dotate di tecnologie innovative. E ci si scorda di piccoli allevatori che da generazioni rappresentano la colonna portante del mondo agricolo.

Tra le realtà della Valle più longeve, vi è l’azienda agricola di Sandra Mariotti, giunta alla terza generazione: prima di Sandra l’attività era portata avanti da mamma Adele e prima di lei dalla nonna Angela che aveva avviato l’azienda con il marito Giacomo.

Oggi Sandra, assieme al marito Willi, gestisce una delle aziende più moderne della Valle, conferendo il latte prodotto da una settantina di vacche al caseificio sociale Cissva , nato nel 1982 e portavoce delle tradizioni casearie della Valle con i suoi formaggi riconoscibili dalle tipiche forme come la Rosa Camuna, il Casolet, il cuor di Valle o il Silter.

Proprio l’azienda di Sandra, con l’azienda agricola Storni Paolo di Pisogne, ha aderito al progetto MilkyWay cofinanziato nell’ambito dei progetti eco-innovativi dell’Unione Europea.

Un progetto che mira alla riduzione dell’inquinamento ambientale che deriva dalla filiera produttiva legata alla trasformazione del latte.

Il progetto si basa sulla tecnologia MCS brevettata da un’ azienda israeliana ( Afimilk , leader nel settore della gestione computerizzata della mandria e dei sistemi di misurazione del latte) che consente di riconoscere istantaneamente la qualità del latte durante la mungitura e di separare il latte stesso sulla base dell’attitudine alla caseificazione.

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Alcune delle mucche dell’azienda agricola di Sandra Mariotti in Valcamonica

Il sistema MilkyWay consente di ottenere un latte più ricco di componenti favorevoli alla trasformazione in formaggio consentendo di ottenere la stessa quantità di formaggio utilizzando una minore quantità di latte.
Utilizzando un latte “migliore” e in quantità minore, vengono ridotti i consumi energetici e le emissioni legate alla trasformazione del latte stesso.

Il progetto è gestito da un consorzio di 8 partner che coprono tutta la filiera produttiva legata alla trasformazione del latte, dal produttore al caseificio.

Tra i partner strategici c’è anche l’ Università Cattolica, chiamata a ottimizzare la razione alimentare delle bovine, ed esperti in salute e benessere dell’animale.

Il sistema è composto da podometri (contapassi), applicati alla zampa degli animali, che consentono di riconoscere la vacca ogni volta che entra in sala di mungitura. Il sistema computerizzato abbina la postazione di mungitura al numero dell’animale riconosciuto e registra i dati relativi a salute e produzione derivanti dai misuratori elettronici e dell’analizzatore del latte.

Il latte viene analizzato istantaneamente durante la mungitura: un sistema elettronico ne registra i dati e ne valuta le proprietà qualitative e, a seconda di queste ultime, viene indirizzato all’interno di due diversi tank di stoccaggio.

Il sistema riconosce e analizza il latte prodotto da ogni singola vacca gestendo i parametri di “classificazione” sulla base dei valori di qualità che si vogliono ottenere. Se la qualità del latte è ritenuta conforme, un sistema di valvole devierà il latte in un tubo o nell’altro. Il latte viene poi inviato ai singoli task di raffreddamento per lo stoccaggio sino al momento della raccolta.

Il sistema consente agli allevatori di ottenere un latte di qualità più elevata e ai caseifici di risparmiare risorse ed emettere meno inquinanti durante la trasformazione del latte stesso.

Una vita faticosa quella dell’allevatore di montagna, tra malghe e alpeggi, dove si lavora instancabilmente 7 giorni su 7, 365 giorni all’anno feste comprese, con pericoli dietro l’angolo, a volte ingovernabili, che ancora oggi mettono a rischio la vita degli animali e delle persone.

Da alcuni anni Sandra, oltre all’allevamento delle vacche, ha inserito in azienda per incremento del reddito un gruppo di pecore e capre oltre ad asini romagnoli che hanno il compito di falciare i pendii più irti. Inoltre c’è un piccolo laghetto di trote per il sostentamento familiare.

Dalla passione del proprio lavoro, dai valori tramandati da generazioni Sandra trova ancora oggi con l’aiuto della famiglia la forza per andare avanti , nonostante la diminuzione delle aziende soprattutto bovine in Valle Camonica continui da decenni , augurandosi che la sua azienda possa avere anche una quarta generazione, ancora una volta in mano a donne: le sue piccole Miriam e Sabrina.